Dalla rassegna stampa Cinema

Le regole dell'attrazione

…Giovani nullafacenti, droghe e alcol in quantità, sesso: il manifesto originale del film mostrava due coniglietti di peluche in pose da kamasutra…

Uno che ha scritto “Pulp Fiction” con Quentin Tarantino qualche talento lo possiede. Poi magari lo spende male, lo spreca, si lascia traviare dalla voglia di diventare regista in proprio. Nel 1993, Roger Avary aveva diretto “Killing Zoe”, con Eric Stoltz e Julie Delpy. La peggio organizzata rapina in banca mai vista, perpetrata da uno scassinatore Usa e da un eroinomane parigino, che non solo non hanno un piano, ma la sera non si preoccupano di andare a letto a un’ora decente, e di non riempirsi di schifezze allucinogene. Come se non bastasse, tra gli ostaggi c’è la ragazza che uno ha conosciuto la sera prima, innamorandosi perdutamente. Finisce in strage. Due anni dopo, in “Mr. Stitch” aveva fabbricato una creatura da Frankenstein. Un mostro fatto di 88 pezzi diversi, progettato per uccidere, privo di nome, senza sesso e senza razza. Lui però si battezza da solo, ficca il naso nella Bibbia e non se ne stacca più. Avary numero tre parte da un libro di Bret Easton Ellis. Come l’Avary numero quattro, in lavorazione: sarà tratto da “Glamorama”, 500 pagine di marche, esplosivo messo negli zainetti di Prada per far saltare il sartriano Café Flore (speriamo in bene). “Le regole dell’attrazione” è uguale agli altri libri dello scrittore che dopo “American Psycho” ricevette, per intimidazione, mazze da baseball ricoperte di chiodi. Giovani nullafacenti, droghe e alcol in quantità, sesso: il manifesto originale del film mostrava due coniglietti di peluche in pose da kamasutra. Niente di originale. La pellicola che va all’indietro e tutto torna al punto di partenza, per esempio. Oppure i personaggi presentati a uno a uno con voce fuori campo, che passa in rassegna i pochi tratti salienti, e nome in sovrimpressione. Quando lo fa Jean- Pierre Jeunet nel “Favoloso mondo di Amélie” lo accusano di infantilismo. Quando lo fa un regista di culto diventa segno di spietatezza, presa diretta sul deserto dei giovani. Gente che va, gente che viene: tutti senza scopo. In un campus del New England e non più al Grand Hotel di Berlino

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