Dalla rassegna stampa Cinema

Mona Lisa Smile

A trentasei anni appena compiuti, Julia Roberts si conferma una delle grandi figure del cinema soprattutto quando incarna un personaggio combattente come nell’oscarizzato Erin Brockovich. . .

A trentasei anni appena compiuti, Julia Roberts si conferma una delle grandi figure del cinema soprattutto quando incarna un personaggio combattente come nell’oscarizzato Erin Brockovich. Alla stessa schiera appartiene l’immaginaria professoressa di «Mona Lisa Smile». Un film di cui Julia è anche coproduttrice, per cui non ci stupiremmo di sapere che è stata lei a suggerire agli scrittori Lawrence Konner e Mark Rosenthal il nome della protagonista, Katharine, in onore della mitica Hepburn prototipo della donna emancipata. Questa Katharine nell’ottobre 1953 va a insegnare storia dell’arte all’università di Wellesley (Massachussetts), prescelta dagli autori ispirandosi alle memorie di Hillary Clinton che ne fu allieva come altre famose. Un ambiente dove all’indomani della seconda guerra permangono costumi di tipo repressivo e classista. La nuova insegnante si è formata invece nell’atmosfera spregiudicata di Berkeley, (California), dove nel decennio successivo esploderà la contestazione, e fa scandalo promuovendo l’arte contemporanea. Al primo impatto Katharine si trova di fronte una classe di allieve saputelle e arroganti, immerse nella concezione soffocante dello studio come ornamento vagamente superfluo per donne destinate a essere soprattutto mogli e madri. La storia del film è quella dello scontro fra due modi di considerare la condizione femminile. Da una parte seguiamo le vicende familiari e le disavventure matrimonial-sentimentali delle ragazze, dall’altra parte c’è la professoressa che esula dai programmi parlando di Pollock e facendo perfino una lezione sulla pubblicità. Il tutto mentre gestisce la propria vita privata con altrettanta indipendenza. Alla fine dell’anno scolastico, a Katharine viene proposta la conferma a patto di impegnarsi a non uscire dal seminato. Come reagisce a tale richiesta, lo si può immaginare. Però i valori che ha trasmesso hanno suscitato nelle allieve una salutare voglia di novità. Tenuto conto che al cinema è più difficile ricostruire gli anni ’50 che l’impero romano, il lavoro del regista inglese Mike Newell (e degli eccellenti collaboratori, a partire dal costumista Michael Dennison) appare perfetto sul piano dell’ambientazione fra la moda d’epoca, le canzoni e i primi show televisivi. Intorno alla diva Julia prendono risalto altri personaggi femminili: dall’insegnante Marcia Gay Harden, figura di delusa facile all’alcol, alle studentesse Kristen Dunst accanita oppositrice, Julia Stiles e Maggy Gyllenhaal….

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