Dalla rassegna stampa Cinema

cinema Usa: belli e dannati all'ombra del college

…racconto che è comprensivo di omosessualità, suicidi per amore, malesseri e malanni, insegnanti che chiedono e ottengono favori sessuali…

Studenti e studentesse di un college americano si autoritraggono nelle «Regole dell’attrazione», album di una generazione imbelle che tra sesso, alcol e droga trascorre un tempo che sembra immobile ed è certamente perduto. Come lo sono i personaggi della commedia di Roger Avary, non solo destrutturata narrativamente – il regista è stato sceneggiatore di «Pulp fiction» di Quentin Tarantino – ma che non esita ad utilizzare le risorse del cinema per fare procedere a ritroso la pellicola in modo da ritrovarsi al punto di partenza. Non è un’invenzione, ma si combina con altri vezzi del cinema, come lo schermo diviso in due di più convenzionali pellicole con i personaggi, lei su una metà dell’immagine, lui sull’altra che procedono in parallelo, ma che qui convergono con ambizioni virtuosistiche, espresse invece nell’inclusive tour europeo di uno studente, una sintesi vertiginosa e assai poco virtuosa di un viaggio da una capitale all’altra che forma il capitolo più riuscito di un film che recupera anche la desueta parola «fine» sovrascritta alla conclusione in funzione del suo proprio racconto che è comprensivo di omosessualità, suicidi per amore, malesseri e malanni, insegnanti che chiedono e ottengono favori sessuali, pazzi armati e posti di pronto soccorso demenziali in un’atmosfera di promiscuità che resta la cifra costante delle «Regole dell’attrazione». L’impressione a tratti è quello di (ri)vedere un film degli anni ’80 con frotte di studenti assatanati e perdigiorno; ma qualcosa almeno nello stile, ora frenetico ora abulico, è cambiato per i belli e dannati del sarcastico film di Avary. Le regole dell’attrazione di R. Avary.

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