Dalla rassegna stampa Cinema

OBIETTIVO INDISCRETO

Due DVD diversi accomunati dallo sguardo fotografico: in “Ma vrai vie à Rouen” la videocronaca di un adolescente alla scoperta del sesso, in “Beefcake” i primordi dell’omopornografia.

E’ singolare che la Dolmen Video abbia pubblicato poche settimane fa contemporaneamente due titoli in DVD che, seppur profondamente diversi, si concentrano entrambi sulla passione con cui un gay utilizza la cinepresa o la macchina fotografica. Nel francese “Ma vrai vie à Rouen”, un adolescente si diverte a documentare la propria vita grazie alla videocamera ricevuta in regalo; in “Beefcake” seguiamo le peripezie di Bob Mizer, il fotografo californiano che negli anni ’50 rivoluzionò la visione della nudità maschile, sganciandola dalle rigide norme della censura.

Registi della prima pellicola sono Olivier Ducastel e Jacques Martineau, autori anche di “Drole de Felix” che vinse il Festival del Cinema Gaylesbico di Milano nel 2001 (anche “Ma vrai vie” è stato presentato a Milano, nell’edizione scorsa). La soluzione scelta per addentrarsi nel delicato, incerto e pericoloso mondo interiore del giovanissimo Etienne, è quella di presentare il materiale da lui stesso girato. Il film, quindi, ha il sapore dell’immagine amatoriale, ma non mancano inquadrature di suggestiva incisività, persino poetiche, che compongono i tanti momenti diversi della vita di Etienne. Il ragazzo abita in casa con la madre (il padre, o, meglio, patrigno, è morto) e vede spesso la nonna. Frequenta un liceo, insieme con l’inseparabile amico Ludo, che chiama subito a partecipare al suo “documentario” sottoponendolo ad imbarazzanti domande sulla sua vita sessuale. Tra i suoi insegnanti, uno è scelto ossessivamente come protagonista delle riprese di Etienne, che lo segue e lo spia con la sua videocamera, finché non diventa proprio lui il nuovo compagno della madre. Qui seguiamo l’evolversi del rapporto fra i due: l’uomo si accorge dell’attenzione che il ragazzo gli rivolge, fino a una sera in cui, ubriaco, inscena quasi uno spogliarello davanti alla telecamera per provocare il povero Etienne. “Accidentalmente” qualche tempo dopo, Etienne lo spingerà giù dalla scogliera, sfiorando una tragedia.

Nell’insistenza delle immagini su questo e altri soggetti maschili, nel rapporto intenso ma incompleto che lo lega all’amico Ludo, lo spettatore legge in Etienne una difficoltà relativa alla propria sessualità, mai dichiarata o manifestata esplicitamente, ma capace di erodere sottilmente la serenità del ragazzo. In ciò, il film presenta bene l’inafferrabilità che contraddistingue le problematiche dell’adolescenza, sempre in movimento e indefinibili, ma causa di profondi disagi nei ragazzi. Solo alla fine del film, dopo quello che sembrerebbe essere un tentativo di suicidio sventato, Etienne troverà il ragazzo che lo inizierà all’amore.

Se nel DVD francese l’omosessualità è appena accennata, in “Beefcake” è esibita attraverso i corpi muscolosi dei modelli delle riviste di cultura fisica degli anni ’50. A quei tempi in America, la nudità era fuorilegge: le foto di nudi maschili erano quasi introvabili, se non in circuiti particolari, e persino la fotografia artistica non osava avvicinarsi ad un soggetto così scandaloso. Il primo che fece questo passo fu Bob Mizer, che mise su l’AMG, una sorta di agenzia per modelli, pubblicando anche una rivista, “Physique Pictorial”, che conteneva le immagini di giovani maschi in slip e la loro descrizione. I lettori potevano poi acquistare le foto di un particolare modello per posta: si trattava di nudi integrali ai quali veniva aggiunta, per aggirare i controlli postali, una copertura con inchiostro simpatico nei punti strategici, copertura che poteva essere facilmente rimossa dal destinatario per godere appieno della bellezza del ragazzo ritratto. Lo stratagemma non impedì che la polizia mettesse gli occhi sull’attività di Mizer, che fu più volte arrestato e processato per oscenità. Anche in conseguenza di questi processi, si giunse qualche anno dopo ad una storica sentenza della Corte Suprema americana che affermò che il nudo maschile non era di per sé osceno.

“Beefcake” è un ritratto della vita, dell’attività e delle vicende processuali di Bob Mizer, dei suoi modelli e delle persone che lo hanno conosciuto: a scene documentaristiche, con materiale d’epoca e interviste ai suoi collaboratori, si alternano ricostruzioni perfette – soprattutto nella somiglianza degli attori con i modelli originali – di quanto si svolgeva negli studios della AMG, dove giovani appena giunti nella metropoli e reclutati dallo stesso Mizer, bivaccavano nudi a giornate, facevano sesso tra loro, nuotavano in piscina, posavano e giravano i primi video erotici con soli uomini.

Il film restituisce alla perfezione l’atmosfera di quei tempi, nonostante la struttura della sceneggiatura sia discontinua: il regista Thom Fitzgerald ci presenta, tra gli intervistati, anche il mitico Joe Dallesandro (foto), ormai più che maturo, mentre ricorda la propria carriera, le marchette e l’adorazione dei fan, ci fa entrare nelle dinamiche di quella che può essere considerata la prima casa di produzione di materiale omoerotico per uomini d’America, e ci fa seguire i processi, le testimonianze, i dibattiti intorno allo “sdoganamento” della nudità maschile. Un documento imperdibile, reso gradevole anche dalla bellezza genuina, ancora non contaminata da steroidi e amminoacidi, dei giovani che esibivano i loro bicipiti sulle pagine delle storiche riviste dell’epoca.

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