Dalla rassegna stampa Cinema

Scene di caccia in Bassa Baviera

… Se non apparissero di tanto in tanto un jet o un’autostrada, il film potrebbe raccontare una vicenda di secoli bui: è infatti la storia di una psicosi collettiva che mobilita la gente di un paese contro un giovanotto di nome Abram soltanto perché in sospetto di essere omosessuale (oltre che …

Arriva sui nostri schermi, come sempre un po’ di straforo, uno dei migliori film del giovane cinema tedesco. Peter Fleischmann (34 anni, ex studente di cinema a Parigi, documentarista e autore di disegni animati) l’ha girato interamente nel villaggio di Unholzing, nella Bassa Baviera, mescolando gli attori professionisti con la gente autentica. Se non apparissero di tanto in tanto un jet o un’autostrada, il film potrebbe raccontare una vicenda di secoli bui: è infatti la storia di una psicosi collettiva che mobilita la gente di un paese contro un giovanotto di nome Abram soltanto perché in sospetto di essere omosessuale (oltre che protestante). L’interprete di Abram è Martin Sperr, autore della commedia alla quale si è ispirato il regista Fleischmann. Ma i valori dell’opera, più che sul piano drammaturgico, vanno cercati nella capacità di far rivivere una precisa situazione sociologica in immagini tanto eloquenti da diventare tipiche. Non a caso il racconto si apre con una cerimonia religiosa e si conclude con una festa campestre, dopo essersi svolto attraverso una ridda di bicchieri di birra, spanciate di carne suina, volgarità a ruota libera e accordi di fisarmonica. Fleischmann sembra rivendicare una certa innocenza solo al mite Abram e, più ancora, a un ragazzotto scemo che si fa beffe di tutti ed è meno pazzo della gente savia: solo lui immune, si direbbe, dalla rinnovata virulenza del bacillo nazista.

Da Tullio Kezich, Il Mille film. Dieci anni al cinema 1967-1977, Edizioni Il Formichiere

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