Dalla rassegna stampa Cinema

La Chatte à deux têtes - Un film di Jacques Nolot

…il film racconta, con tocchi scabrosi e poetici, disturbanti ma anche ricchi d’humour, il triangolo amoroso tra la cassiera del cinema, un uomo di cinquant’anni e il giovane proiezionista…

Presentato a Cannes nella selezione ufficiale Un certain regard, La Chatte à deux têtes è il secondo film, dopo L’Arriere-pays, del regista, attore e sceneggiatore (suo Niente baci sulla bocca di Techiné) Jacques Nolot. Girato in un cinema porno dismesso della periferia di Parigi, il film racconta, con tocchi scabrosi e poetici, disturbanti ma anche ricchi d’humour (il cinema in realtà è lo stesso che ammette di aver frequentato l’autore, il Merri, 18° arrondissement: “un luogo di grande allegria, molto frequentato prima della sua chiusura. Ci andavo anch’io per scrivere. La gente veniva in coppia all’epoca, ora vanno nei club per scambisti”), il triangolo amoroso tra la cassiera del cinema, un uomo di cinquant’anni e il giovane proiezionista.

Diviso anche simbolicamente tra i due ambienti, la cassa “dove si sente il rumore della strada, dove si vedono i volti delle persone” e la sala nel seminterrato “dove al buio ciascuno vive la propria storia, i propri fantasmi o le proprie frustrazioni”, il film mette in scena “come la coreografia di un balletto” e con una macchina da presa mobile e sensuale che sfiora e scivola sui corpi, una piccola comédie humaine, la varia umanità che popolava questi cinema (“uomini di tutte le età, di tutte le nazionalità, di tutte le categorie sociali. Travestiti, omosessuali, eterosessuali, che possono liberarsi delle loro rimozioni. Gli stessi che fuori picchiano i “finocchi” possono venire qui a farsi travestire” – per il regista il titolo illustra “la codardia degli uomini, l’ipocrisia del loro sguardo verso il sesso del travestito”), la solitudine, l’eccitazione della “caccia” e il rifiuto (“che fa anche questa parte del gioco: il mio personaggio, l’uomo di cinquant’anni, dice a un certo punto: Di solito mi sento angosciato, ma stranamente quando arrivo qua mi sento bene”), l’amore e la mancanza d’amore (“c’è una strizzatina d’occhio ironica, la canzone “te quiero, te quiero, l’amor, l’amor”. Molte delle persone che vengono qui soffrono di mancanza d’amore. Non so se lo troveranno, ma bisogna pura andare da qualche parte… E’ questo che dà una dimensione tragica a tutti i personaggi, ed essa è particolarmente forte nell’uomo di cinquant’anni”).

da genderbender.it

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