Dalla rassegna stampa Cinema

I comunisti mangiavano i bambini?

… Richter entra in scena come sospettato: è omosessuale, gli piacciono i ragazzini…

I lettori dell´Unità hanno un privilegio – o una maledizione, fate voi: hanno saputo di Evilenko, il film di David Grieco da oggi nei cinema, prima di chiunque altro. Da quando l´autore, nostro ex redattore, scrisse per il giornale i suoi primi reportage da Rostov, dove si era fiondato per assistere al processo di Andrej Romanovic Cikatilo. Altrimenti noto come «il mostro di Rostov», era costui un ex insegnante, iscritto al Pcus, che aveva stuprato, ucciso e divorato 55 fra bambini e ragazzine. Grieco si è portato dentro questa storia per più di dieci anni.

Ci ha scritto un romanzo, Il comunista che mangiava i bambini, da domani acquistabile in edicola con il nostro giornale; e infine ne ha tratto un film. Cikatilo è divenuto Evilenko, personaggio di fantasia estremamente simile all´originale: lo interpreta uno straordinario Malcolm McDowell, il grande attore inglese di Arancia meccanica; il neozelandese Marton Csokas è invece il magistrato sovietico Vadim Lesiev, che gli dà la caccia, e l´altro inglese Ronald Pickup (lo ricordate? Era Giuseppe Verdi in un vecchio sceneggiato tv) è lo psicoanalista Aron Richter, ebreo e gay, che per primo definisce la «malattia» del serial-killer ed è costretto a partire dall´Abc per spiegare a Lesiev, comunista tutto d´un pezzo, cos´è la schizofrenia.

Grieco ha fatto un film su due gemelli (o forse, un padre e un figlio) che si danno la caccia: due «apparatciki», due uomini-Pcus entrambi in crisi perché la vecchia Unione Sovietica sta cadendo in pezzi (il film si svolge a cavallo tra anni ´80 e ´90, in piena perestrojka). Ed è curioso come, fra questi due russi così russi che più russi non si può, spetti allo psicoanalista ebreo il ruolo di reagente chimico, di nostro «inviato» nel regno dell´orrore. Richter entra in scena come sospettato: è omosessuale, gli piacciono i ragazzini, chi meglio di lui nella parte del «mostro»? Lesiev, che ha cervello, capisce però che quell´uomo può aiutarlo.

E infatti è lui a individuare Evilenko, dopo che la polizia l´aveva addirittura arrestato senza però capirne la pericolosità. Solo che lui (come noi?) non vuole giustiziarlo: vorrebbe studiarlo, perché – parole sue – nella nuova Urss sta per scoppiare una grande epidemia, ed Evilenko è il virus. Non aspettatevi né un film di effettacci sanguinolenti, né la normale dinamica da «caccia al serial-killer» tipica dei film americani (che c´è, e a qualcuno ricorderà. Il silenzio degli innocenti, ma è del tutto sotto traccia).

Quello che a Grieco interessa, è fotografare Cikatilo-Evilenko sullo sfondo di un paese: l´ex Unione Sovietica. L´impazzimento del killer è l´impazzimento di un sistema politico e sociale, di un pezzo di storia. Ovviamente Evilenko è pazzo: ma che dire della giustizia che alla fine lo condanna a morte proprio in quanto «sano di mente», perché nell´Urss staliniana e post-staliniana la malattia mentale non è prevista dai piani quinquennali e, come dice Richter, i manicomi sono stati usati per rinchiudere i dissidenti, cioè gli unici sani? Siamo quasi sicuri che un film del genere vi interesserà, e parecchio.

A questo punto vorrete solo sapere com´è. Sappiate che è bello. Ben girato, benissimo interpretato, con apporti tecnici notevoli (in primis la fotografia di Fabio Zamarion e la musica di Angelo Badalamenti). Sappiate anche che non se ne esce allegri. Non si vedono gli omicidi, ma ahimè si intuiscono benissimo. Più che suspence, c´è angoscia, densa come il fango delle periferie russe quando piove.

È una storia terribile che non regala una vera catarsi (come succederebbe in un film americano), ma ci lascia alle prese con i nostri più cupi interrogativi. Ai quali Grieco tenta di dare qualche risposta, ma il film funziona ancor meglio quando i punti di domanda rimangono tali. Per esempio: Cikatilo, quello vero, è stato giustiziato o venduto (vivo) ad uno degli istituti scientifici occidentali che avevano offerto molti soldi al governo sovietico pur di mettere le mani su un simile «esemplare»? Il «mostro» è morto o vivo? E siamo sicuri di volerlo sapere?

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