Dalla rassegna stampa Cinema

UNA SERIE CULT DAGLI USA

…Il figlio gay David (Michael C. Hall), da sempre al fianco del padre nell’attività funeraria, non riesce più a nascondere la sua passione per un poliziotto di colore…

Roma. «Six feet under», sei piedi sottoterra. La distanza che separa la vita dalla morte. Ma anche da un mare di risate e humour nero. Si presenta così la nuova serie cult di Italia 1 in onda da stasera ogni mercoledì alle 22,50.
Protagonista di «Six feet under» è la famiglia Fisher, titolare di un’agenzia di pompe funebri, che in America e in Inghilterra ha già la sua nutritissima schiera di fan. Il serial è ideato, prodotto e diretto da Alan Ball, lo sceneggiatore premio Oscar per «American Beauty». E dal film di culto del 1999 il telefilm mutua i tratti da black comedy, amplificandoli nella saga familiare che analizza la vita attraverso la morte.
Ai Fisher, soprannominati in patria «gli Addams del 2000», la morte ha sempre dato da vivere: il patriarca Nathaniel (Richard Jenkins) gestisce da decadi l’impresa di pompe funebri di famiglia a Los Angeles. Ma alla vigilia di Natale proprio lui muore in un incidente stradale rocambolesco quando un autobus travolge a un incrocio un carro funebre. Per la famiglia iniziano mille problemi. Il figlio gay David (Michael C. Hall), da sempre al fianco del padre nell’attività funeraria, non riesce più a nascondere la sua passione per un poliziotto di colore; Ruth (Frances Conroy), la moglie di Nathaniel, è afflitta dal senso di colpa per aver tradito il marito e non averglielo detto; la figlia ribelle Claire (Lauren Ambrose) cerca di tornare in sé dopo una mitragliata di spinelli; il terzo figlio Nate (Peter Krause) è apparentemente quello più freddo ed equilibrato, ma questo non gli impedisce di avere un rapporto intimo con una passeggera del suo stesso volo in un ripostiglio dell’aeroporto.
Tra rimorsi, incomprensioni, crisi isteriche e follie, i Fisher sembrano conoscere il mondo degli affetti solo fuori dalle mura domestiche. Ma figure altrettanto fondamentali risultano Federico Diaz (Freddy Rodriguez), il rifinitore di cadaveri che li prepara come se dovessero andare a una cena di gala; Billy Chenowith (Jeremy Sisto), il fratello di Brenda perennemente depresso e geloso di Nat, così come schizofrenici si dimostrano i genitori, la psichiatra Margaret (Joanna Cassidy) e il marito Bernard (Robert Foxworth).
Aperto in ogni puntata da un decesso quasi sempre singolare, il serial che ha vinto 7 Emmy Awards e 2 Golden Globes, sventaglia immagini di lapidi, corvi neri, fiori che appassiscono, barelle che conducono i cadaveri verso la luce eterna, cartellini di riconoscimento appesi alle dita dei piedi e tamponi che coprono i segni mortali. Nella puntata-pilota alcuni spot promuovono le ultime novità del mercato funebre: dalla vettura extralusso che promette classe e comfort per l’ultimo viaggio, alla presentazione dell’ultimo modello dell’urna porta-ceneri, usata a mo’ di saliera da un gruppo di sexy-ballerine scatenate.
Insomma, una saga tra il macabro e il sarcastico nata però da una tragedia personale accaduta all’ideatore Alan Ball quando aveva 13 anni. «Stavo andando alla lezione di piano con mia sorella – ha raccontato – quando una macchina che non aveva rispettato uno stop ha colpito Mary Ann, uccidendola sul colpo. Da quel giorno la mia vita è divisa in due: quella prima dell’incidente e quella dopo. Ogni volta che qualcosa finisce, sia essa una vita, una partenza o una relazione, mi sento come in lutto. Ho un grande rispetto per la morte, tuttavia penso che non dobbiamo vivere con il terrore di essa, fa parte della vita. La serie è un modo per esorcizzare questa paura. Quello che volevo mostrare era come reagisce un gruppo di protagonisti che ha a che fare con la morte tutti i giorni».

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