10 V.I.P. dell'anno 2017

In questa classifica, che potrebbe essere assai più lunga ma che abbiamo voluto uniformare alle altre, sono elencate le personalità pubbliche italiane che, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, hanno maggiormente illuminato e difeso, con lavoro e manifestazioni pubbliche, la realtà, i diritti, l’uguaglianza e la positività del mondo omosessuale.

Classifica

  1. Tommaso Cerno

    Tommaso Cerno

    Condirettore del quotidiano La Repubblica dal 25 ottobre 2017 (prima era direttore del Messaggero Veneto e poi del settimanale L’Espresso), è stato dirigente nazionale di Arcigay e fra i promotori del Gay Pride di Venezia. In una trasmissione su La 7 che aveva per tema le unioni civili aveva detto come premessa di “essere omosessuale, alto, biondo e bello” lamentando poi l’assenza in Italia di una legge contro l’omofobia. Franco Grillini su Gaynet ha così commentato la sua promozione a condirettore di La Repubblica: “si tratta di un fatto storico di grande portata e di forte cambiamento: per la prima volta un omosessuale dichiarato arriva ai vertici della testata di riferimento del mondo progressista italiano segnando un cambiamento profondo nel modo di essere del giornalismo e dell’informazione”. Recentemente Tommaso Cerno era stato minacciato di morte da un anonimo che aveva postato su Twitter la frase “Finocchio di merda, stasera sei invitato a cena… porta anche i tuoi amichetti, mi raccomando” con la foto di una tavola apparecchiata con cappi da impiccato. Quest’anno è stato individuato e indagato l’autore della minaccia.

  2. Franco Buffoni

    Franco Buffoni

    Franco Buffoni è uno dei più grandi poeti italiani vivente, traduttore e scrittore di numerosi testi di poesia e di quattro romanzi. Vincitore di prestigiosi riconoscimenti letterari, tra cui il Premio Viareggio. Davide Nota, su il quotidiano Huffington Post, gli ha dedicato quest’anno un ampio articolo dal titolo “La lotta di liberazione omosessuale nella poesia di Franco Buffoni”, spiegando che “fino a quando l’omosessualità non sarà considerata, culturalmente e legislativamente, come un evento naturale, un poeta omosessuale non potrà che concentrare tutte le proprie energie compositive attorno al tema”. Così infatti ha sempre fatto Buffoni, anche nella sua ultima opera, “Personae” (pubblicata quest’anno dall’editore Manni), un dramma in cinque atti, scritto in versi, dove si racconta la storia di una coppia gay formata da Narzis, professore di filosofia alsaziano, e suo marito Endy, un tecnico informatico ed ex operaio, che hanno avuto due figli avuti con gpa. Abbiamo poi la storia di Inigo, prete lefebvriano, che vive in una confraternita dedicata a Venner, l’uomo che si suicidò a Parigi il 21 maggio 2013 per protestare contro il matrimonio gay, e di Veronika, donna ferita nell’orgoglio e nell’amore, abbandonata dal promesso sposo, Kosta, che si scopre omosessuale. Buffoni, intervistato, ha detto: “la gpa è un nervo scoperto all’interno della comunità Lgbt e non solo. Trovo detestabile che la gpa sia definita “utero in affitto” perché non ho mai sentito nessuno chiamare le balie, che pure hanno cresciuto e allevato tanti fanciulli, “mammelle in affitto”.”

