Dalla rassegna stampa Cinema

Arriva «Angels in America» su Aids, guerre, tolleranza

… le comunità gay di Los Angeles, San Francisco, New York lo hanno eletto a propria bandiera, come i movimenti pacifisti…

Caso tv dell’anno negli Usa
Pacino e Streep nella serie che qui uscirà al cinema

LOS ANGELES – Vanno a ruba negli Stati Uniti i poster di Angels in America , il film per la tv (diretto da Mike Nichols) più atteso dell’anno. Nel manifesto c’è Emma Thompson, molto bella, con le ali, in un cono di luce dorata. Il suo angelo campeggia come un monito nelle città americane, quasi a ricordare che, in tempi di morte e violenza, gli angeli sono connessi alla speranza: vanno alle stelle le vendite via Internet ( www.hbo.com/films/angelsinamerica/communit y/ ) e le comunità gay di Los Angeles, San Francisco, New York lo hanno eletto a propria bandiera, come i movimenti pacifisti.
L’evento televisivo dell’anno andrà in onda negli Usa il giorno 7 e il 14 sull’Home Box Office, la tv via cavo che lo ha prodotto al costo di 60 milioni di dollari. Nel resto del mondo Angels in America si vedrà nei cinema: diviso in due film di tre ore ciascuno farà dal prossimo anno il giro dei Festival europei. Ispirato alla pièce di Tony Kushner, narra dell’epidemia di Aids attraverso le vicende dei suoi protagonisti. E pone questioni religiose, razziali, sessuali e politiche. Non può concorrere agli Oscar (riservati ai debutti nei cinema Usa, non in tv) ma sembra destinato a fare incetta di premi come i Golden Globes (la versione teatrale vinse il Pulitzer, nel ’95 fu alla Biennale Teatro di Venezia) perché ha entusiasmato i giurati, la critica e la stampa alle anteprime (secondo il New York Times «è la miglior trasposizione cinematografica di un lavoro teatrale dai tempi di Un tram che si chiama desiderio di Elia Kazan»).
Angels in America , ambientato a metà degli anni Ottanta, è interpretato da un cast di star – per la prima volta recitano insieme Meryl Streep e Al Pacino – e sembra essere diventato un esame di coscienza collettivo per l’America. Un excursus dall’era reaganiana (in Italia il testo è pubblicato da Ubulibri) presenta una galleria di personaggi appartenenti a minoranze religiose, etniche o sociali (ebrei, mormoni, afroamericani, omosessuali) nonché di visioni allucinatorie in cui tornano i fantasmi dell’era maccartista. In questa sorta di «collettiva sinfonia metropolitana» (così l’autore definì il suo lavoro), la saga epica e intimista intreccia amori e abbandoni, realtà e sogni, discussioni politiche e fantasmi. A esempio lo spettro di Ethel Rosenberg (interpretata dalla Streep, che nel film ha numerosi ruoli, tra cui anche quello di un rabbino) condannata a morte per spionaggio con il marito, torna nelle allucinazioni di Roy Cohn, un avvocato realmente esistito che non ammise mai, neppure vicino alla morte, avvenuta nel 1986, di essere omosessuale e avere l’Aids («Ho il cancro, non una malattia da gay», sibila). Nei panni di Cohn c’è un Al Pacino dimagrito di dieci chili. Una scena in cui tanti angeli sono riuniti è stata girata in Italia, a Roma e a Villa Adriana.
Mentre molti oggi si chiedono come sarà accolto il lavoro in un Paese che, come ai tempi di Reagan, ha un altro presidente conservatore e un amministrazione che rilancia il reaganismo, gli artisti – il regista Mike Nichols, Al Pacino, Meryl Streep ed Emma Thompson – a Hollywood stanno facendo una grande campagna che accende dibattiti nelle università e parla di pace, di guerra, di morte. E lo sostengono con spot e lettere ai giornali. Se il Sunday Times lo definì «una Divina Commedia per un’età laica e tormentata; un terremoto nel teatro, terribile e magnifico», importanti testate (per la prima volta American Cinematographer ha dedicato la copertina a un film tv), hanno già espresso giudizi entusiastici dichiarando che, «finalmente, con Angels in America , la tv, dopo tante soap opera e programmi-scandalo, ritroverà la sua dignità».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.