Dalla rassegna stampa Cinema

L'AWARD FOR CINEMATIC EXCELLENCE A MIKLóS JANCSó

Stasera al Teatro Antico sarà proiettato «Conspiracy of silence» che affronta la spinosa questione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica
Taormina, aria di scandalo al FilmFest

TAORMINA – Profuma di “scandalo” il film di stasera al Teatro Antico. Almeno sulla carta, a causa della delicatezza del tema affrontato. Si tratta di «Conspiracy of silence» (Il complotto del silenzio), di produzione inglese, diretto dal debuttante John Deery, che affronta di petto la spinosa questione dell’omosessualità all’interno della Chiesa cattolica. Il film è proiettato al Taormina Bnl FilmFest in prima mondiale e quindi le reazioni del pubblico del Teatro Antico saranno un test cruciale per le valutazioni del regista e della produzione e anche per l’eventuale distribuzione nelle sale italiane, attualmente ancora non prevista. «Conspiracy of silence» potrebbe avere per Taormina lo stesso effetto dirompente che ha avuto un anno fa alla Mostra di Venezia «Magdalene». Il film di Peter Mullan, come si ricorderà, fu premiato con il Leone d’oro e ha avuto un vasto consenso di critica e di pubblico, suscitando però vivaci prese di posizione contrarie da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Ne è ben consapevole il direttore artistico Felice Laudadio che già in conferenza stampa aveva ribadito la sua ferma intenzione di avere a Taormina «Conspiracy of silence» che, a suo avviso, potrà essere considerato il film rivelazione del 49. FilmFest. Ma anche, ovviamente, il film scandalo. «Conspiracy of silence» ha la struttura di un’inchiesta giornalistica. Si immagina, infatti, che un cronista voglia mettere in connessione due spiacevoli eventi con risvolti tragici: l’espulsione da un collegio di un giovane seminarista e il suicidio di un parroco. Il seminarista è stato accusato di inaccettabili comportamenti sessuali, ma professa la propria innocenza e decide di rivolgersi al giornalista. Una confessione prevedibilmente “scottante” che scatena la reazione delle istituzioni della Chiesa. Sul piano dell’impatto visivo, tutto dipenderà dall’impostazione registica di John Deery, sulla quale è possibile ragionare soltanto in via ipotetica perché si tratta di un’opera prima. Deery certamente conosce a fondo il mondo del cinema perché è stato anche attore e ha dovuto lottare a lungo per poter realizzare «Conspiracy of silence», di cui ha anche scritto il soggetto e la sceneggiatura. Tra gli interpreti principali, di sicura qualità secondo la migliore tradizione britannica, appaiono Jonathan Forbes, Hugh Bonneville e Brenda Fricker, premiata con l’Oscar per «Il mio piede sinistro». Prima del film, Lucina Campisi (che si sta rivelando spigliata conduttrice delle serate taorminesi) presenterà un indiscusso maestro del cinema cui verrà conferito il «Taormina Arte Award for Cinematic Excellence»: Miklós Jancsó. Il celebrato regista ungherese è stato il protagonista delle prime giornate festivaliere: ieri il tributo è stato un «Miklós Jancsó Day» con la proiezione integrale della sua recente tetralogia. E ancora stamattina sarà possibile recuperare, in replica, i suoi ultimi due film. Al di là del valore delle sue opere, Jancsó ha davvero conquistato tutti, dai cinefili di lungo corso alle nuove generazioni, con la sua sorprendente vivacità intellettuale, davvero ammirevole in un uomo di 82 anni compiuti. Jancsò da decenni occupa un posto rilevante nella storia del cinema per la sua conclamata maestria di ripresa, soprattutto nei piani-sequenza. E per fortuna la sua vena creativa è assai florida e altri titoli andranno ad aggiungersi alla sua magnifica filmografia che annovera capolavori come «I disperati di Sandor», «L’armata a cavallo», «Salmo rosso», «La tecnica e il rito», «Roma rivuole Cesare», «Elettra, amore mio», «Vizi privati, pubbliche virtù». C’è da augurare di poter avere una carriera come quella di Jancsò, oltre che all’esordiente Deery, anche ai due registi, pure entrambi debuttanti, che inaugureranno oggi pomeriggio nel Palacongressi la sezione «Cinema del mondo»: l’albanese Edmond Budina con «Lettere al vento» e l’iraniano Mahmoud Shoolizadeh con «Noora». Laudadio ha più volte ribadito la sua contrarietà alla competizione e dal 2000 ha abolito i premi «Cariddi». Tuttavia i film del «Cinema del mondo» avranno ugualmente dei riconoscimenti assegnati da una giuria, anzi due: quella composta dagli spettatori che assegneranno lo «Scarabeo d’oro» dell’Aprilia al film più votato dal pubblico, e quella composta da cinque giornalisti della Federazione mondiale della stampa cinematografica, la Fipresci, che assegneranno il premio della critica. Tutti i film della sezione «Cinema del mondo» sono scelti col criterio di privilegiare le cinematografie emergenti e le opere prime o seconde che fu tanto caro all’indimenticato direttore artistico Guglielmo Biraghi e che viene rilanciato da Felice Laudadio. L’albanese Edmond Budina ha una storia personale davvero singolare: da tempo vive in Italia, a Bassano del Grappa, dove di mestiere fa l’operaio assemblatore di turbine idrauliche. Ma in patria, quando l’Albania era ancora comunista, era stato un attivo e stimato regista teatrale. Approdato in Italia, ha anche fatto l’attore nel serial «Un posto al sole». L’emigrazione degli albanesi in Italia, molto rilevante per la generazione di Budina, è il tema del suo «Lettere al vento», di cui è autore anche del soggetto e della sceneggiatura. Infatti racconta le peripezie di un padre albanese che vuole ritrovare il figlio emigrato in Italia: la sua ricerca è lo spunto per significative riflessioni socioeconomiche di una realtà contemporanea. In un’ambientazione odierna, in un altro cruciale punto del mondo, si svolge anche l’iraniano «Noora». Gli appassionati di cinema sanno bene con quale impatto la cinematografia iraniana si sia imposta a livello internazionale, conquistando i maggiori premi grazie a maestri come Abbas Kiarostami e Mohsen Makhmalbaf ma soprattutto dimostrando di poter contare non solo su individualità di spicco, bensì su una folta schiera di giovani autori. Il Taormina Bnl FilmFest offre quindi l’opportunità di conoscere Mahmoud Shoolizadeh che è giunto al suo primo lungometraggio dopo una quasi ventennale apprezzata esperienza come regista televisivo. «Noora» ha come protagonista un bambino di dieci anni che deve darsi da fare per aiutare la sua povera famiglia. Assai suggestivo, e inedito, lo scenario: una foresta del Nord dell’Iran. Proprio Abbas Kiarostami l’anno scorso fu protagonista di un’apprezzatissima «lezione di cinema». E il successo di quell’iniziativa ha convinto Laudadio di creare, a partire da quest’anno, un’apposita sezione chiamata «Lezioni di cinema», in cui registi, attori e produttori scelgono un proprio film e alla fine lo commentano assieme agli spettatori. Apre la serie, questa mattina, Maurizio Nichetti che ha scelto un suo famoso film del 1989, «Ladri di saponette», omaggio divertente e di acuta intelligenza a «Ladri di biciclette» di Vittorio De Sica. Un capolavoro neorealista rivisto nell’epoca dell’invasione pubblicitaria e del dominio della televisione. Ma a vincere, fortunatamente, è sempre il grande cinema.


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.