Dalla rassegna stampa Cinema

Diario di un pornodivo

Un film delicato e con un taglio a tratti documentaristico per un argomento “spinoso”. Debutto alla regia per Marco Filiberti, che è anche il protagonista. Nelle sale dal 7 marzo.

Federico Soldani è un manager compassato e taciturno. Suo fratello Riccardo un giovane spigliato e sensibile, celebre nel mondo della pornografia gay con il nome d’arte di Ricky Kandisky. Vivono in due mondi lontani che la morte del padre fa incontrare, scatenando una serie di eventi che sconvolgerà le loro vite. Originale la narrazione, ritmata da una serie di inserti di finte interviste che compongono un documentario sulla vita della pornostar.

Marco Filiberti , al suo primo film da regista, recita nel ruolo di Ricky al fianco di Urbano Barberini (nei panni di Federico) offrendo un’interpretazione che, nonostante alcuni evidenti limiti nella sceneggiatura, restituisce in modo interessante il personaggio di un attore porno dal carattere enigmatico e dal volto angelico. Il film, che vede la partecipazione di Rosalinda Celentano, è stato presentato al Festival di Berlino e uscirà nelle sale venerdì 7 marzo.

Filiberti, perché proprio questa storia?
Da quando sono piccolo ho un’ossessione nei confronti della precarietà della vita e un’ansia di non riuscire a lasciare un segno in questo mondo. Mi interessava trasferire questo bisogno di essere riconosciuto e amato su un personaggio che non avesse un talento particolare. Sarebbe stato troppo facile parlare di un artista incompreso. E’ una sorta di revisione del mito di matrice foscoliana. Inoltre volevo sottolineare la necessità che mondi diversi si incontrino. Oggi non è più come in passato: nessuno è immune all’incontro con la diversità, perché la società è multietnica e più eterogenea.

Il suo film, come altri che parlano di pornostar, è pervaso di malinconia. E’ per mostrare come quel tipo di ambiente in fondo sia molto triste?
Non sono una pornostar e non posso testimoniare di quell’ambiente. Però ho conosciuto Moana Pozzi e mi ha turbato in tutti i modi trovarmi di fronte a una persona con una massiccia dose di luminosità e fierezza. Quando l’ho vista, si esibiva in un’arena di 200 uomini pronti a tutto. Per farti rispettare devi davvero essere qualcuno. L’ambiente è sicuramente triste perché chi approda lì raramente lo fa per scelta ma spinto da circostanze dolorose e dal bisogno di soldi. Ho però conosciuto persone che mi hanno sorpreso perché riuscivano a mantenere un distacco sorprendente.

Nel film non ci sono scene di sesso esplicite. E’ stato tentato di inserirle?
Volevo evitare l’effetto “buco della serratura”, cioè scadere in una dimensione morbosa perché il personaggio non è morboso. C’era qualche scena in più che ho tagliato in fase di montaggio perché non avrebbe aggiunto niente e ci avrebbe fatto correre il rischio del divieto ai minori di 18 anni, che ci avrebbe impedito di trasmettere trailer e di proiettare il film nelle sale del circuito tradizionale. Prima del responso della commissione temevamo un divieto drastico ma al contrario la commissione mi ha fatto i complimenti.

Il divieto è stato imposto ai minori di 14 anni…
Ma è giusto che sia così. Anch’io come genitore non sarei contento se mio figlio piccolo andasse a vedere un film dove il sesso è l’argomento centrale.

Che tipo di pubblico si aspetta?
Non solo un pubblico gay. Anche se ovviamente credo sia il più curioso nei confronti del film. Spero sia un pubblico trasversale, un po’ come quello delle Fate ignoranti .

(28 FEBBRAIO 2003, ORE 10:10)

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