Dalla rassegna stampa

Tre pellicole tra denuncia e voglia di riscatto

A TAORMINA «CONSPIRACY OF SILENCE», «NOORA» E «LETTERE AL VENTO»

TAORMINA – Presentato lunedì sera al Teatro Antico,«Conspiracy of Silence», opera prima di John Deery, è un film coraggioso, che costituisce un duro atto d’accusa, sincero e spietato allo stesso tempo, non tanto contro la Chiesa cattolica e i valori spirituali che essa rappresenta, quanto contro il suo conservatorismo, l’organizzazione e l’istituzione temporale, la burocrazia e – quel che è ancora più grave – contro la sua ipocrisia di fondo. Vi sono delle cose che, nell’ambito della Chiesa, si possono anche fare, purché non appaiano, non se ne parli pubblicamente: e il tabù principale è, naturalmente, il sesso. Il problema dei rapporti sessuali in genere, del celibato dei preti, dell’omosessualità, «anche se nel film in questione riguardano episodi veramente accaduti nell’ambito della Chiesa irlandese, coinvolgono l’intero cattolicesiomo e dovrebbero essere oggetto di discussione e di dibattito all’interno del Vaticano». Così ritiene John Deery, il regista del film, che si considera per metà irlandese e per metà britannico, aggiungendo che la Chiesa – intesa come istituzione – rischia di estinguersi se non sarà capace di mettersi al passo con i tempi che cambiano e rinnovarsi. «Le statistiche parlano chiaro – ha detto Deery. Oggi, i giovani non vanno più in Chiesa; nel 2000, per la prima volta, nella cattolicissima Irlanda non c’è stato nemmeno un iscritto a un Seminario. Questo è un sintomo evidente delle difficoltà che sta attraversando una Chiesa che non vuole cambiare, che non vuole affrontare il problema del celibato dei preti e della sessualità, che è un aspetto fondamentale della natura umana. La Chiesa cattolica è seduta su una bomba ad orologeria, che è il celibato dei preti, che, prima o poi, finirà con l’esplodere». Il film non è ancora uscito né in Irlanda né in Gran Bretagna, ma diversi preti hanno letto la sceneggiatura; alcuni hanno avuto posizioni di sostegno, altri di netto rifiuto: «Sarà interessante – aggiunge Deery – vedere quale sarà la reazione del mondo cattolico quando il film uscirà, perché il mio scopo è proprio quello di sollevare il problema, di aprire il dibattito». Su questa stessa lunghezza d’onda anche John Lynch, uno degli interpreti del film, che ha saputo rendere magistralmente il sofferto ruolo di un prete omosessuale. Dopo Magdalene (che ha vinto il Leone d’oro all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, suscitando molto scalpore nel mondo cattolico), «Conspiracy of Silence» si appresta a diventare – a nostro avviso – un altro film-evento, a costituire un altro “scandalo” per la Chiesa che, però, deve avere il coraggio di confrontarsi su temi così sentiti e di grande attualità. «Non so se le cose cambieranno; probabilmente, non cambierà nulla – dice ancora Deery – ma bisogna parlarne, perché la speranza e l’amore sono tra i fondamenti più importanti su cui si fonda il cristianesimo». E la speranza, l’amore, la grande forza di volontà, l’ascesi spirituale, la fede sono anche i temi di un altro piccolo-grande film, «Noora», opera prima del regista iraniano Mahmoud Shoolizadeh, presentata in “prima mondiale” nella sezione «Cinema del mondo», incentrata su due bravissimi bambini. Un elemento importante della storia, quasi un altro personaggio, è lo stupendo paesaggio boschivo del Nord dell’Iran e una certa attenzione al problema ecologico (la distruzione indiscriminata degli alberi, ad esempio); ma – come ha aggiunto il regista – «il nocciolo della storia è l’amore, la fede, la forza di volontà degli uomini: il mio film parla dei valori umani che ciascun uomo si porta dentro». Questi valori umani si trovano anche nel film «Lettere al vento» del regista albanese Edmond Budina, girato in Albania e in Italia, ma di produzione italiana: Donatella Palermo è la produttrice che ha il merito di incoraggiare un tipo di film diverso dai soliti: l’uscita in Italia è prevista per venerdì 13, una data – ha detto Budina – che, «almeno in Italia, porta bene!». In questo film c’è sempre il doloroso problema dell’emigrazione ed il “mito” dell’Italia come paese del benessere, il problema della criminalità, la difficile situazione dell’Albania dal punto di vista sociale ed economico, anche dopo la caduta del comunismo; ma il film si distingue anche per la particolare costruzione narrativa, per una certa poeticità e per la commistione fra sogno e realtà che ne caratterizza la struttura. Budina, nell’ambito della conferenza stampa, ha parlato della sua vita, del suo amore per i libri, soprattutto per quelli «vietati» (come, ad esempio, Dostoevskij: chi era scoperto mentre lo leggeva rischiava sette anni di carcere; ed un suo amico ne ha fatti ben sedici per avere ascoltato le canzoni di Mina e Gianni Morandi!), del suo amore per il cinema italiano (per esempio Fellini, anche lui vietatissimo, o Le mani sulla città di Francesco Rosi) e per le attrici italiane: tra ragazzi si scambiavano le figurine delle attrici italiane o scrivevano i titoli dei film sui biglietti di ingresso al cinema. Per quanto riguarda, poi, la situazione attuale del cinema in Albania, essa è “disastrosa” perché vi era uno “studio” molto bello «che ora è in rovina» e, «dopo la caduta del regime, molte sale cinematografiche sono state chiuse oppure trasformate in Bingo». «Anche in Italia!», abbiamo detto in coro nella sala delle conferenze stampe. «Ma, almeno, in Italia se ne aprono altre ed il cinema continua a vivere, ad avere una sua dignità ed un suo livello», ha detto Budina. Ma, forse, questo capita un po’ in tutto il mondo, perché – come sta dimostrando anche il Taormina BNL Film Fest – il cinema ha una sua grande forza e vitalità ed un enorme fascino che gli consentono di superare i periodi di crisi, le difficoltà e i gravosi problemi che, nel corso della sua lunga esistenza, ha sempre dovuto affrontare.


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.