Dalla rassegna stampa Cinema

Love Actually

Finto, retorico e soprattutto molesto. Love actually, L’amore davvero, è un lungo e insopportabile spot prenatalizio sull’amore che governa il mondo, almeno il 25 dicembre…

Finto, retorico e soprattutto molesto. Love actually, L’amore davvero, è un lungo e insopportabile spot prenatalizio sull’amore che governa il mondo, almeno il 25 dicembre. Così la pensa ipocritamente Richard Curtis, brillante sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill, debuttante nella regia con un film dove si incrociano dieci episodi romantici a lieto fine, per illudere le anime belle che ci vogliamo tutti bene, dal primo ministro inglese Hugh Grant in Blair (all’acqua di rose!) al ragazzino infoiato che elabora il lutto per la madre innamorandosi della compagnuccia di scuola. Il denominatore comune è la falsità, anche quando si fanno salti di classe socio-culturale: lo scrittore Peter Firth, l’unico simpatico, ama la sua colf portoghese. La cosa grave è che proprio il testo è poco spiritoso, sprecando tra lagne di ogni ordine e grado un ricco cast: la Thompson ricicla la casalinga inquieta, Bill Nighy fa un rockettaro scoppiato e sozzone, Liam Neeson il vedovo, Laura Linney una sorellina infelice, Billy Bob Thornton appare come Bush e Rowan Atkinson, Mr Bean, è un inutile jolly. In questa Inghilterra romantica e noiosina, la volgarità la si porta dentro, come misura della falsità con cui il film tratta un tema importante e lo risolve, tra patetismi e finta commozione, peggio che un detersivo. E non si parteggia per nessuno, sono tutti romantici e antipatici, svendono sentimenti fasulli, ma c’è uno scoop: il Bambino è nato a Gerusalemme e non a Betlemme.

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