Dalla rassegna stampa Cinema

Patrice Leconte: «Scusate il ritardo»

…è anche la storia di due uomini che, dice il regista, «non sono degli omosessuali pur conducendo una vera e propria vita di coppia. Sono come Don Chisciotte e Sancho Panza. Le donne nel film quasi non esistono»…

Sugli schermi arriva dopo sedici anni «Tandem» con Jean Rochefort

Non ci sono telefonini, in macchina non ci si mette la cintura di sicurezza. All’epoca non esistevano. «Tandem» è un film del 1987. Il regista è Patrice Leconte («Il marito della parrucchiera», «L’uomo del treno»). In Italia esce venerdì, con 16 anni di ritardo. «Costava troppo rispetto alla fama dell’autore – dicono alla casa distributrice Bim -, sfogliando un catalogo per comprare film per la tv o per i dvd, l’abbiamo acquistato decidendo di farlo uscire nelle sale». In Francia andò molto bene, vinse diversi premi, compresi i César. «Quando si esce dopo tutto questo tempo – dice Leconte – c’è un forte timore, ti chiedi se sia demodé. Io spero di no, ho grande tenerezza per questo film. Avrei potuto girarlo identico l’anno scorso». E’ la storia di una vecchia gloria radiofonica sul viale del tramonto (Jean Rochefort); ogni giorno trasmette il suo quiz strampalato da una cittadina diversa, che lui raggiunge macinando chilometri su chilometri col suo tecnico (Gérard Jugnot). Ma è anche la storia di due uomini che, dice il regista, «non sono degli omosessuali pur conducendo una vera e propria vita di coppia. Sono come Don Chisciotte e Sancho Panza. Le donne nel film quasi non esistono».
Il film suscita due stati d’animo: la tenerezza e il senso del ridicolo. «Sì, è un’analisi che condivido. La tenerezza sprovvista di ironia finisce col diventare qualcosa di molle, troppo zuccherosa. La felicità del film nasce da quel contrasto. Non voglio che abbia il sopravvento il mio lato sentimentale». La colonna sonora è firmata da Riccardo Cocciante: «Già nell’87 era popolare in Francia. Volevo una canzone d’amore italiana, pensavo all’amore mischiato al dolore e a una voce roca».
Leconte ritrova Jean Rochefort, con cui ha girato sette pellicole dopo un avvio disastroso: «Nel nostro primo lavoro insieme, “Il cadavere era già morto”, non facevamo che litigare tutto il tempo. Gli mandai il copione di “Tandem” per dimostrargli che valevo qualcosa. Mi chiamò il giorno dopo: “Ti proibisco di fare il film con un altro attore”. Siamo sulla stessa lunghezza, ci capiamo senza parlare. “Tandem” ha fatto di me un regista rispettabile, non solo autore di commedie. Durante le riprese c’era un sentimento di grande libertà. Una piccola troupe di otto persone, la truccatrice era anche parrucchiera, ognuno aveva tanti ruoli insieme, dormivamo negli stessi alberghetti di provincia in cui giravamo».
Leconte ha avuto una polemica dura con la critica francese. «Forse la cosa mi è sfuggita di mano – ha un lampo ironico – mi sono reso conto che non si ha il diritto di criticare la critica, è stata una sciocchezza, non la farò una seconda volta».
Al Festival di Cannes c’erano quattro film francesi in concorso, compreso quello d’apertura; il presidente della giuria era Patrice Chéreau. Eppure la Francia ancora una volta è rimasta a mani vuote. «E’ stato commesso un errore, perché nel pubblico si è trasmessa l’idea che i film francesi fanno schifo, si è ufficializzata l’immagine negativa del nostro cinema. Chéreau ha un bel nome ma è uno strano personaggio. Tutta la vicenda mi è sembrata bizzarra».

Valerio Cappelli «TANDEM», di Patrice Leconte, da venerdì nelle sale

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