Dalla rassegna stampa Cinema

"Con Banfi contro i pregiudizi".

Manfredi: fratelli in un film, combattiamo le intolleranze verso i gay. Incontro con i due popolari attori durante le riprese di “Difetto di famiglia”.

Attenti a quei due. Nella decorata chiesetta c’è festa di matrimonio con Nino Manfredi che, con braccialetto egizio, anello e codino, bacia la sposa e sembra un Elton John magro, e Lino Banfi, papà in abito grigio con gardenia, finalmente provvisto di una sexy moglie, Imma Piro, e di capelli: «E’ la prima volta che ho una bella donna accanto e porto un parrucchino». Tutto nel film Raiuno di Alberto Simone, «Difetto di famiglia», dove difetto è vizietto.
I due popolari attori, il 65enne Banfi e l’80enne Manfredi, gareggiano nei complimenti. Da una vita desideravano lavorare, divertirsi insieme. Lino getta l’amo, Nino lo raccoglie e il genero Simone prende la penna.
«E’ la storia divertente, amara e istruttiva – spiega il regista – di due fratelli che si ritrovano dopo 40 anni, perché uno dei due, un professore, nel ’63, si dichiarò gay a Ostuni, con gran scandalo e fuggì poi all’estero, mentre l’altro, al Nord si arricchiva con le mozzarelle. I due si ritrovano per seppellire la madre, che fa da guida con voce fuori campo: un lungo viaggio che termina con la riconquista dell’intimità di famiglia, di comprensione e rispetto. Un film dal messaggio forte in cui metto gli attori al massimo delle possibilità: non è una fiction in due camere e cucina, usciamo all’aperto».
Dal Brennero a Ostiglia, da Pesaro a San Leo, da Ostuni ad Orta, col sostegno della Film Commission del Piemonte, una macchinona da ricchi, seguita da un carro funebre, porta in giro i fratelli bisognosi di rassicurazione reciproca. Dice Manfredi: «Il personaggio, gentile e moderato, senza folklorismi, mi affascina. E’ importante insegnare in tv che molti grandi uomini furono gay, da Leonardo a Michelangelo a Wilde. C’è sempre bisogno di tolleranza, è un problema che sento da sempre». «Da chiuso e intollerante, divento aperto. Anche sudista – dice Banfi – se avessi un figlio omosessuale farei di tutto per aiutarlo».
Nella storia intimista on the road , i ragazzi irresistibili ne passano di ogni: incontrano due transessuali e il florido Banfi dona metà fegato a Manfredi spiegandola così: «Lo faccio io, tengo un foie gras. Vogliamo promuovere la donazione degli organi». «Abbiamo corso i nostri rischi – dicono all’unisono – Ci siamo buttati nell’acqua gelida per salvare Nino suicida: purtroppo non sappiamo nuotare».
Imminente sul piccolo schermo, i due attori hanno progetti religiosi: Manfredi sarà don Benzi, il prete paladino delle prostitute, e Banfi sarà Giovanni XXIII, ma dovrà vedersela, pare, con Dustin Hoffman e Marlon Brando.

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