Dalla rassegna stampa

CINEMA GAY, IL FESTIVAL ORA SFIDA LA CHIESA

A Torino anche una rassegna sul Giubileo: storie di preti-scandalo. «Provocazioni contro l’intransigenza»
«Quest’anno tanti drammi ma spesso con un lieto fine. E’ finito il tempo macabro delle pellicole sull’Aids». Platinette in una sfilata di travestiti. Omaggio a Dalida

Stasera si apre al Teatro Nuovo con «Sai che c’è di nuovo?» con Madonna e Rupert Everett, il 15º Gay Film Festival, fino al 19 aprile, la cui segnaletica è sempre «Da Sodoma a Hollywood». Oltre ai titoli ufficiali, la sezione «Quale Giubileo?» toccherà il tema di omosessualità e cattolicesimo, ribadito dalle polemiche tra il Gay Pride e il Papa. In cartellone il «Pianese Nunzio» di Capuano, col prete anticrimine che s’infatua di un minorenne, e «Lilies» del canadese John Grayson, in cui un vescovo dal passato ambiguo se la vede brutta quando va a confessare in un carcere un suo ex allievo. Nel canadese «Body of dissent» tenaci uomini di fede tentano di integrare la loro sessualità e nel video italiano «So.ho.hy.» (Sodomia, omofobia, ipocrisia) Gustavo Solis si chiede: «Quanti pregano Dio per un minuto senza vergogna?». Il regista americano Hilferty accusa la Chiesa richiamando in causa il contestato cardinale O’Connor. E Dean Slotar, dal Sudafrica, il più folk, racconta nel corto «L’assoluzione di Anthony» di un sedicenne gay latinoamericano che fa telefonate hard anche a un prete. «Che sia una provocazione, come lo è tutto il festival, mi sembra chiaro: i film sono tutti atti di accusa contro la chiusura della Chiesa – dice il direttore del festival Giovanni Minerba -, ma vogliamo così tendere la mano ai cattolici gay che soffrono di queste intransigenze».

DRAG QUEENS – Arriveranno, capitanate da Platinette, le «drag queens», parodie delle travestite. Sfileranno anche Alexandra King, regista di «Red lipstick» con Deborah Harry.

IL CONCORSO – Dieci film, 9 documentari, 12 corti (tra cui «La bicha de Blair», parodia brasiliana di «Blair witch project»). Si fa storia: in «L’Einstein del sesso» di Rosa von Praunheim, c’è Magnus Hirschfeld, sessuologo ebreo, gay e socialista, il cui istituto di scienza sessuale fu un «caso» nella Berlino anni 20. Si mette paura: in «Nessun dorma» c’è un serial killer di sieropositivi di San Francisco. Si racconta la vita: chiude «Swallows» di Marks. «La costante – dice Minerba – è il senso di indecisione, la paura di confrontarsi e di scoprirsi di molti, ma spesso con un lieto fine di tolleranza. E’ passato il cinema della morte dell’era Aids, presente però in “My own country” di Mira Nair, storia d’un medico». L’Italia? «Tace».

DOCUMENTARI – «Paragraph 175» di Epstein e Friedman racconta il calvario di 5 omosessuali perseguitati dai nazisti. Un documento è sulla morte di Matthew Shepard, assassinato nel ’98 nel Wyoming, presente la madre.

SIMBOLI – Sono ufficialmente due, la cantante Dalida e Joe Dallesandro, attore feticcio di Andy Warhol; omaggi anche ad Adrian, il famoso sarto di Hollywood che vestì la Garbo (ricordata con tre film) e altre divine, e al grande George Cukor, regista amico delle donne. Retrospettiva british, con 17 titoli gay («Maurice», «Victim», «Domenica maledetta domenica») in cui si rivedranno così cari scomparsi come Bogarde, Oliver Reed, Quentin Crisp.

INCONTRI – Show teatrale «Beautiful things», dibattito su come la tv racconta l’omosessualità e presentazione del volume Lindau «Montgomery Clift, vincitore e vinto» di Capua.


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