Dalla rassegna stampa Cinema

Figli di Annibale

… Non c’è dubbio che il road movie a due li farà scoprire fratelli, complici, amici, seguendo vari ordini e gradi di amicizia…

Ancora una volta su e giù per l’Italia, dal Nord comasco al Centro, al Sud, fino a un sospirato imbarco per l’Africa con la colonna sonora di “Aggiungi un posto a tavola”: sarà un happy end? Il regista ha forti dubbi in proposito. Davide Ferrario, regista self made in Bergamo, rischia di iniziare il suo nuovo film facendo di nuovo dire al suo protagonista “Tutti giù per terra”, come nel suo applaudito film giovanilistico con Valerio Mastandrea, arrivato fino al Sundance Festival. Al diavolo la coerenza, dice l’autore. Qui accade che un imbranato rapinatore, Silvio Orlando, il sudista, faccia un colpo in banca e si prenda per ostaggio Diego Abatantuono. Non c’è dubbio che il road movie a due li farà scoprire fratelli, complici, amici, seguendo vari ordini e gradi di amicizia. [+]
Ancora una volta su e giù per l’Italia, dal Nord comasco al Centro, al Sud, fino a un sospirato imbarco per l’Africa con la colonna sonora di “Aggiungi un posto a tavola”: sarà un happy end? Il regista ha forti dubbi in proposito. Davide Ferrario, regista self made in Bergamo, rischia di iniziare il suo nuovo film facendo di nuovo dire al suo protagonista “Tutti giù per terra”, come nel suo applaudito film giovanilistico con Valerio Mastandrea, arrivato fino al Sundance Festival. Al diavolo la coerenza, dice l’autore. Qui accade che un imbranato rapinatore, Silvio Orlando, il sudista, faccia un colpo in banca e si prenda per ostaggio Diego Abatantuono. Non c’è dubbio che il road movie a due li farà scoprire fratelli, complici, amici, seguendo vari ordini e gradi di amicizia. Perché c’è perfino un ispirato piano sequenza “open air” in cui il nostro Diego, eterosessuale a prova di ruolo avverso, abbraccia un po’ più che fraternamente il suo amico e si scopre che anche qui ci sono gli “in” e gli “out”. E naturalmente i ruoli si capovolgono, si rendono complementari, la fuga sembra non avere fine, con una certa valenza anche di metafora. Ma “Figli di Annibale”, prodotto da Maurizio Totti per la Colorado Film, allietato dalla presenza femminile di Valentina Cervi, è un film che sembra casual ma che vuole denunciare le ultime spiagge psicologiche di una certa Italia. La coppia del malvivente e dell’ostaggio, classica di un certo cinema d’azione americano, entra così nello stereotipo del nostro cinema e del nostro Paese, percorso quasi nella sua chilometrica totalità con buonsenso del ritmo e un fine lavoro a due della coppia Orlando & Abatantuono, a prova di pubblico. Perché, naturalmente, è il cittadino comune quello più scapestrato e spregiudicato, gli affari e la moglie gli vanno a rotoli e il sequestro e la fuga gli si presentano come un effetto speciale del destino che gli consente di ricominciare. A Ferrario la prima e l’ultima parola: “La contiguità tra dramma e commedia è un vecchio paradosso della condizione umana, ma certo non finisce di stupire. Io stesso, pur pessimista, adoro le commedie e i comici. Forse perché ridere cura, redime, rende gli uomini più simili agli dei di quanto lo faccia la disperazione. Perciò io, ateo convinto, credo che la comicità sia un atto di fede laico. E come segno del destino, è accaduto che, due giorni dopo l’inizio delle riprese, abbiano dato il premio Nobel a Dario Fo: l’ho considerato un augurio. E la nostra è una storia comica fatta da uomini – maschere che si portano addosso lo spirito dei tempi in cui vivono, raccontata con la massima leggerezza di cui sono capace. E più che a Dino Risi e Mario Monicelli, pensando “Figli di Annibale” ho discusso con Silvio e Diego di Totò e della sua arte comica senza obiettivi alti”.
Da Il Corriere della Sera, 11 marzo 1998 [-]

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Figli di Annibale
Un film di Davide Ferrario. Con Silvio Orlando, Diego Abatantuono, Valentina Cervi, Flavio Insinna, Ugo Conti, Pietro Ghislandi, Enrico Salimbeni, Gianluca Gobbi, Sergio Rubini, Caterina Sylos Labini. Genere Commedia, colore 92 minuti. – Produzione Italia 1998.

Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)

Non ci saranno, negli annali del cinema gayo ’98, solo i baci appassionati tra Tom Selleck e Kevin Kline nella deliziosa commedia “In e out” o di Bruce Willis con Stephen Spinello in “The jackal” (quello con Richard Gere è stato tagliato), come dimostra il servizio su “Ciak”; ma anche Diego Abatantuono ci prova e ne è rimasto contento. “Bacio, in modo piuttosto realistico, il giovane poliziotto Flavio Inzinna, di cui nel film sono innamorato, in un enorme piazzale deserto sul lago, mentre risuonano le note di “El Pueblo”: una scena romantica – racconta Abatantuono -. È stato un debutto, ora vedremo il da farsi”. Il tutto accade nella commedia “on the road” di Davide Ferrario “I figli di Annibale”, in cui un bandito proletario (Silvio Orlando) sequestra in una rapina l’imprenditore Diego “uno che sta a cavallo tra il periodo della mazzetta e Tangentopoli e che non ha nulla che lo possa candidare tra gli omosessuali. Perciò per il pubblico sarà certamente una sorpresa”. Tu quoque, Diego. Per la gente sei l’ultimo che potrebbe diventare gay. “E perché? Mi sono divertito proprio per questo, perché sono, come tutti, un candidato alla bisessualità che appartiene a molti italiani. Del resto, nella storia ho moglie e figlia. Tutti gli amori sono uguali, sono gli altri che li rendono “diversi”. Nessun pentimento, quindi, nel ruolo gay, nessun problema per la popolarità? “Ma figuriamoci. Sono convinto che alcuni temi che riguardano l’omosessualità e il razzismo, vedi il film di Benigni, se vengono trattati soft acquistano un maggior peso per il pubblico, specie per quello preconcetto. Così abbiamo fatto: scoprirmi a un certo punto gay non è un problema per il racconto, non chiediamo se sia giusto o sbagliato, lo offriamo come un dato di fatto, un lato caratteriale del personaggio, una variante non impazzita. Non c’è alcun compiacimento, il clima resta quello di una commedia, ma in cui io amo un poliziotto. E allora? Lo strano è che sembri strano. Non c’è problema più grave, attuale del razzismo: olocausto o gay è sempre la stessa storia”. Comunque, Diego Abatantuono ha il film di Pupi Avati in arrivo, “Il testimone dello sposo”, e gira con la Comencini “Matrimoni”: siamo in regime etero a tempo pieno.
Da Il Corriere della Sera, 21 gennaio 1998

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