Dalla rassegna stampa Cinema

Lesbica e assassina così Charlize ha sconvolto Berlino

Theron da l’Oscar per «Monster»

BERLINO «Mi guardavo allo specchio e mi vedevo carina e sognavo di diventare come le donne della tv»: come in molte storie americane, per Lee Wuornos, serial killer lesbica processata per sei omicidi e giustiziata nel 2002, il sogno diventa un incubo. La sua storia è diventata un film, Monster, ieri in concorso a Berlino, che ha fatto guadagnare alla sua sorprendente protagonista, l’ex ragazza Martini Charlize Theron, un Golden Globe e una nomination all’Oscar.
Stuprata da un amico del padre e picchiata dal genitore che non crede ai suoi racconti, la giovane Lee comincia presto a vendere il suo corpo e a disprezzare gli uomini. Prima pochi dollari per fare vedere il seno ai compagni di classe, poi la vera e propria prostituzione. La sua vita è già al capolinea quando, incerta se farsi una birra o spararsi un colpo in testa, sceglie la prima ipotesi e incontra in un bar per gay la giovane Selby (Christina Ricci, bravissima). Per Lee potrebbe essere l’inizio di una nuova vita, ma, tornata a prostituirsi per guadagnare qualche soldo da spendere con Selby è costretta, per legittima difesa, ad uccidere un cliente violento. Per amore di Selby prova a cercare un lavoro normale, ma viene rifiutata da tutti. Tenendo Selby all’oscuro torna a prostituirsi e ad uccidere i suoi clienti, rimanendo a lungo impunita. Ma il tradimento della sua compagna, mandata dai genitori a casa degli zii per «guarire» della sua omosessualità, decreterà la fine del sogno.
Prova d’esordio di Patty Jenkins, già assistente di Allen Ginsberg e regista di spot e video, Monster è un film girato con pochi mezzi e una fotografia «sporca», duro e rigoroso, integralmente affidato alla prova delle due protagoniste. Trasformata da un trucco straordinario e da parecchi chili messi su per il film, Theron ha scommesso su questo ruolo sgradevole di carnefice-vittima per entrare nell’Olimpo degli attori «veri».

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