L'inquilino del terzo piano

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L'inquilino del terzo piano

Per gli amanti dell’umorismo tetro e grottesco. Racconta di un impiegato polacco che riesce finalmente a trovare un inquietante ed orribile appartamento la cui locataria si è gettata dalla finestra ed è ora ricoverata all’ospedale. Egli va così a visitarla per essere sicuro che non stia per ritornare nell’appartamento. Appena la vede lei gli lancia uno sguardo e muore. Il seguito è un crescendo persecutorio e surreale animato dai personaggi più loschi che lo obbligano a travestirsi per ripercorrere la sorte della donna che l’ha preceduto. Egli diventa sempre più posseduto dal personaggio della donna suicida seguendo una ambigua ed insana rappresentazione trans. Umorismo da brividi.

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Un commento

  1. Il Polanski che preferisco. Con Rosemary’s baby e’ indubbiamente il suo capolavoro. Un film che attraverso originalita’ e sapiente maestria ci trasporta nelle piu’ recondite angosce dell’animo umano. Il rapporto che il protagonista instaura con i propri vicini di casa o per meglio dire del rapporto che loro instaurano con lui, diviene metafora dell’ incapacita’ dell’ uomo moderno di gestire i rapporti con gli altri, il tutto filtrato attraverso la lente di Polansky che con uno stile tetro, kafkiano, a tratti surreale ci fornisce una chiave di lettura solo all’ apparenza bizzarra. Il film nell’ arco del suo svolgimento diviene un incubo dal quale si desidera risvegliarsi. Questa e’ una pellicola che consiglio anche a chi non e’ amante di thriller e horror, la prova del nove che anche un thriller puo’ avere spessore e arrivare a comunicare un brivido piu’ all’ intelletto che alla spina dorsale. Ad ogni modo siamo sempre li, la trasformazione di Polanski in Simone Shull e’ dettata da un lento scivolare nella follia, non da un cambio di genere. Unica parentesi gay e’ quando Polanski dialoga con un amico di Stella (Isabelle Adjani) che appare sottilmente attratto da lui.

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Un modesto impiegato di origini polacche, Trelkovski, è in cerca di un appartamento a Parigi. Ne trova uno di una ragazza, Simone Choule, che ha tentato il suicidio gettandosi dalla finestra. Trelkovski si reca all’ospedale dove la ragazza versa in fin di vita. Entrato in possesso dell’a stanza, comincia a essere oggetto di una serie di angherie da parte degli inquilini (quasi tutti anziani dall’aspetto inquietante). Tratto da un romanzo di Roland Topor, è uno dei più alti risultati della poetica polanskiana della quotidianità che si fa incubo. Nelle versioni italiana, francese e inglese, il regista ha doppiato se stesso.

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