Dalla rassegna stampa Cinema

Mala Noche

Con Mala Noche Gus Van Sant ha girato un film sulle passioni che è autenticamente appassionante. . .

Con Mala Noche Gus Van Sant ha girato un film sulle passioni che è autenticamente appassionante. L’ardore di un’attrazione sessuale è dentro le immagini (…), nell’uso poetico e sperimentale che il filmmaker fa del cinema. Forse per questo la passione amorosa, condannata inevitabilmente allo scacco, che è al centro del film, appare nondimeno vitale. Van Sant non può dare espressione ad un puro nichilismo esistenziale, entusiasta com’è per le possibilità espressive del suo mezzo (…).
Tratto da un racconto a sfondo autobiografico di Walter Curtis, Van Sant rende sì l’ossessione di Walt credibile, ma ha anche l’accortezza di mostrarci Johnny per quel che è realmente: niente più che una bellezza maschile. Il film ci mostra Walt e il suo folle desiderio, ma senza schierarsi dalla sua parte. Molto in basso nella scala sociale, Walt sa che ha comunque un vantaggio sul messicano, immigrato clandestinamente, che approfitta del buco che Walt gli offre per dormire. Il disprezzo del messicano per il gringo è mischiato ad attento calcolo. E un suo amico, Roberto, è disposto per denaro a fare l’amore con Walt. La spregiudicatezza di Johnny e Roberto è il loro modo per sopravvivere e farla ai gringo, di cui disprezzano l’omosessualità.
Tim Streeter, l’unico attore di professione nel cast, è stata la scelta giusta per Van Sant. Egli sa rendere gli improvvisi cambiamenti d’umore nel personaggio (non si può mai essere sicuri di cosa stia pensando), e ne offre un’interpretazione ricca e complessa. Un alone poetico sembra circondarlo a tratti, ma il suo personaggio è autentico (…). Ci diviene chiaro come Walt sopravviva alla propria fatale passione, compiacendosi in essa. È affascinato dalla forza della propria passione. Una meraviglia autocompiaciuta che è implicitamente narcisistica, e all’origine della sua visione «erotica» della vita. Ed è forse all’origine anche del mondo poetico di Van Sant. In Mala Noche, come in Drugstore Cowboy, Van Sant dà la vita ad un proprio, esaltato mondo interiore. Qualsiasi cosa guardi – una cascata, le nuvole, la striscia bianca su un’autostrada che si riflette negli occhiali di un personaggio – possiede una forza misteriosa, come fosse il frammento di un sogno.
Allo stesso tempo i personaggi sono inseriti in un continuum da pop art anni Sessanta, che ricorda Godard o Warhol: le luci al neon dei ristoranti, i pacchetti di sigarette, le insegne pubblicitarie, tutto acquista un’importanza singolare. C’è qualcosa di primitivo, eppure al contempo di altamente sofisticato e moderno, nell’approccio alla realtà di Van Sant: riconosce il vuoto nel paesaggio pop, ma comprende anche come proprio questo vuoto dia forza ai personaggi. In Mala Noche il vuoto è una sorta di sollievo. In questi spazi profondi, sperimentare il vuoto è comunque un modo per sapere di esser ancora vivi.

da Los Angeles Times

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