Dalla rassegna stampa

Quell’ambiguità che non scandalizza

L’intento del regista spagnolo è di stupire, invece mette tutti d’accordo

Esiste un caso Almodóvar nel cinema di oggi? Sì, esiste. E’ quello di un battagliero ragazzo della movida spagnola dopo la dittatura franchista che s’industria per far scandalo, gioca il jolly dell’ambiguità sessuale, elevandola a sistema di dubbio sulle leggi sempre più a zig zag del desiderio. Ed è proprio con Donne sull’orlo di una crisi di nervi , la sua commedia più sofisticata, divertente e kitch, che nell’87 viene eletto a beniamino della folla, soprattutto femminile. Ma la sua carriera inizia prima, così come le sue nevrosi di ragazzo dell’oratorio con 9 in religione e poi di seminarista molestato. Il regista della Mancha iniziò nel ’78 con un super 8 di 90 minuti intitolato non a caso Fottimi Tim (niente a che fare con la telefonia mobile). Arriva inedito in Italia, in un pomeriggio della Mostra di Venezia 1983 con Entre tinieblas (ribattezzato poi alla Buñuel «L’indiscreto fascino del peccato») che vorrebbe tanto scandalizzare ma non ci riesce. Non protesta nessuno, neppure il Patriarca che se l’era presa tanto per I diavoli . Eppure sullo schermo scorrono le suore Redentrici Umiliate che sono drogate, fanno sesso, scrivono libri porno, amano le donne. Pedro non si dà per vinto, racconta il labirinto delle passioni delle sue casalinghe inquiete, in Matador passa dalla tauromachia ai sentimenti umani, in La legge del desiderio invita il suo attore feticcio Antonio Banderas a una scena di masturbazione, sul contesto del melodramma gay. Il regista elegge i chiaroscuri dell’ambiguità a suo sistema espressivo, confondendo le acque come fa nelle colonne sonore, dove smista Shostakovich e Fred Bongusto. E’ il successo di Donne , che parte da Venezia, che lo porta sulla cresta dell’onda: l’enfant terribile e prodigio del nuovo cinema spagnolo diventa il prediletto dal pubblico femminile, che vede in lui un baluardo, un amico delle mogli e delle malmaritate, un acuto polemista sui ruoli molto scambievoli del sistema affettivo. Pedro è accettato, non riuscirà più ad essere «scandaloso», pur affrontando il sadomasochismo di Lègami , pur adoperandosi in molti «outing» sui propri gusti sessuali, pur allestendo delitti, pur attaccando i media in Kika , pur travestendo Miguel Bosè in Tacchi a spillo .
Più cerca di stupire i tranquilli borghesi, più li rassicura e se li fa amici, pur diffondendo il seme del dubbio sessuale.
Il resto è recente: il fantastico successo del capolavoro Tutto su mia madre oltre a portare alle estreme conseguenze gli oscuri oggetti del piacere (suore, padri che diventano donne, una ragazza gravida e sieropositiva, un travestito depresso) lo invita ai gran premi dei Festival, poi finalmente all’Oscar. La gente ride e piange, capisce che è un autore personale, uno che ha il copyright ed è sincero. Ora col magnifico Parla con lei Almodóvar si spinge ancora oltre raccontando un fatto d’amore e necrofilia, difendendo il valore dei sentimenti e delle parole attraverso una terribile e doppia storia di donne in coma profondo. Spiazza tutti: non c’è proclama per nessuno, si va al di là. Ma ancora una volta non scandalizza: piace, piace tanto, piace a tutti. Ora il nostro annuncia che va a Hollywood a riprendersi Banderas per un film: riuscirà finalmente a scandalizzarci?


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