Dalla rassegna stampa Cinema

Thirteen («Tredici») di Catherine Hardwicke

Le tempeste ormonali hanno sempre sconvolto gli/le adolescenti. Una volta venivano placate facilmente con due schiaffi, talora ripetuti…

Le tempeste ormonali hanno sempre sconvolto gli/le adolescenti. Una volta venivano placate facilmente con due schiaffi, talora ripetuti. Ora quasi più nessuno li dà, lasciando ormoni infervorati miscelarsi alle anfetamine, o peggio. Se sono venuti meno gli schiaffi terapeutici, è perché non ci sono più quelli che dovevano darli. Leggendo certe cronache, il quesito è sempre: dov’era il padre? Nel recente e italiano Caterina va in città di Paolo Virzì, il padre c’è, ma fa più danni che altro; nel nuovo – esce oggi – e americano Thirteen («Tredici», sottinteso anni) di Catherine Hardwicke, il padre non c’è quasi mai, ma, quando c’è, fa più danni che altro. Tutto, in casa, qui si basa su una madre (Holly Hunter anche produttrice) che è talmente impegnata delle tesi del dr. Spock da non pensare nemmeno ai suddetti due schiaffi. Eppure ha davanti una figlia che, se non evoca L’esorcista di Blatty (e poi di Friedkin), evoca almeno Lo strano caso del Dr. Jekyll di Stevenson (e poi di vari altri registi) e Pinocchio di Collodi: diventando amica di una sorta di Lucignolo in gonnella (Nikki Reed), da un giorno all’altro la protagonista passa da verginella in calzettoni a dark lady in perizoma, cosparsa di tagli, tatuaggi e piercing. Caterina va in città è un credibile specchio delle nostra società; Thirteen dev’esserlo della realtà californiana, visto che si basa sulla sceneggiatura di una reale tredicenne, Nikki Reed appunto, e che ha per protagonista la quasi coetanea Evan Rachel Wood. Il Sundance Festival e quello di Locarno l’hanno premiato senza stupire, perché il film è realizzato professionalmente, se non artisticamente. E poi, se la realtà non fosse simile a quella del film, esso sarebbe stato subito bollato come antiamericano, di questi tempi, per il suo mostrare un repertorio di meschinità e perversioni già mostrato dallo specialista Larry Clark (Kids, Bully…) non più da un’angolazione di gruppo (mal comune…) sui vent’anni, ma da quello di una tredicenne. E da adolescente alla deriva come queste che devono scaturire maturità disperate, più che dissolute, come quelle raccontate da Susanna Moore nel romanzo Dentro (Guanda) e interpretate da Meg Ryan e Jennifer Jason Leigh nel relativo film, In the Cut di Jane Campion, che sarà in programmazione sotto Natale, forse per bilanciarne l’allegria con mestizia di due donne come non se ne vedevano dal 1977, dal personaggio di Diane Keaton d’un altro film che cominciava per «in»: In cerca di Mr. Goodbar di Richard Brooks

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