Dalla rassegna stampa Cinema

L'amante in città

…La rivelazione ci sarà: ma non precisamente quella che tutti si attendevano (poiché è il coup-de-thétre del film, meglio scoprirla da sé)…

A Cannes, dove fu presentato l’anno scorso col suo titolo originale “The Daytrippers”, L’amante in città di Greg Mottola ebbe un’ottima accoglienza. Piacquero il suo stile “indipendente”, l’apparente cinismo sotto cui il regista debuttante fa affiorare una vena di moralismo, il microclima metropolitano che evoca Woody Allen e il primo Steven Soderbergh (quello di “Sesso, bugie e videotape”). Però la situazione di partenza l’espediente di una lettera d’amore trovata per caso è tanto classico che potrebbe appartenere a una commedia di Ernest Lubitsch. Una giovane coppia di Long Island: Eliza (Hope Davis) e Louis (Stanley Tucci). Un giorno lei trova per caso un biglietto indirizzato a lui e si convince che il marito abbia un’amante. Decide allora di consigliarsi con i genitori: ed eccola con mamma, papà, sorella e relativo fidanzato, tutti imbarcati sulla vecchia auto di famiglia, a pedinare Louis tra Long Island e Manhattan. La rivelazione ci sarà: ma non precisamente quella che tutti si attendevano (poiché è il coup-de-thétre del film, meglio scoprirla da sé). Realizzato in sedici giorni con un budget quattro soldi, L’amante in città è una tragicommedia sugli egoismi della piccola borghesia newyorkese (ma non soltanto). Tramite il reagente dell’infedeltà coniugale i malintesi, le repressioni e gli equivoci della vita famigliare affiorano come in una terapia di gruppo. Il film è brillante, divertente, amaro nel fondo; solo un po’ troppo parlato, come accade regolarmente nelle produzioni indipendenti made-in-Usa.

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