Dalla rassegna stampa Cinema

Angels in America

… ”Angels in America”, capolavoro televisivo, per ora visto solo negli States…

Ancora una volta le opere più interessanti del cinema americano sembrano uscire principalmente dal tubo catodico e precisamente dalla tv via cavo: é il caso di HBO che ha prodotto ”Angels in America”, capolavoro televisivo, per ora visto solo negli States.

Il 25 gennaio scorso ha conquistato cinque Golden Globe. Si tratta della miniserie della HBO, ”Angels in America” diretta dal veterano Mike Nichols. Il film é prodotto da HBO che ancora una volta dà vita ad un’ opera ad alta definizione (pensate solo a ”I Soprano”), in stile puramente cinematografico. La megaproduzione della durata di sei ore é stata proiettata in anteprima mondiale in alcune sale cinematografiche di Los Angeles, lo scorso dicembre.

Era difficile trasferire un progetto teatrale andato in scena a Broadway nel 1993, in un film per il cinema o la televisione, mantenere la modernità del testo che si svolge a metà degli anni ’80.
Molto è cambiato rispetto a quanto raccontato nell’opera teatrale, nel modo di concepire, da parte della gente, l’Aids o l’omosessualità. Se si pensa ad opere teatrali ambientate nell’Era reganiana sono sicuramente datate e bizzarre. Questo non si può assolutamente dire facendo riferimento ad ”Angels in America”, almeno sul tema dell’omosessualità che è ancora grande oggetto di discussione nella cultura americana.
Il contesto è differente ma l’ambiguità (o l’ostilità) della società americana nei riguardi dell’omosessualità persiste.

Il film, ad ogni modo, parla solo superficialmente di tematiche gay. Piuttosto, tratta di amore, di famiglia, del significato che noi diamo alla morte: temi universali che rendono il contesto contemporaneo.
L’opera originale è adatta al mezzo televisivo perché impiega effetti speciali, sequenze oniriche; e poi regna la magia che nasce dalla presenza di esseri soprannaturali, dalle scene ‘split screen’ spesso simultanee.

Fondamentale per la riuscita del film é anche la bravura degli attori: alcuni, addirittura, interpretano più ruoli, come Meryl Streep che é madre mormona di mezza età, ma è anche un rabbi(uomo) e il fantasma di Ethel Rosemberg.
E ancora la sceneggiatura redatta magistralmente da Tony Kasher, la padronanza del mezzo televisivo da parte del regista che dirige attori del calibro di Al Pacino ed Emma Thomson ma anche esordienti come Justin Kirk e Patrick Wilson, che danno un meraviglioso apporto.
Il film é un po’ realismo e un po’ rappresentazione visionaria di un universo parallelo popolato da angeli e fantasmi. In questo risiede il suo fascino..

E’ il 1985: Dio ha abbandonato il Paradiso; Regan é alla Casa Bianca e l’Aids semina morte. Il Priore Walton (Justin Kirk) confessa a Lou, suo amante da anni, di essere malato. Come la malattia e la solitudine divorano il Priore, così il senso di colpa travolge Lou. Pitt, avvocato mormone e repubblicano lavora presso il Dipartimento di Giustizia grazie alla raccomandazione del faccendiere Cohn (Al Pacino). Pitt e Cohen sono amanti. La moglie di Pitt, Harper (Mary-Louise Parker) si imbottisce di valium per dimenticare un matrimonio senza sesso. Un angelo ( Emma Thomson) invita il Priore ad essere profeta della morte: la madre di Pitt (Meryl Streep) e Belize (Jeffrey Wright) lo aiutano a decidere.
Questi, i protagonisti e l’antefatto.

da televisione.it

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