Dalla rassegna stampa Cinema

Pedro Almodovar - Il cuore di tenebra del desiderio

…I due bambini si innamorano di un amore tenero ed emozionante, il prete direttore si invaghisce di uno dei due, Ignazio, e caccia l´altro dalla scuola per avere campo libero nel suo sopruso nel suo amore cattivo…

Abbiamo visto a Madrid il nuovo film del regista spagnolo, “La mala educacion””, che il 12 maggio aprirà il festival di Cannes

ANNUNCIATO come una storia autobiografica sui preti pedofili nella Spagna Anni 60, dunque temutissimo dalla Chiesa cattolica, qui in Spagna perfino più invadente e opprimente che in Italia, il nuovo film di Pedro Almodòvar è un noir melodrammatico e struggente che farà impazzire di gioia coloro (moltissimi) che lo adorano come un guru e che farà uscire dalle sale quelli (meno) che lo considerano un Muccino gay superficiale e didascalico, un giovane invecchiato dalla Movida. Accolto, forse con qualche esagerazione, dai critici suoi conterranei come «uno dei primi tre film del cinema moderno» spagnolo La mala educacion, La cattiva educazione inaugurerà il prossimo Festival di Cannes per la soddisfazione dell´appesantito ma entusiasta regista che, in scarpe bianche e completo nero, racconta ai giornalisti accorsi a centinaia all´anteprima di aver impiegato dieci anni a concepirlo e altri dieci a scriverlo.
La storia racconta trent´anni di Spagna – i ’60 oscuri della repressione, i ’70 nervosi di attesa e di speranza, gli ’80 colorati di libertà – ed è autobiografica in un senso ampio, dal momento che «tutto quel che non è autobiografia è plagio». «Se volete sapere se ho mai subito violenza da un prete la risposta è no: non io, ma vicino a me è successo. Ho vissuto tre anni da interno e tre da esterno nelle scuole dei salesiani e dei francescani. Allora vivevo nel cuore della Mancha, sono nato a Calzada de Calatrava provincia di Ciudad Real. Erano cose che tutti sapevano, nelle scuole e nei paesi. Erano cose del resto su cui tutti tacevano. Da pochi mesi sono usciti dagli archivi vaticani i fogli che provano che Giovanni XXIII, il papa buono grassoccio e simpatico, abbia firmato un documento in cui minacciava di scomunica i preti e le famiglie delle vittime che avessero denunciato gli abusi».
Da qui, dunque, si parte. Ma è appunto solo l´inizio, un lungo flashback da cui si dipana la vicenda dei tre protagonisti: due bambini, Ignazio e Enrico, interni nel collegio di cui è direttore e professore di letteratura Padre Manolo. Sono gli anni Sessanta. I due bambini si innamorano di un amore tenero ed emozionante, il prete direttore si invaghisce di uno dei due, Ignazio, e caccia l´altro dalla scuola per avere campo libero nel suo sopruso nel suo amore cattivo. I tre si ritrovano negli anni Settanta poi di nuovo negli Ottanta, adulti ormai gli uni, quasi vecchio l´altro: Enrique è un regista di successo che sta cercando ispirazione per un nuovo film. Nelle scene iniziali del film lo si vede che legge e ritaglia un articolo di giornale: nello zoo di Taiwan una donna si lancia in una vasca di coccodrilli e ne abbraccia uno senza emettere un gemito mentre gli altri la divorano. Suona alla porta in quel momento uno sconosciuto: dice di essere Ignazio, il suo vecchio compagno di scuola. Gli ha portato un racconto basato sulla loro infanzia gli chiede di farne un film, e di dargli una parte. Enrique lo congeda turbato, dovrebbe essere costui il suo antico amore ma non lo ha riconosciuto: indaga e scopre che si tratta di un impostore, che il vero Ignazio è morto. Affascinato dallo sconosciuto, l´irresistibile Gael Garcia Bernal (il messicano dagli occhi blu di Amores Perros e di Y tu mamà tambien), Enrique decide di fare il film, gli dà la parte e se ne innamora. Diventano amanti, sulla scena compare un uomo in età: è il vecchio padre Manolo sotto mentite spoglie, è diventato un uomo triste e grigio, da sempre e ancora è prigioniero dell´ossessione di Ignazio. Chiede a Enrique, che lo caccia, se non voglia invece sapere chi ha ucciso Ignazio. Enrique si lascia per la seconda volta irretire: ascolta del delitto, precipita nel desiderio, si lascia divorare senza un gemito dalla storia della sua stessa vita proprio come la donna nella vasca dei coccodrilli.
