Dalla rassegna stampa Cinema

IL FESTIVAL DI GIFFONI

…Lei si è scontrato con la Thatcher per le discriminazioni sui gay, è forse più vicino alle posizioni di Blair?
«È destino che debba essere in disaccordo con i miei governanti. In politica estera sono un pacifista, contrario a chi invece di mediare va alla guerra. Ma sulle discriminazioni …

Giffoni Valle Piana. «Anch’io sono stato preda della saga degli Hobbit. Ho tentato di portarmi a casa la spada del mago Gandalf che ho maneggiato per tutta la lavorazione della terza parte, ”Il ritorno del re”. Poi l’ho dimenticata sul set in Nuova Zelanda; ma qualche souvenir sono riuscito a racimolarlo in ogni caso». Sir Ian McKellen ride e si diverte parecchio a fare le facce di Gandalf del «Signore degli Anelli», ma anche del nuovo cattivo che interpreta in «X-Men», il suo ultimo film tratto da un celebre fumetto americano. Il baronetto gioca con i ragazzi di Giffoni che sono letteralmente incantati dal suo personaggio di guerriero buono. «Un personaggio di fantasia? Assolutamente no, reale, concreto; come lo sono, in fondo, tutti i personaggi di Tolkien, di Spielberg, Shakespeare o di Eduardo De Filippo».
McKellen mette insieme la cultura classica e gli autori contemporanei e spiega ai ragazzi quanto sia «vero» il teatro. Va a pranzo con sei o sette di loro, rivela ricordi e progetti, insomma non si risparmia al «festival che dovrebbe essere conosciuto di più perché possa essere riproposto in altri paesi del mondo».
Shakespeare come Eduardo: lo dice a ragion veduta, dato che nella sua carriera teatrale c’è anche una «Napoli milionaria!». Ha conosciuto Eduardo?
«Ho recitato con lui, nel ’79, al Lirico di Milano. Una serata organizzata da Strehler e dedicata al Bardo. L’idea era di raccontare Shakespeare, con un attore italiano, che era Tino Carraro, con me che sono di formazione shakesperiana, e soprattutto con la voce e le parole di Eduardo che aveva tradotto in napoletano ”La Tempesta”. Fu una serata memorabile».
Poi ha affrontato direttamente un testo di Eduardo. Come mai?
«Fu nel ’91, a Londra, facevo Gennaro Jovine. Un personaggio immortale. Ma non è stato l’unico italiano che ho interpretato: sono stato anche Coriolano, ma sono i cattivi i personaggi più affascinanti».
C’è ancora Shakespeare nel suo futuro?
«Certo, il mio progetto è portare sullo schermo Antonio, del ”Mercante di Venezia”. Magari con Al Pacino. Ho anche scritto la sceneggiatura e l’ho proposta a tre registi diversi. Al primo che chiama dirò subito sì. Trovo che sia un´opera affascinante. Ci sono i neri, gli ebrei e i gay, Antonio è dichiaramente omosessuale, l’unico descritto da Shakespeare».
Lei si è scontrato con la Thatcher per le discriminazioni sui gay, è forse più vicino alle posizioni di Blair?
«È destino che debba essere in disaccordo con i miei governanti. In politica estera sono un pacifista, contrario a chi invece di mediare va alla guerra. Ma sulle discriminazioni sessuali sono ottimista. Il processo è lento, a Hollywood si pensa ancora che essere un attore gay sia uno svantaggio. Da quando ho dichiarato di esserlo, invece, la mia carriera è migliorata».
Impegno sociale e politico, poi film su personaggi epici: un modo per sfuggire all’attualità?
«Tutt’altro, i personaggi di fantasia, tutti, anche quelli Tolkien, raccontano una realtà viva: quella di chi combatte per un ideale».
Ora a cosa sta lavorando?
«Interpreto il personaggio di uno psichiatra in un ospedale criminale in “Asylum”, accanto a Natasha Richardson».
Come sarà invece il terzo episodio del «Signore degli Anelli»?
«”Il ritorno del re” è destinato a compiere in maniera definitiva il percorso nel mondo di Tolkien. Per il regista Peter Jackson è l’episodio più bello, ma io non ho ancora visto il girato».
Dopo gli Hobbit Harry Potter? Potrebbe candidarsi a una parte nel sequel?
«Non c’è mai stato un ruolo per me in ”Harry Potter”, non me l’hanno offerto e io non avrei potuto fare molto di più, visto che già ho interpretato il più grande mago di tutti i tempi».

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