Dalla rassegna stampa

Todd Haynes racconta gli anni 50 per denunciare l'America di oggi

…Un esercizio di stile impeccabile e nostalgico da parte del regista di «Velvet goldmine»…

VENEZIA – Le donne sono tutte un po’ Barbie, le auto sono quelle fantastiche degli anni 50 tutte lucidate a nuovo nel paesaggio più che iperrealista (quasi un plastico) e gli uomini sono quelli rassicuranti e impeccabili che ogni donna vorrebbe avere. Al Lido con «Far from Heaven» di Todd Haynes piomba un clone dei film americani degli anni 50 dove dietro la bella apparenza si nasconde più di un’inquietudine. Un esercizio di stile impeccabile e nostalgico da parte del regista di «Velvet goldmine» (1998) e anche una citazione di quei melodrammi domestici dedicati alle donne dove sono sempre queste alla fine a sacrificarsi per la famiglia mentre gli uomini vanno avanti per la loro strada. È il caso della protagonista di «Far from heaven» Cathy Whitaker (le bellissima Julianne Moore) sposata con Frank (Dennis Quaid), a capo della succursale locale della Magnatech, società che vende televisori. Una coppia con due figli che è anche un esempio nella comunità della piccola cittadina di Hartford nel Connecticut: anno 1957. Tutto sembra filare liscio, ma quando la perfetta Cathy – tollerante perfino verso gli uomini di colore – presa da zelo matrimoniale pensa di portare al marito in ufficio un piatto caldo, lo trova a baciarsi con un uomo. Ma lei sopporta, capisce, non si scompone più di tanto e cerca di far curare il suo Frank da uno psicanalista. Ma niente da fare: il marito non trarrà alcun beneficio dalla cura, mentre la donna sarà costretta a troncare la timida e casta relazione che nel frattempo ha intrecciato con il suo giardiniere nero Raymond (Dennis Haysbert). Citare il passato e riproporre un melodramma degli anni Cinquanta con temi come il razzismo e la sessualità significa, per il regista, rivelare «quanto ancora oggi questi temi siano delicati e quanto l’attuale clima di compiacente stabilità sia simile a quello dell’epoca passata. Esiste questo tipo di america anche oggi e i personaggi del mio film sono come noi, non sono eroi». Certo spiega Todd Haynes «Far from Heaven» devia sicuramente dalle possibilità tematiche usate nei film degli anni ’50 per descrivere l’omosessualità. Prima degli anni Sessanta si poteva solo alludere ai gay in maniera comica e appena accennata. Anche gli stessi problemi razziali erano praticamente aboliti nel cinema americano basti pensare a Rock Hudson che avrebbe voluto interpretare un personaggio gay, ma nessuno ne parla mai». Per la Moore che dice di essersi ispirata, almeno per la voce, a Doris Day, «è stato un vero regalo fare questo film con un personaggio che è una persona carina, gentile e anche coraggiosa. Quando ho rivisto il film mi sono poi accorta che Cathy sorride sempre, tranne quando abbandona il suo giardiniere nero. È l’ottimismo americano – continua – una cosa che a me piace anche se c’è stato un periodo, dopo l’11 settembre, in cui ci siamo sentiti sconfitti anche se poi questo avvenimento ci ha ancora di più legati». All’incontro stampa anche l’intervento di un giornalista giapponese che ha ringraziato il regista «per aver salvato con questo film questa edizione del festival».


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