Dalla rassegna stampa Cinema

IL FILM CHE NON CI FANNO VEDERE

S’intitola “L’Einstein del sesso”, di Rosa von Praunheim

Dossier Hirschfeld – Rosa von Praunheim
Un’opera sulla vita del dottor Magnus Hirschfeld
IL FILM CHE NON CI FANNO VEDERE
S’intitola “L’Einstein del sesso”, di Rosa von Praunheim

Tre anni fa uscì un bel film sulla vita di Magnus Hirschfeld, il primo scienziato che studiò l’omosessualità in termini non moralistici. Sottotitolato in italiano, non solo non è apparso nei cinema italiani e non è stato doppiato, ma non circola neppure in videocassetta o dvd. Si tratta di un’imperdonabile penalizzazione contro cui dovrebbe reagire il movimento gay.

“Agenzia Ansa 05 aprile 2000 – CINEMA: STORIE DI OMOSESSUALITA’ AL PRIMO FESTIVAL TEDESCO
ROMA, 5 APR – Storia di omosessualità, tra le otto pellicole presentate, al “Primo Festival del Cinema Tedesco” che si svolgerà a Roma da domani al 10 aprile. Si tratta di “Der Einstein des sex” (L’Einstein del sesso) di Rosa von Praunheim, nome d’arte del regista omosessuale considerato una sorta di enfant terrible del cinema tedesco con al suo attivo già 50 lavori tra cui: “Non è perverso l’omosessuale, ma la situazione in cui vive (1970)”; “Io sono la mia donna” e “Coraggio gay (1998)”. In “L’Einstein del sesso”, von Praunheim racconta la storia del sessuologo Magnus Hirschfeld, omosessuale, ebreo e socialista, fondatore del primo gruppo gay della storia che aprì a Berlino nel 1920 un Istituto per le Ricerche Sessuali – oggetto di apprezzamento in tutto il mondo scientifico – poi distrutto nel 1933 con l’avvento del nazismo.(ANSA)”

Così un testo d’agenzia annunciò, quattro anni fa, l’uscita del film sulla vita di Magnus Hirschfeld. Si tratta certamente di un’opera tra le più importanti mai realizzate da un autore gay, anzi, la più importante in assoluto riguardo la storia del movimento omosessuale e dei relativi diritti civili. La pellicola, sottotitolata in italiano, fu proiettata lo stesso anno nei festival del cinema gay di Torino e Milano. Da allora non se n’è saputo più nulla.
Non è mai uscita nelle sale italiane, non è mai stata nemmeno duplicata. Soltanto Raisat l’ha trasmessa qualche mese fa, quindi ben pochi hanno potuto vederla. Nessuna trasformazione in videocassetta o in Dvd, nessuna possibilità di acquistarla e di portarla a casa almeno per una visione privata. Nessun circolo culturale la chiede, nessun militante ha mai reclamato la sua uscita. La penalizzazione è totale. Eppure, nelle sale di tutta Europa è andata bene, il pubblico, eterosessuale e gay, l’ha gradita, realizzando discreti incassi. In Italia neanche ci provano a doppiarla.
Il film narra la biografia del dottor Magnus Hirschfeld, tedesco, nato nel 1868, uno dei primissimi pionieri della sessuologia in assoluto, discriminato dagli stessi sessuologi perché apertamente gay, eppure così importante per una moderna lettura della sessualità dopo i due millenni oscuri di cristianesimo moralista, in cui si è fatto di tutto per esaltare la mortificazione del corpo. Nel 1908 creò il “Giornale di Sessuologia” e nel 1913 fu tra i fondatori della Società Medica per la Sessuologia ed Eugenetica.
Precorrendo di molto i tempi, Hirschfeld fu il primo a fondare una associazione per i diritti delle persone omosessuali: il “Comitato Scientifico Umanitario”, già nel 1897. L’obiettivo era l’abolizione del famigerato “Paragrafo 175”, la legge tedesca che condannava l’omosessualità come un reato; se si pensa venne modificato soltanto nel 1969 e abolito definitivamente solo nel 1994, si capisce quale lotta coraggiosa Hirschfeld ingaggiò più di cento anni fa.
Nel 1919 aprì il primo Istituto di Sessuologia organizzando il primo congresso scientifico mondiale su questa materia. L’Istituto di Sessuologia (“Institut für Sexualwissenschaft”) fu – nella Germania tra le due guerre – un punto di riferimento non soltanto scientifico ma anche culturale, per la comunità omosessuale di Berlino e del continente. La villa – posta nell’elegante quartiere di Tiergarten – ospitava il Dipartimento di Psicoterapia, il Dipartimento Medicina Sessuale somatica, il Dipartimento di Sessuologia Forense, il consultorio di ginecologia e terapia della coppia, un Archivio di Etnologia Sessuale, gli Uffici della Lega Mondiale per la Riforma Sessuale, una vasta biblioteca con sala di lettura.
Hirschfeld subì attentati a Monaco nel 1920, rimanendo seriamente ferito; successivamente, a Vienna, i nazisti tentarono di ucciderlo.
Riconosciuto dallo Stato nel 1924, l’Istituto si trasformò in fondazione e Hirschfeld venne nominato presidente a vita. L’Istituto ebbe grandissima fama attirando studiosi ed intellettuali tra i quali Felix Abraham, Bernhard Schapiro, Ludwig Levy-Lenz, e Arthur Kronfeld. Fu visitato da André Gide, Margaret Sanger, e Jawaharlal Nehru. Nel 1928, insieme agli psicologi Havelock Ellis e Auguste Forel creò la “Lega Mondiale per la Riforma Sessuale” che tenne tre grandi convegni tra il 1929 ed il 1931. Dal 1930 Hirschfeld tenne una serie di conferenze in diverse città del mondo.

