Dalla rassegna stampa Cinema

Parla con lei: un capolavoro

…Strutturato a capitoli con stimolante libertà, vissuto da complici perfetti della regia, complesso e semplice come la vita, Parla con lei di Almodóvar (vogliamo aggiudicargli senza riserve l’ etichetta massima?) è un capolavoro.

Vegliare accanto al letto di una persona in coma è un’esperienza che non auguro a nessuno, ma nella sua drammatica ineluttabilità può insegnare alcune cose sulla vita e sul suo contrario. Nel frangente i medici raccomandano di parlare al malato perché nessuno sa che cosa gli perviene o meno. Finché in chi assiste affiora la sensazione di non star parlando al muro, ma a un essere umano presente o assente nello stesso tempo. C’è gente che parla con gli animali, sicura di farsi intendere da cani, gatti e uccellini. Perché non dovremmo comportarci allo stesso modo con i nostri simili? Parla con lei è appunto il titolo del film di Pedro Almodóvar, che mette in scena due uomini innamorati di due donne in coma. L’infermiere Javier Camara si occupa devotamente dell’aspirante ballerina Leonor Watling, che da quattro anni vegeta senza dar segni di vita; e il giornalista Dario Grandinetti trepida per le analoghe condizioni della torera Rosario Flores, travolta da un bestione del peso di cinquecento chili. Mi fermo qui nel racconto di ciò che accade sullo schermo per non smontare le sorprese di questo film lancinante e imprevedibile. Almodóvar si è ispirato alla bizzarria delle cronache: una donna che si è svegliata dal coma dopo anni, un a gestante in catalessi che ha dato alla luce un figlio. Il talento del regista sta nel presentare le situazioni più assurde con un massimo di naturalezza. Parla con lei, «Hable con ella», procede arricchito da spunti suggestivi: Pina Bausch nel balletto «Café Muller», un serpente ammazzato sul pavimento della cucina, la torera che indossa il «vestido de luz», la scuola di ballo di Geraldine Chaplin, Caetano Veloso che canta «Cuccurucucu paloma», un finto film muto datato 1924 dove un ometto rimpicciolito s’inoltra baldanzoso nel sesso dell’amata. Anche Ferreri avrebbe potuto sviluppare uno spunto del genere, ma Almodóvar si differenzia per la pietas che lo induce a far rientrare le morti apparenti nella giostra vitale dei sentimenti, fra gelosie, tradimenti, seduzioni e nascite. C’è perfino la resurrezione di un personaggio, collegata con l’ autocondanna a morte di un altro; e per quelli che restano, forse, ci sarà un futuro. Strutturato a capitoli con stimolante libertà, vissuto da complici perfetti della regia, complesso e semplice come la vita, Parla con lei di Almodóvar (vogliamo aggiudicargli senza riserve l’ etichetta massima?) è un capolavoro.

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