Dalla rassegna stampa Cinema

Pedro nel collegio dei perversi

Sacerdoti pedofili tra i banchi di scuola, amori gay, travestiti omicidi: crudo, provocatorio, in parte autobiografico, esce in Spagna «La mala educación». E consacra un attore messicano.

Preti pedofili in un collegio religioso. Bambini che subiscono violenze fisiche e psicologiche. Ex alunni diventati gay che, da adulti, si vendicano dei loro aguzzini. Per la sua nuova (e quindicesima) storia di ordinaria anormalità, La mala educación, il regista Pedro Almodóvar, geniale e urticante icona del cinema spagnolo, ha deciso di puntare dritto al cuore di un problema spinosissimo e terribile: le perversioni sessuali di alcuni sacerdoti spagnoli nascoste, durante il franchismo, da una cortina di omertà e ipocrisie. «Un film bomba», come ha scritto il giornale El Mundo, che aprirà, fuori concorso, il 57º Festival di Cannes il 12 maggio e arriverà sugli schermi italiani dopo l’estate.

A sottolineare il carattere provocatorio e dirompente della sua nuova pellicola l’inquieto Almodóvar ha invitato alla prima mondiale del film, il 17 marzo a Madrid, nientemeno che il Papa e il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Antonio Rouco Varela. Ambientato nella Spagna franchista, fra Valencia e Madrid, La mala educación ha richiesto ad Almodóvar dieci anni di lavoro solo sulla sceneggiatura, basata sui ricordi del suo passato scolastico in un istituto di salesiani prima e di francescani poi e sulle «profonde ferite» lasciate nell’intimo del regista da quella traumatica esperienza.
Storia molto intima, ricca di spunti autobiografici, La mala educación è un noir perfetto con molte venature melò in cui la classica «femme fatale» viene sostituita da un giovane travestito. «Ho raccontato un triangolo complicato, formato da due alunni e dal direttore del collegio religioso» ha dichiarato l’istrionico regista «le cui storie, come le bambole russe, si nascondono una dentro l’altra pur essendo in realtà una sola». Un film dentro un film, dunque. Con scene gay molto crude che certamente faranno scandalo e un intreccio complesso da districare.

La pellicola prende l’avvio nella Madrid del ’77, proprio quella della mitica movida e della trasgressione tanto cara ad Almodóvar. Qui un giovane regista gay di successo, Enrique (l’attore Fele Martínez), sta cercando l’ispirazione per un nuovo film quando suona alla sua porta Ignacio (Gael García Bernal), un giovane travestito ambiguo e affascinante che si fa chiamare Zahara. Ignacio assomiglia al ragazzino con cui Enrique aveva avuto una storia d’amore ai tempi del collegio, un rapporto reso ancor più scottante dalle avance sessuali che i due avevano subito da Padre Manolo (Daniel Giménez Cacho), il sacerdote direttore della scuola. Quei ricordi scioccanti diventano il materiale incandescente su cui Enrique costruisce il suo film nel film, interpretato dall’alter ego di Ignacio, il travestito Angel.

Ma la vicenda, come accade sempre con Almodóvar, si complica ancora. Ignacio dice di volersi vendicare dei soprusi sessuali subiti in collegio, tra lui e il giovane regista si riaccende la passione (con dovizia di scene calienti), in più riappare in scena Padre Manolo, ormai spretato. L’uomo, che ora si fa chiamare Berenguer, compare all’improvviso nel camerino di Enrique e con uno spiazzante colpo di scena svela che il bell’Ignacio in realtà è il fratello Juan che ne ha preso le sembianze dopo averlo ucciso, in una terribile storia di sesso e droga. Enrique a questo punto è in pericolo e il film si dipana verso un doppio finale a sorpresa.

L’attore che interpreta sia Ignacio che il travestito Angel del «film nel film» di Enrique è Gael García Bernal, 25 anni, messicano, già premio Mastroianni a Venezia per il suo ruolo di Julio, adolescente in crisi ormonale in Y tu mamá tambien del regista Alfonso Cuarón. Il funambolico Gael è abituato alle polemiche e alle parti scabrose, avendo interpretato nel 2002 El crimen del padre Amargo record di incassi in Spagna), storia di un parroco che si innamora di una ragazza, la mette incinta, la costringe ad abortire e, quando lei muore, continua a fare il sacerdote in una zona del Messico dove alcuni sacerdoti corrotti sono in combutta con il narcotraffico.
«Trovo molto attraente Gael sia come uomo che come donna» pare abbia detto Almodóvar mentre il nuovo «Chico Almodóvar», come lo ha già soprannominato la stampa spagnola, pontifica: «La cosa peggiore che potrebbe fare la Chiesa con Pedro e La mala educación è comportarsi ancora una volta come fece con il mio film messicano: negando i problemi».

Ma qual è il significato più profondo di La mala educación per Gael? «Il film afferma che nessuno può imporre né sesso, né rapporti con la forza».
Conferma a Panorama Borja Hermoso, giornalista di El Mundo e, finora, uno dei pochi ad aver già visto il film di Almodóvar: «La mala educación è un film importante, coraggioso, drammatico e attualissimo. E parla di ciò che si è sempre raccontato accadesse nei collegi religiosi durante la dittatura franchista senza il coraggio di denunciarlo». E che accade ancora in tutto il mondo: come dimostrano, purtroppo, le cronache di questi mesi.

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