Dalla rassegna stampa Cinema

Le invasioni barbariche

…personaggi del Declino dell´Impero americano, che si ritrovano invecchiati a parlare come sempre di cultura, di politica, di sesso e di morale, naturalmente con 17 anni e qualche grammo di saggezza in più…

Chi sono i barbari? Secondo Denys Arcand, sono gli americani: per un canadese è una risposta legittima, anche se il regista del Declino dell´impero americano è troppo intelligente per non aggiungere: «Non dimentichiamo che la parola “barbari” è stata creata dai greci, e poi usata dai romani, per indicare gli “altri”, i popoli che vivono al di là del confine. Quindi la nozione di “barbari” è culturale, e legata alla contingenza geografica e politica. Per chi lavorava al World Trade Center l´11 settembre 2001 i barbari erano gli assassini che arrivavano in aereo. Ma per chi vive oggi in Iraq è verosimile che i barbari siano gli americani». Impressione condivisa dagli intellettuali canadesi (ma del Quebec, quindi francofoni & francofili) che sono i protagonisti delle Invasioni barbariche, film che quindi – diciamolo una volta per tutte – non parla di Attila né di Alarico. Abbiamo citato prima Il declino dell´impero americano, film del 1986 che rimane il più celebre di Denys Arcand. Non a caso: Le invasioni barbariche ne è un seguito. Arcand è tornato sul luogo del delitto, o del diletto, per soddisfare finalmente una voglia matta che si trascinava dietro da anni: fare una commedia sulla morte. «Volevo raccontare la storia di un uomo maturo, più o meno della mia età – un sessantenne colto, intellettuale, raffinato e un po’ gaudente, che si ammala di cancro e si trova ad affrontare la morte in faccia; ma volevo raccontarla in modo leggero, ironico, spiritoso. La sceneggiatura non quagliava… fino al momento in cui ho pensato che l’uomo poteva essere Remy, il personaggio del Declino interpretato da Remy Girard». A volte i film nascono programmati a tavolino, a volte sbocciano da felici coincidenze: Le invasioni barbariche è una coincidenza felicissima, perché è veramente bello. Remy, dunque, è un professore di storia che sta per morire. Umanistico e umano (troppo umano), è anche un uomo insopportabile, un ex donnaiolo tutt´altro che pentito e un pessimo marito e padre di famiglia. Suo figlio viene raggiunto dalla notizia in quel di Londra, dove lavora in Borsa: è l´esatto opposto del padre, yuppie e tecnologico, e ritiene di non aver nulla da dirgli neppure in punto di morte. Ciò nonostante, parte per Montreal. Rivede il genitore. Rimane colpito dalla polemica vitalità con la quale affronta la morte, i dottori, il dolore e tutto ciò che lo circonda. E matura una bizzarra idea: chiamare a raccolta i vecchi amici di Remy, e un paio di sue ex amanti, perché papà possa morire circondato da tutti coloro che sono stati importanti nella sua vita. Ovvero, dai personaggi… del Declino dell´Impero americano, che si ritrovano invecchiati a parlare come sempre di cultura, di politica, di sesso e di morale, naturalmente con 17 anni e qualche grammo di saggezza in più. Potreste pensare a un Grande freddo con morto ancora vivo, o ad un film comunque tetro. Nulla di tutto ciò. Le invasioni barbariche è prima di tutto una commedia crudelmente divertente (strepitosa la carrellata di immagini femminili sulle quali Remy si è gioiosamente masturbato negli anni: si parte da Ines Orsini, la Maria Goretti del Cielo sulla palude di Genina, e si arriva alla tennista Chris Evert). Inoltre, vivaddio, è un film «politicamente scorretto» in modo esuberante e selvaggio. Vi basti vedere il ruolo – tutt’altro che sgradito – che hanno le droghe, leggere e pesanti, nell’alleviare le sofferenze psichiche e fisiche di Remy. Girard è un attore gigantesco, ma tutti i suoi vecchi partner (Dorothée Berryman, Dominique Michel, Yves Jacques, Pierre Curzi) sono bravissimi. E fra i giovani Marie-Josée Croze è talmente in gamba da aver meritato, a Cannes 2003, il premio come migliore attrice.

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