Dalla rassegna stampa Cinema

IL CARO AMICO GAY

… Looking for Langston per esempio: mette in scena, alternativamente, nudi maschili alla Riefensthal (o alla pubblicità dei jeans di Valentino, a piacere), alternati a creature vestite di tutto punto in smoking, di un’ eleganza mai vista. Ballano, stappano bottiglie di champagne. Fanno l’ amore …

BERLINO Sì, c’ è l’ Aids, la paura dell’ Aids. Ma la tentazione di dire ad alta voce, e con immagini su uno schermo, Gay è bello, qua e là, a Berlino, la si vede, e fortissima. Sono film e filmini, proiettati all’ interno della sezione panorama, dai titoli inequivocabili, come ad esempio Gentlemen, (Toilette per signori), e provocatoriamente espliciti come Urinal(Orinatoi). E poi c’ è Jean Genet is dead (Jean Genet è morto), Immagining October girato da Derek Jarman nell’ 86, Ballad of Reading gaol (La ballata della prigione Reading), Looking for Langston, Deflatable man. Tranne Urinal che batte bandiera canadese, tutti gli altri vengono dalla Gran Bretagna. Sono sovente, o vogliono essere, inni, liriche, in morte o comunque in memoria delle varie divinità cui gli omosessuali si inchinano, reverenti. Looking for Langston è dedicato all’ artista nero e omosessuale Langston Hughes. Ballad of Reading gaol è in memoria dei due anni di carcere a Reading di Oscar Wilde, condannato per offesa al pudore. Jean Genet is dead, come dice il titolo, è un omaggio allo scrittore: parla della morte per Aids di un amico del regista (che è Costantine Giannaris), e amplia il discorso all’ isolamento degli omosessuali a causa della minaccia della malattia, e della persecuzione, rifacendosi in qualche modo alla metafora della prigione tanto cara a Genet. Urinal chiama in causa Dorian Grey insieme a Mishima, di nuovo Langston Hughes insieme a Frida Kahio, immaginandoli tutti, anche con Eisenstein, impegnati in un’ inchiesta sulle pratiche sessuali dei gay, nei bagni pubblici dell’ Ontario. Il film di Jarman, è un caso a se, e, al solito, irraccontabile: ambientato in Unione Sovietica, a partire da una didascalia sullo schermo Eisenstein, censurato, Trotzky cancellato va avanti con una serie di immagini spezzate, offuscate, uomini nudi o in divisa, alternantisi continuamente a scritte, come sacrificare il divertimento al profitto, nella razza per vincere la razza, crimini contro il genio e l’ umanità, e così via. Gli autori dei film si chiamano David Farrington (per Gentlemen) Isaac Julien (per Looking for Langston), Richard Kwietniowski, John Greyson (per Urinal). Hanno tutti tra i 30 e i 40 anni, poco più poco meno. L’ omosessualità, così come la raccontano, quasi tutti, sullo schermo, non è un fatto di prosa quotidiana: aspira alle rime della grande lirica. Looking for Langston per esempio: mette in scena, alternativamente, nudi maschili alla Riefensthal (o alla pubblicità dei jeans di Valentino, a piacere), alternati a creature vestite di tutto punto in smoking, di un’ eleganza mai vista. Ballano, stappano bottiglie di champagne. Fanno l’ amore con morbidezza e delicatezza. Quello che il film vuol suggerire è che omosex è eleganza, stile, bellezza, dolcezza, sensualità non aggressiva, bellissimi volti, oltre che corpi. Insomma quella bella retorica che in casa gay, evidentemente, non guasta. Anche i giovanotti-soldati di Jarman si abbracciano con tenerezza: è l’ unica eccezione nel panorama del suo catastrofismo abituale. In Ballad of Reading gaol trionfa il nudo di San Sebastiano trafitto, sul quale compaiono, via via, delle scritte, La casa della bellezza, e simili. Scomparso San Sebastiano dallo schermo, compare il Davide di Michelangelo. Una voce maschile parla di giovani che sono alla ricerca della perfezione e della bellezza. Nei film, diciamo così, eterosessuali, i personaggi maschili fanno sempre delle cose: costruiscono, distruggono, uccidono, si uccidono, cercano, trovano. Nei film omosessuali, gli uomini non fanno: sono. Sono fissati e fermi nella loro corporeità, che non è più una parte, ma è tutto: la macchina da presa si sofferma per lunghissimi minuti, e spesso col ralenti, sulla pelle, i capelli, le bocche (una delle metafore preferite, in più di uno di questi film, è la rasatura dei capelli, scelta, evidentemente, a rappresentare la violenza della società, l’ oppressione, la mortificazione. Il giovanotto prigioniero della società e della malattia che lo porterà a morire, in Jean Genet is dead, è raccontato nella sua cella carceraria mentre disegna sulle pareti un enorme fallo che riempie di cuoricini: una voce fuoricampo commenta la bellezza ha possibilità impertinenti di fare quello che vuole. Gentlemen enfatizza le scritte e i disegni scurrili nei vespasiani: I gabinetti pubblici sono dominio del sesso gay, spiega un rappresentante della categoria, su un giornale berlinese, commentando il film, sono punti di incontro, diventati istituzione, nella lunga storia della persecuzione e del disprezzo contro gli omosessuali…in Gentlemen la subcultura dei cessi si esprime in modo drastico ma sincero. In tutti questi film, oltre alla ricerca formale sottolineata dal frequente ricorso all’ eleganza del bianco e nero, c’ è una ricerca musicale molto attenta. Solo il canadese Greyson, nel suo Urinal, ha anche un po’ voglia di ridere e di far ridere sull’ argomento. Gli altri si prendono estremamente sul serio: troppo.

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