Un film impossibile da raccontare, come è evidente da questo goffo tentativo. Il triangolo triplica, si gira un film dentro il film, le storie si moltiplicano e si confondono come bambole russe, si nascondono una dentro l´altra sono sempre una sola: uomini diventano donne, i personaggi raddoppiano l´identità, restano amanti degli antichi amanti per vendicarsi di loro, si uccidono, si divorano, si amano. Uomini, soprattutto, un film maschile di uomini schiavi della legge del desiderio, titolo di un altro film di Almodovar di cui questo è figlio, «la sola legge per la quale valga la pena di pagare un prezzo, qualunque prezzo». Un film sulla passione che perde e salva chi ha il coraggio di percorrerla. «Di tutti i personaggi mi emoziona Luis, padre Manolo. Ingaggia nella sua vita una partita col desiderio, l´unica possibile. Fra Lolita e James Mason io capisco meglio e sto da sempre dalla parte di Mason: il desiderio è il luogo più scuro del cuore, ma il più limpido e l´unico che ci fa vivi».
Nero come le vesti dei preti tonache di pipistrelli, come le notti dei ragazzi al dormitorio, come i destini dei personaggi il noir di Almodòvar ha la sua femme fatale in Zahara, la versione femminile di Ignazio-Gael Garcia, persino più bello da donna che da uomo. La femme fatale è «una donna cosciente del suo potere di seduzione, ipotesa e perciò incapace di alterarsi, una donna che ha perso gli scrupoli e non sente il bisogno di recuperarli. Per lei il sesso non è fonte di piacere, ma di dolore per gli altri», dice il regista. Sua una delle scene difficili da dimenticare. Prima però si passa per alcune altre: quella dei due bambini che giocano a pallone nel cortile del collegio incrociando il pallone e gli sguardi al principio di tutto, la scoperta del loro amore, con una colonna sonora di organi e cori di chiesa.
«Cantavo in chiesa da bambino – dice Almodòvar – La liturgia cattolica è di una ricchezza spaventosa, mi affascina e mi emoziona. Darei qualunque cosa per ritrovare quei nastri». Quella in cui i bambini scappano di notte dal dormitorio e si chiudono in bagno, padre Manolo li cerca facendo sbattere le porte come fossero un´orchestra. Quella in cui il vecchio innamorato del giovane progetta il delitto come fosse un pegno d´amore nel Museo dei giganti e dei testoni di Valencia, luogo di spettacolare bellezza: «Di cosa ridono queste teste di cartapesta? Ridono di noi, certo ridono di me». Quella, ancora, dei due amanti che si chiudono in un cinema per ammazzare il tempo dopo aver ammazzato un uomo: vedono La bete Humaine e Therese Raquin, fuori sta arrivando un temporale, il vecchio dice al giovane «è come se tutti i film parlassero di noi». Quella, infine, straordinaria, in cui Zahara canta “Quizas” («y yo desesperando, y tu, tu contestando: quizas quizas quizas») vestita con un abito color carne a cui Jean Paul Gaultier ha appicato strass neri sul pube, strass rosa sui capezzoli: la seconda pelle della donna/uomo dal potere fatale, nessuno può avvicinarlo/a senza restarne vittima.
Breve ma centrale la parte di Javier Camara, il Benito di Hable con ella, anche lui vestito da donna e coinvolto in un omaggio a Sara Montiel, splendida attrice anni Sessanta e icona gay. La musica di Alberto Iglesias è di quelle che faranno della colonna sonora un successo. Gael Garcia Bernal, che ha vinto a Venezia il premio Mastroianni come attore giovane con Y tu mamà tambien, è pronto per sedurre Hollywood come già Antonio Banderas. Un altro latino languido crudele e ambiguo perciò desiderabile oltre ogni ragionevolezza. Come la passione pretende, certo.

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