Dalla rassegna stampa

Scandali annunciati da Francia e Brasile

…Hector Babenco, già regista del «Bacio della donna ragno» in «Carandiru», tratto dal libro «Carandiru station» di Drauzio Varella. Protagonista è un medico, che opera in carcere per un programma di prevenzione contro l’Aids…

CANNES – La sindrome scandalistica è un tormentone tradizionale che coinvolge pubblico e addetti ai lavori a ogni grande festival. In genere si cerca uno scandalo annunciato: è accaduto ieri sulla Croisette con i film in concorso dell’outsider francese Bertrand Bonello «Tiresia» e del brasiliano Hector Babenco «Carandiru». Nel mito greco, il giovane Tiresia, prima uomo e poi donna, fa infuriare la dea Atena scoprendola nuda al bagno. Accecato per castigo, riceve dagli dei il dono soprannaturale della predizione. Il Tiresia dei nostri giorni è un transessuale brasiliano, creatura bellissima e di algida seduzione, che vive da clandestino alla periferia di Parigi, nascosto in casa da suo fratello. Terranova, un poeta delle periferie ma anche un uomo di equivoche frequentazioni, perde la testa per lui e lo sequestra in casa. Privato della sua razione quotidiana di ormoni, Tiresia vede il suo corpo riacquistare di giorno in giorno i suoi tratti originari e la sua bellezza equivoca sfiorire. Furioso per un dramma che non può fronteggiare, Terranova lo acceca e lo caccia. Mezzo uomo e mezza donna, il relitto che fu un giovane dio della bellezza è raccolto dall’incantevole Anna e pian piano si scopre, come nel mito, una seconda vista soprannaturale. Ma a questo punto sono la Chiesa, il potere costituito, le regole della normalità metropolitana, a volere la scomparsa del povero ragazzo-ragazza. Nel film di Bonello, giunto all’opera terza, premiato in passato a Pesaro e poi arrivato a Cannes nel 2001 con «Il pornografo», c’è tutto il campionario della sessualità negata ed esaltata di una società che fa del corpo merce: bellezze all’incanto, scene sadomaso, stupri e dolori vari. Per fortuna ciò che viene bandita è ogni morbosità e i personaggi-spettatori di questa tragedia greca in abiti borghesi paiono piuttosto sofferenti vittime di un dramma più grande di loro. «Il mito dice – osserva il regista – che Tiresia fu prima uomo, poi donna e poi ancora uomo. Così per interpretarlo ho scelto un’attrice (Clara Choveaux) e un attore (Thiago Teles), entrambi all’esordio. Poco importa l’ordine, il mascolino della ragazza e il femminino del giovane si mischiano sullo schermo nel segno del mistero che si rintraccia sui loro visi. Visi cangianti, corpi troppo grandi, troppo magri e di una sessualità primordiale, che spero aggredisca lo spettatore come ha sorpreso me dietro la macchina da presa». I nostalgici di un certo cinema italiano che negli anni ’60 si incarnò nel magistero pasoliniano, rivedranno con emozione Lou Castel nei panni di un padre poco convenzionale. Una sorta di Decamerone carcerario, con le tante storie dei reclusi brasiliani nella prigione di Carandiru, a San Paolo, la più grande dell’America Latina è invece proposto da Hector Babenco, già regista del «Bacio della donna ragno» in «Carandiru», tratto dal libro «Carandiru station» di Drauzio Varella. Protagonista è un medico, che opera in carcere per un programma di prevenzione contro l’Aids. Abituato ad un altro tipo di medicina, dovrà presto imparare a trattare con i carcerati, e ad ascoltare le loro storie. Il tutto fino alla tragedia finale, in cui sfociò il 2 ottobre 1992 la rivolta dei carcerati.


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