Dalla rassegna stampa Cinema

Piscina per sole donne

Swimming pool: amore e delirio senza scandali

Cannes.Una pessima domenica di Festival per i ricercatori, a fiato mozzo,di scandali (annunciati e non consumati). Attendevano frementi, pronti alla caccia al fotogramma pruriginoso, piccante ed esplicitamente disinibito, che il secondo titolo francese in concorso, “Swimming Pool ” ,innescasse una torrida passione lesbica tra la stagionata aura peccaminosa di Charlotte Rampling e il fresco potenziale erotico di Ludivine Sagnier. Tanta solerte aspettativa è andata ampiamente delusa: soltanto un paio di “normali ” nudi femminili frontali e la ripresa da dietro, senza la spezia del dettaglio fisico,di un rapporto orale dalla “banale ” dimensione etero..Insomma,quisquilie e pinzillacchere da educanda smaliziata rispetto a quanto passa l ’allegro convento della televisione notturna. Sarà per la prossima volta (mai arrendersi con precoce scoramento),intanto,però,resta il film di François Ozon che aveva e ha altri orizzonti di ambizione,volendo coniugare l ’ambiguità anarchica di Bunuel alla sovversione delle apparenze tipica di Hitchcock.E non si può proprio dire che, poi,in un sofisticato contesto di commedia-melò-noir,l ’autore di “8 femmes ” sappia far lievitare la sua contaminazione irriverente oltre il gioco d ’intossicazione tra realtà e finzione.Il segreto sta nel balletto a nascondino dell ’immaginazione:Sarah Morton,una cinquantenne scrittrice inglese di romanzi polizieschi accetta, per uscire dalla crisi e dalla depressione,il regalo del suo editore che le mette a disposizione la sua villa nel Sud transalpino.Sembra una bella trovata e l ’ispirazione nasce già durante il viaggio.Ma la splendida solitudine dura pochissimo, perché arriva Julie (Sagnier)la figlia del padrone di casa.Diversi e contrastanti caratteri e, in più,la ragazza di giorno non si stacca praticamente dalla piscina,mentre alla sera cambia ripetutamente i compagni di letto.Alla diffidenza e alla reciproca ostilità subentra,però, un rapporto di “intossicazione ” elettiva,di sguardi,di confessioni,di letture rubate (Julie tiene un diario,Sarah stampa i suoi capitoli…).Ma Julie possiede carne ed ossa o è soltanto una proiezione della fantasia di Sarah?E ’ vero l ’assassinio di un suo amante locale?E sono tangibili nel tempo e nello spazio le carnali provocazioni che l ’autrice rivolge all ’anziano uomo di fiducia perché non scopra la traccia di sangue? Ozon imbastisce una riposta che porta a considerare quanto osservato sullo schermo semplicemente come il delirio creativo della Morton che,una volta tanto,vuole abbandonare il suo ispettore di carta per sfornare un libro diverso e spiazzante.Sia come sia, “Swimming Pool ” ha il suo più interessante risvolto nella messa in scena di universo di donne dove l ’istinto materno e lo spettro della mamma vengono coinvolti in un allestimento che si nutre di sensualità sfacciata e di misteriosità comportamentale,mentre si insiste sul travaglio del parto letterario,a sua volta messo in discussione dall ’esistenza quotidiana. “Swimming Pool ” ha il suo simbolico centro nella piscina, una sorta di metaforico luogo di cambiamenti di pelle e di sensibilità.Ozon firma un ’opera discontinua,talentuosa in superficie ma incapace di celare il trucco di una composizione “a freddo ” e di testa::anche il fraseggio erotico risulta così artificioso e posticcio,mentre la storia continua a modificare le sue prospettive di racconto come se si trattasse di inseguire il raggio di tanti cerchi tracciati nell ’acqua.Charlotte Rampling e Ludivine Seigner sono i corpi e i volti perfetti di un ’interpretazione che non si sottrae al volteggio seducente con l ’enigma rappresentato dalle loro stesse maschere.«Non sono quella che lei crede » repli-ca,nella sequenza d ’apertura, Sarah Morgan alla vicina di metropolitana che l ’aveva riconosciuta:è una dichiarazione d ’intenti che nega l ’evidenza e l ’identità certa.Il resto non è silenzio,ma invenzione dello spettatore.L ’eterno così è se vi pare (e piace).

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