DIDASCALIE CENSURATE
Mentre era ancora in viaggio, il 6 maggio 1933, due mesi dopo la vittoria elettorale di Hitler, una squadraccia di “studenti” nazisti saccheggiò l’Istituto sequestrando i volumi della biblioteca (tra i quali le opere di Freud, Brecht, Werfel, Zweig) e li bruciò pubblicamente quattro giorni dopo in un pubblico falò, rimasto famoso anche per le agghiaccianti fotografie che documentano come, perfino in piena epoca contemporanea, sia possibile ripetere gesti di fanatismo ritenuti tipici d’epoche più arcaiche.
Le immagini del rogo, un barbaro, medievale autodafé trasportato in pieno XX secolo, hanno fatto per decenni il giro del mondo, quasi mai però si è specificato da dove provenivano quei libri incendiati: le discriminazioni contro gli omosessuali sono infatti proseguite a lungo nelle società democratiche anche quando si è trattato di denunciare le persecuzioni più feroci. La villa fu confiscata e adibita a uffici del regime. Hirschfeld – in pericolo sia come ebreo che come omosessuale dichiarato – non poté rientrare in Germania. Morì a Nizza in Francia nel 1935. “Der Einstein des Sex – Leben und Werk des Dr. Magnus Hirschfeld”, racconta appunto la vita di Magnus Hirschfeld, la sua vasta influenza sullo sviluppo politico e scientifico della problematica sessuale in tutto il Nord Europa. Fu soprannominato “l’Einstein del sesso” dai giornalisti americani durante il suo soggiorno a Los Angeles. Tre anni più tardi, Karl Giese, fedele collaboratore e amico di Magnus, si suicidò dopo aver vanamente tentato di impedire la distruzione dell’istituto di sessuologia, ordinata dal regime hitleriano. Nel suo film, Rosa von Praunheim descrive la personalità, tormentata e sensibile, di Magnus Hirschfeld, evocando i numerosi incontri che hanno avuto una notevole influenza tanto sul sull’evoluzione del suo lavoro, tanto sulla sua lotta politica. Si scopre così il suo amore non consumato per il barone von Teschenberg, i lunghi e felici anni passati in compagnia di Karl Giese, le dispute con lo scrittore conservatore e antisemita Adolf Brand, o ancora la presenza del suo amico e “angelo custode”, il travestito Dorchen.

Chi è il regista Rosa von Praunheim

ANCHE L’AUTORE E’ CENSURATO

Autore del film è Holger Mischwitzki, il cui nome d’arte è Rosa von Praunheim, volutamente femminile. Nato nel 1942 a Riga (Lettonia), è nel 1964, durante i suoi studi di pittura all’Accademia delle Belle Arti di Berlino, che prenderà il nome di Rosa von Praunheim, al fine di rendere omaggio a tutte le vittime omosessuali del regime nazista, contemporaneamente ricordando il triangolo rosa nei campi di concentramento. Debutta nel cinema nel 1967 realizzando più progetti d’avanguardia i 16 mm e suer 8; diventa assistente di Gregory Markopoulos e collaboratore di Werner Schroeter (Leopardo d’onore nel 1996 al festival di Locarno). Vivendo fra Berlin, New York e Los Angeles, Rosa è un omosessuale famoso dappertutto meno che in Italia, dove la sua produzione è sempre stata incredibilmente penalizzata in ogni circuito. Rosa von Praunheim, che ha realizzato più di 50 film, è spesso qualificato “l’enfant terrible” del cinema tedesco, soprannome che gli viene attributo già dal 1970, quando esce il suo: “Non gli omosessuali sono perversi, ma la situazione in cui vivono (Nicht der Homosexuelle ist pervers, sondern die Situation in der er lebt)”. Mediante uno stile sobrio e aggressivo, Rosa von Praunheim tratta apertamente la contro-cultura omosessuale, mischiando la fictions al documentario, senza mai ricorrere a un linguaggio abusato. Le sue opere più note all’estero sono soprattutto una trilogia sull’Aids, composta prevalentemente di ritratti umani, e “Io sono la mia donna (Ich bin meine eigene Frau – 1992)”, che evoca un celebre travestito berlinese. Nel 1998 arriva “Schwuler Mut – 100 anni di Gay Liberation”, ma il vero successo di pubblico arriva con “Der Einstein des Sex”, dove torna a occuparsi di storia del movimento omosessuale.
Riguardo quest’ultimo film, Rosa von Praunheim ebbe ad affermare: “Io credo che sia il mio film più convenzionale, dove racconto una storia nel senso più tradizionale del termine, con personaggi accattivanti. Volevo riabilitare la figura di Magnus Hirschfeld, padre storico del movimento omosessuale ed evocare in modo credibile la storia dei relativi diritti all’inizio del secolo. Spero che il mio film contribuirà a ravvivare la memoria Hirschfeld, e che i nazisti, nonostante abbiano fatto di tutto per farcelo dimenticare, non abbiano l’ultima parola”.

Filmografia di Rosa von Praunheim:

1970 – “It’s Not The Homosexual Who Is Perverse, But The Situation In Which He Lives”
1971 – 1976 “Army Lovers” (documentario)
1985 – “A Virus Knows Morals”
1990 – “Aids-Die Trilogie” (doc.)
1992 – “Ich Bin Meine Eigene Frau” (Io sono la mia donna, doc.)
1995 – “Neurosia – Fifty Years Of Perversity”
1996 – “Transsexual Menace” (doc.)
1998 – “Schwuler Mut – 100 Years of Gay Liberation”
1999 – “Der Einstein Des Sex – Leben Und Werk Des Dr. Magnus Hirschfeld” (L’Einstein del sesso – vita e lavoro del Dr. Magnus Hirschfeld).

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