Dalla rassegna stampa Cinema

I giovani Werther dell’edonismo reaganiano

«Le regole dell’attrazione» di Avary, sceneggiatore di Tarantino, racconta l’infelicità di un college anni 80

Tornano gli studenti edonisti del college secondo la poetica esistenziale del minimalista Bret Easton Ellis, autore del romanzo dell’87 cui si è ispirato Roger Avary per Le regole del l’attrazione. Il regista del celebrato Killing Zoe e sceneggiatore di Pulp fic tion , racconta con sguardo impietoso e morale questi young Wer ther reaganiani, con una gran voglia d’amore, la maglietta di masturbation is not a crime e l’infelicità a portata di mano. Ragazzi che praticano una vita spericolata tra sesso, droga, suicidi e rock ’n roll, fra professori che interrogano le ragazze in orale, pusher vicini al campus e genitori borghesi pietrificati (irriconoscibile Dunaway, apparizione cult). Sembrava che sull’argomento, fra American pie ed Elephant , si fosse detto tutto, ma questo film è invece una bella sorpresa. Dividendo e moltiplicando gli spazi dello schermo, svolgendo e riavvolgendo il tempo, raccontando l’Europa vista da uno yankee in 10 minuti, l’autore ci presenta il bellone del college, per cui si strugge anche un gay, che finisce per avere anch’egli qualche incidente di cuore. Satirico sugli affetti che non vanno mai in buca, divertente da consumare al pop corn, Avery rimanda liberamente alla Regola del gioco di Renoir ed anche alle Relazioni pe ri colose . Recitato in stretta aderenza psicosomatica, il film è una considerazione su amori&disamori, illusioni&delusioni: lo tradisce il finale suggestivo e tronco, ma è da vedere, da pensare: cita perfino, Eyes wide shut , l’orgia di Kubrick.

LE REGOLE DELL’ATTRAZIONE di Roger Avary
Con James Van Der Beek, Shannyn Sossamon, J. Biel
Maurizio Porro

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