Dalla rassegna stampa Cinema

The Hours

…Clarissa (Meryl Streep), abita nella New York di oggi, ha una figlia grande, convive con una donna e il suo amatissimo amico poeta, morente di Aids, la chiama come la protagonista del romanzo di Virginia…

Il romanzo dei destini incrociati. Tre donne, in tre epoche diverse, condividono la brutta esperienza di sentirsi estranee alla propria vita. Una è Virginia Woolf (Nicole Kidman): mentre combatte contro la depressione che la condurrà al suicidio, riesce tuttavia a scrivere il suo grande “Mrs. Dalloway”. La seconda, Clarissa (Meryl Streep), abita nella New York di oggi, ha una figlia grande, convive con una donna e il suo amatissimo amico poeta, morente di Aids, la chiama come la protagonista del romanzo di Virginia. L’ultima è Laura (Julianne Moore), casalinga, moglie di un eroe di guerra e madre in una villetta della periferia americana anni ’50, corrosa da un’esistenza che non riesce più a sopportare. Tratto dal bellissimo romanzo di Michael Cunningham, The Hours suggerisce il filo arcano che unisce i destini di donne così diverse tra loro ricorrendo alle simmetrie: un’unica giornata per ciascuna, dal trillo della sveglia all’ora di coricarsi; tre momenti-chiave nelle rispettive crisi; tre baci lesbici; non un suicidio, ma due addirittura e così via. L’esito lascia abbastanza perplessi: come se il film di Stephen Daldry (che pure, a Berlino, ha commosso molti) fosse troppo studiato a tavolino, troppo perfetto per non diventare cerebrale e un po’ freddo. Nella più benevola delle ipotesi, si potrebbe pensare che il regista lo abbia realizzato così per far corrispondere lo stile all’interiorità delle protagoniste le quali – tutte – reprimono la propria sessualità e le proprie emozioni; ma l’idea, probabilmente, è troppo sofistica. Fatto sta che Daldry, al contrario di quel che faceva in “Billy Elliot”, non ricorre a effetti di linguaggio miranti a stimolare le reazioni dello spettatore; preferisce adottare una regia sobria, al servizio delle tre superstar di cui dispone. Nicole Kidman si lascia mettere il naso finto, protesi rituale per un’attrice bella che vuole essere riconosciuta anche per brava (e lo è). La Moore, in un contesto che evoca irresistibilmente “Lontano dal paradiso”, ha di nuovo problemi con le scelte sessuali (là erano quelle del marito, questa volta le sue) e mette nella parte la trepida intensità di cui è capace. Però la migliore del gruppo risulta, alla fine, Meryl Streep, straordinaria soprattutto nella scena in cui, dopo aver tentato di tutto per proteggere se stessa e le persone che ama, perde improvvisamente il controllo dei nervi….

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