Dalla rassegna stampa Cinema

L'appartamento spagnolo

…La seconda è di non rappresentare i personaggi secondo gli stereotipi nazionali e le caratterizzazioni troppo facili…

Dunque: ci sono un francese, un inglese, una belga… Detta così sembra una barzelletta; invece è una commedia divertente e credibile, che rappresenta i giovani evitando sia le trappole del giovanilismo (leggi “Saranno famosi”) sia quelle della predica e che il pubblico dei ventenni (ma non solo) apprezzerà sicuramente. Xavier, venticinque anni, deve conoscere bene lo spagnolo per guadagnarsi un impiego come funzionario. Mentre la sua ragazza (Audrey “Amélie” Tautou) lo aspetta a Parigi, lui va a Barcellona col progetto di scambi Erasmus e, nell’appartamento che condivide con altri sette studenti, trova concentrata un’Europa in miniatura. La prima buona idea di Cédric Klapisch è di partire da un soggetto semplice, come già aveva fatto nel grazioso “Ciascuno cerca il suo gatto”. La seconda è di non rappresentare i personaggi secondo gli stereotipi nazionali e le caratterizzazioni troppo facili. La terza è di raccontare, anziché fatti eccezionali, la cronaca quotidiana; a cominciare da piccoli-grossi problemi che tutti, prima o poi, hanno sperimentato come la pulizia della casa o la condivisione del frigorifero. Anche Xavier è un ragazzo normalissimo, la cui vita somiglia a quella di qualsiasi altro giovane europeo; i dialoghi sono semplici, esatti, come in un film di Eric Rohmer alleggerito della parte concettuale. E’ poco? E’ molto? E’ parecchio: perché, a guardare più per il sottile, ci si accorge che l’ingenuità con cui Klapisch mette in scena questo diario d’un ragazzo d’oggi è più apparente che reale. Se le immagini, girate in video, sono “povere”, nondimeno la regia adotta uno stile consapevole, che è un po’ il riflesso degli stati d’animo e delle insicurezze dei ragazzi. Quanto alla simpatia che il regista prova per loro, non gli impedisce affatto di osservarli con uno sguardo ironico, a tratti anche beffardo.

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