Dalla rassegna stampa Cinema

Cosmos, il mondo visto da un taxi

…variante in corto di un vecchio film di Agnès Varda, Cléo dalle cinque alle sette, resoconto su una donna in attesa di un responso medico. Qui è un giovane, Joel, che aspetta di sapere il risultato del test dell’Aids, mentre l’amica Yannie cerca di distrarlo portandolo a spasso in auto…

L’originale opera collettiva ricorda lo stile di Jim Jarmusch

Visto l’anno scorso alla Quinzaine des réalisateurs, e applaudito con particolare calore dal pubblico di Cannes, Cosmos presenta parecchi dei sintomi che fanno di un film un piccolo cult. Elencare i nomi dei registi, che sono sei e le cui iniziali vanno dalla A (Alleyn) alla V (Villeneuve), sarebbe troppo lungo: basti sapere che il film, elaborato collettivamente su iniziativa di un produttore del Québec e affidato a una sola équipe tecnica e a un unico montatore, riesce a raccontare sei diverse storie dando al risultato finale omogeneità stilistica: sia nell’ambiente (Montréal), sia nel tono, ironico e umoristico su un fondo comune di amarezza, sia nella fotografia che evoca il bianco e nero dei film di Jim Jarmusch.

Fa da tessuto connettivo tra i vari episodi – che s’intrecciano e si alternano, ma senza interferire l’uno con l’altro – il personaggio di un conducente di taxi greco di nome Cosmos. Il primo segmento, L’individuo, segue un insospettabile serial-killer a spasso per la città ed è il meno risolto. Il più poetico riguarda lo strano incontro tra Aurora, una ventenne lasciata sola dal ragazzo proprio la sera del suo compleanno, e un anziano gentiluomo che dice di chiamarsi Crepuscolo. Le Technetium imbarca sull’auto di Cosmos un giovane filmaker, tutto emozionato perché deve essere intervistato alla tv, e lo scarica in uno studio televisivo isterico dove l’unica preoccupazione di tutti è quella di rifargli il look.

E’ grottesco Jules e Fanny: Jules è ossessionato dall’idea di vedere il seno della sua ex-ragazza, che se lo è rifatto dopo la loro separazione. C’è anche la variante in corto di un vecchio film di Agnès Varda, Cléo dalle cinque alle sette, resoconto su una donna in attesa di un responso medico. Qui è un giovane, Joel, che aspetta di sapere il risultato del test dell’Aids, mentre l’amica Yannie cerca di distrarlo portandolo a spasso in auto. L’ultimo episodio promuove a protagonista lo stesso Cosmos che, vittima del furto del suo taxi, va all’inseguimento dei ladri assieme a un collega schizzato e filosofeggiante.

I sei giovani registi (di età variante tra i 25 e i 32 anni) mostrano non soltanto di avere affinato i loro strumenti con i cortometraggi diretti in precedenza, ma anche che si può trasformare un mosaico di corti in un lungometraggio con tutti i crismi. A Cosmos è abbinato, per restare in tema, il vincitore del premio per il miglior cortometraggio al festival Torino Giovani ’97: La lettera di Dario Migliardi, con Valerio Mastandrea.

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