Dalla rassegna stampa Cinema

I Vesuviani

Favola humor tutta su colori elettrici surreali, i vesuviani non è adatto a chi rifiuta le iperbole cinematografiche, il meta-cinema e la satira politica…

Favola humor tutta su colori elettrici surreali, i vesuviani non è adatto a chi rifiuta le iperbole cinematografiche, il meta-cinema e la satira politica. Fiammeggiante come sempre, apre Pappi Corsicato con La stirpe di Iana, omaggio definitivo a Herscell Gordon Lewis e soprattutto a Russ Meyer e alla sua banda di bad-girls superdotate di Faster Pussycat Kill! Kill! Anna Bonaiuto, Iaia Forte, Anna Avitabile, Cristina Donadio, Paola Iovinella sono amazzoni in motocicletta dai nomi “detergenti” Atlas, Ajax, Dixan, Tilde… Fallo. Ragazze dal pugno facile, anti masochiste magiche, dee che volano in acrobazie degne di Tsui Hark sulla spiaggia sotto il Vesuvio. Il culto della dea Iana non è morto e spazza via la camorra a colpi di corpi sessualmente terrorizzanti, proprio come le cowgirsl di Gus Van Sant. Segue Maruzzella di Antonietta de Lillo (autore del soggetto Marcello Garofalo), il cui tocco produce uno degli episodi più belli, nell’interpretare la sala buia di un cinema a luci rosse, dominata dal travestito Maruzzella ( grandissimo Enzo Moscato) magistrale nelle pratiche sessuali misteriose, alchimie culinarie più che altro, o ombre cinese che trasmettono l’estasi. Centro d’attrazione del locale, Maruzzella, disillusa/o dall’amore incontra una strana spettatrice (Nunzia di Somma), che piange alla vista delle pratiche cine-porno più basse. E la scena hard si trasforma in una carta di cioccolatini lucente e una spiaggia dove Maruzzella e la spettatrice danno un finale coi fiori d’arancio alla celebre frase di Billy Wilder “nessuno è perfetto”. Suggestioni narrative meno potenti nei due episodi successivi, anche se entrambi tengono “bordone” al film, cioè danno un accompagnamento armonico fisso e non spezzano il ritmo. Sofialoren di Antonio Capuano risulta un po’ depotenziato nella sua tenera storia della principessa africana-polipo, tenuta amorevolmente in una tinozza da un pescatore di Pozzuoli (Tonino Taiuti) dalla eccessiva costruzione teatrale, e dalla meravigliosa rivisitazione del porto puteolano di Giuseppe Gaudino. Il diavolo nella bottiglia di Stefano Incerti scatena il divo della new wave napoletana Antonio Pennarella in un ennesima variazione sul tema “patto con il diavolo”. Una bottiglia misteriosa darà l’opportunità a un barbone “vesuviano” di riscattarsi dalla miseria. Il diavolo meglio del sindaco? “Ma voi non sapete quanti problemi devo affrontare “si lamenta, appunto, il sindaco Toni Servillo, nell’episodio contestato di Mario Martone, mentre sale faticosamente le pendici del vulcano. Un finale pungente, amaro, ma affettuoso La salita, nello stile “classico” di Martone, che allunga la sua memoria cinematografica da Pasolini a Rossellini. Incontri fantasma del primo cittadino oppresso da una città che implode. I morti di Secondigliano fanno capolino da un dirupo e il sindaco promette che farà di tutto per “tirarli fuori”; il cantante popolare ( Vincenzo Peluso), cooptato dagli intellettuali di sinistra (Nino d’Angelo?), che implora il sindaco di firmare una delibera per l’annullamento dei concerti; un libro raccolto tra la polvere: Stato e rivoluzione di Lenin; una prostituta malinconica; l’attrice popolare dell’avanguardia tornata dall’America. E lo spettro in abito da sers di Francesca Spada (Anna Bonaiuto) che si suicidò, dopo essere stata oggetto di lapidazione politica dall’apparato del Pci, in quando moglie “borghese” di un funzionario dissidente (Mistero napoletano di Ermanno Rea). Così finisce I vesuviani, con un sindaco che deve rispondere a un oceano di voci di protesta, accusato di dare retta ai media, ma che almeno sa ascoltare.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.