Dalla rassegna stampa Cinema

La donna della domenica

…Non è infatti difficile accostarsi con superficialità a un testo come La donna della domenica, rimanendo vittime di quel vizio tanto studiato dagli stessi Fruttero & Lucentini: il luogo comune…

La fortuna di pubblico del film La donna della domenica fu grande fin dal 1975, e rimangono misteriose le circostanze per cui non fu subito prodotto in videocassetta. Ciò ne rende molto difficile il reperimento per chi volesse ristudiarlo, poiché oggi esiste una sola edizione “ufficiale” del film, quasi introvabile, prodotta dalla Immagine e un’edizione Polygram, distribuita in edicola nella collezione “Marcello Mastroianni”.

Nonostante il successo di pubblico non tutta la critica perdonò a un autore come Comencini d’essersi concesso a un film, ancora una volta, “di genere”. Non è infatti difficile accostarsi con superficialità a un testo come La donna della domenica, rimanendo vittime di quel vizio tanto studiato dagli stessi Fruttero & Lucentini: il luogo comune. E lo stesso vale per la sua trasposizione che oltretutto concedeva qualcosa in più all’allora dilagante genere della commedia pruriginosa, realizzandone una variazione in giallo. Ma bisogna considerare come La donna della domenica sia uscito per Mondadori prima nella collana “Varia di letteratura” e poi in quella “Classici Moderni”, e non tra i gialli; e come il romanzo sia divenuto popolare anche in Francia e in Germania (dove fu tradotto subito dopo la sua pubblicazione) e in una ventina d’altri paesi, pur proponendo dei personaggi e una vicenda tipicamente italiani, anzi torinesi; e come non abbia avuto solo una fortuna passeggera, continuando ad essere letto e citato in quelli che potremmo definire periodi diversi della storia della letteratura italiana e della storia italiana tout court.

Comencini trovò indubbiamente più d’uno spunto di suo gradimento nel romanzo di Fruttero & Lucentini. Le sue opere precedenti erano state infatti un’alternanza tra la pura commedia e la riflessione amara sull’alta borghesia e sul potere del danaro, come ne Lo scopone scientifico del 1972, e in Mio Dio, come sono caduta in basso del 1974, dove criticava il prevalere di una condotta estetica su quella morale: più o meno lo stesso difetto di Anna Carla/Bisset e Massimo/Trintignant ne La donna della domenica. La scelta di mettere in scena una vicenda poliziesca senza rinunciare alla propria vena comica va anche ricondotta a una tendenza nascente in quel periodo. Secondo Cristina Bragaglia il primo giallo d’autore ispiratore di molte pellicole successive sarebbe Il commissario Pepe di Ettore Scola, dove “il soggetto giallo è la struttura su cui innestare un’accusa all’ipocrita società veneta”. Il film del 1969 ebbe probabilmente un ruolo importante sia nello sdoganare il genere sia nell’indicarne una via che si intrecciava con quella della commedia di costume, e infatti un censore serio come Morandini gli rimprovera un’aneddotica “fin troppo colorita”. Bisogna anche ricordare che esattamente dieci anni prima Pietro Germi era riuscito in Un maledetto imbroglio a trasporre sullo schermo il “Pasticciaccio” di Gadda, un modello sicuramente di riferimento per Fruttero & Lucentini, e forse anche per Comencini, ma soprattutto un’enorme eccezione che confermava la regola di un genere non ancora sfruttato.

Comencini, regista che aveva esordito come neorealista, dedicandosi poi alla più autentica commedia all’italiana, si era cimentato nel genere poliziesco solo due volte prima del 1975, con i film Il commissario del 1962 (scritto già con l’aiuto di Age e Scarpelli) e Delitto d’amore del 1974. È proprio in quel periodo di declino dello “spaghetti Western” che il poliziesco, dai toni quanto più possibile scabrosi, stava riscuotendo grandi successi ed era quindi uno dei generi più sfruttati: naturalmente La donna della domenica ne sarà solo una variante, conservando l’eleganza dell’azione e la fedeltà all’originale letterario, e riuscendo con abilità a fondere la tradizione della commedia brillante all’italiana col giallo pungente e dal ritmo assillante di film quali Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto del 1970, con cui condivide l’apporto della colonna sonora di Morricone. Insieme a Comencini, i veri artefici dell’adattamento del romanzo furono Age e Scarpelli autori in grado di firmare sceneggiature per la quasi totalità delle migliori commedie del cinema italiano dirette da Monicelli, Risi, Scola, Germi, Pietrangeli e Comencini e anche di districarsi con abilità nella ragnatela di giochi linguistici e personaggi di Fruttero & Lucentini.

Nonostante l’indubbia qualità di costruzione e di fattura del loro lavoro i critici, italiani e francesi, non furono sempre tenerissimi nei confronti della pellicola, rimproverandole una certa leggerezza e una frenata e poco incisiva forza critica di tipo sociale: in verità il tentativo di fondere giallo e commedia e critica sociale risulta ben riuscito, quasi quanto nel libro, ed è inevitabile che di tale maniera rimanga nella pellicola una visibile oscillazione tra il voler incontrare il più possibile i gusti del pubblico e il voler evitare che qualsiasi personaggio risulti simpatico fino in fondo o immune da ipocrisie. Molti recensori hanno notato come il distacco critico, “l’understatement”, che Comencini mantiene in molti passaggi, sia viziato dai toni da commedia troppo rumorosa di altri. Alcuni critici hanno stigmatizzato l’ironia del film rivolta più al costume che alla società, e parlato addirittura di “pittoresco” deprecando il troppo frequente “ricorso al colpo basso della parolaccia” e al dialetto. Gli autori dell’adattamento cinematografico decisero infatti di moltiplicare i vernacoli parlati nel film, forse influenzati dal veneto della citata opera di Scola, e dall’interesse per il dialetto che Comencini scrisse d’aver sempre avuto da quando, dopo il fascismo, fu possibile ritornare a parlarlo e filmarlo.

Comunque sia il film resta amatissimo in particolare dai torinesi, anche se li presenta come snob o travet, dando molto spazio a poliziotti siciliani, meridionali clienti di bar, domestici sardi e al romano Commissario Santamaria. E la ragione di questo particolare attaccamento per La donna della domenica sta probabilmente nella capacità che libro e film ebbero di raccontare Torino e le sue trasformazioni, rivelandole anche agli occhi di chi le viveva in prima persona, tanto che ora la città sceglie di rappresentarsi proprio attraverso di essi.

da cinema.supereva.it

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