Dalla rassegna stampa Cinema

Iris, la vita della scrittrice inglese Iris Murdoch

…per mostrare anche la giovane Mrs Murdoch, studentessa in bicicletta nella Oxford anni ‘ 50, acuta, ribelle, prodiga, bisessuale…

Dice il regista Richard Eyre, bella tempra di teatrante, che Iris, la vita della scrittrice inglese Iris Murdoch, non è né una biografia né una fiction, ma si inserisce nello spazio poetico che c’è tra le due. Commovente perché rimbalza da una cosa vera e tangibile come una malattia, il film si ispira a Elegia per Iris (Rizzoli), toccante libro di memorie del prof. John Bayley, che fu per 43 anni marito della dublinese Murdoch e la assistette con amore durante gli anni del morbo di Alzheimer, fino alla morte l’8 febbraio 1999. Se è vero che il cinema ha riscoperto la cognizione del dolore e le rimozioni del lutto, Iris parla di morte in modo non retorico, commovente ma non ricattatorio, alternando spazio e tempo per mostrare anche la giovane Mrs Murdoch, studentessa in bicicletta nella Oxford anni ‘ 50, acuta, ribelle, prodiga, bisessuale. Se la scenografia è quanto di più inglese-loseyano si possa immaginare, se la costruzione a incastri temporali tra gioventù e vecchiaia è molto classica, se la vera personalità intellettuale della Murdoch rimane un poco nell’ombra, il regista prende al cuore quando racconta come si dissipa il patrimonio della mente di fronte alla malattia, il rapporto tra pensiero, espressione e linguaggio e quando racconta la quotidianità dell’affetto coniugale. Certo, ci volevano grandi attori ed Eyre li ha trovati, sono tutti e tre pronti all’Oscar: Kate Winslet è piena di entusiasmo, Jim Broadbent ha meravigliose sfumature e gli occhi di Judy Dench che guardano nell’infinito ormai senza più senso, sono uno dei regali più belli del cinema di oggi.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.