  3. Natalia Aspesi

    Natalia Aspesi

    Natalia Aspesi è sicuramente la giornalista italiana più amata dagli omosessuali, che in ogni occasione, sia negli articoli che nei dibattiti pubblici ha sempre difeso a spada tratta. Dai primi anni novanta cura, sul settimanale Il Venerdì di Repubblica, la rubrica “Questioni di cuore”, una specie di corrispondenza coi lettori dove molto spesso affronta problemi sull’amore e il sesso anche omosessuali. Quest’anno ha dichiarato, con una certa soddisfazione, che dopo la legge sulle unioni civili sono diminuite di molto le lettere che riceve da omosessuali depressi o arrabbiati. Rimarchevole la risposta che quet’anno ha dato, rivolgendosi a tutti quelli (anche gay) che denigrano o rifiutano i Gay Pride: “Chi se la prende con il gay pride, un solo giorno all’anno di festa vistosa in varie città, in realtà ha trovato il modo meno razzista di esprimere il suo rifiuto degli omosessuali: forse un po’ se ne vergogna, e quindi si limita a esprimere il suo dissenso per quella che viene definita una carnevalata. In più può essere che gli omosessuali vivano nella vergogna e nella sofferenza, defilati ed emarginati, ma siano talvolta allegrissimi, non gli piace per niente. Resta un mio problema: quello di non aver mai capito perché ancora oggi l’esistenza degli omosessuali crei problemi. Non penso per ragioni sessuali, visto che le coppie etero che non siano estremamente pie ed esclusivamente riproduttive a letto fanno più o meno le stesse cose e con il medesimo entusiasmo quando c’è”.

  4. Fabio Mollo

    Fabio Mollo

    Fabio Mollo, regista e sceneggiatore tra i più quotati (e premiati) dei non molti autori emergenti italiani, sposato a new York con Daniele Balicco, ha diretto nel 2017 il bellissimo film “Il padre d’Italia”, storia di un omosessuale bisognoso di paternità. Nel 2016 Mollo aveva seguito da vicino la lavorazione della serie televisiva The Young Pope di Paolo Sorrentino producendo il documentario The Young Pope – A Tale of Filmmaking, che ripercorreva il dietro le quinte della serie. Intervistato da molti media, Mollo ha dichiarato: “Il primo titolo del film [“Il padre d’Italia”] era ‘Contro natura’. Qualche anno fa ho anche provato a fare un documentario sul primo Gay Pride calabrese che si chiamava proprio così. Non è stato però possibile farlo. Io sono gay, ho un compagno, stiamo insieme da tanti anni e ci siamo sposati civilmente. Abbiamo provato a domandarci se è arrivato o no il momento di diventare genitori. Ci siamo domandati anche noi se fosse naturale o contro natura. L’amore va oltre il pensiero… Molte volte, in Italia, quando fai un film gay è come se tutto il resto sparisse. Questa cosa ha anche rallentato il processo dei diritti civili… Al Centro Sperimentale di Cinematografica fui quasi cacciato perché avevo fatto il primo corto a tematica omosessuale in settant’anni, si chiama Al buio. È ispirato al romanzo breve Mr. Brother di Cunningham”.

  5. Maria De Filippi

    Maria De Filippi

    Maria De Filippi è ormai abbonata a pieno diritto a questa classifica (lo scorso anno era in testa), definita regina della tv italiana per i tanti programmi di successo da lei condotti, prodotti e spesso generati, basti ricordare Amici, C’è posta per te e Uomini e donne, dove trova sempre modo di inserirci (come categoria) e difenderci. E’ successo anche quest’anno proprio con il programma “Uomini e donne”, da lei ideato e condotto dal lontano 1996, dove quest’anno ha inserito per la prima volta dei ‘tronisti’ omosessuali (candidati a formare delle coppie gay che possano iniziare una relazione sentimentale nella vita reale). Questo ‘trono gay’ ha riempito le pagine di moltissimi media, sia per la novità che per le qualità dei personaggi selezionati. Purtroppo non sono mancate minacce di morte dirette a Maria De Filippi, che ha dichiarato: “Sono contenta del percorso fatto da Alex, un ragazzo d’altri tempi. Si è presentato ai provini con i genitori. Siamo già alla ricerca di un nuovo tronista gay, bisogna fare molta attenzione perché siamo molto esposti. Mi sono dovuta rivolgere alla Digos per denunciare minacce anonime”. A Maria De Filippi tutto e sempre il nostro incondizionato sostegno.

  6. Cristiano Malgioglio

    Cristiano Malgioglio

    Cristiano Malgioglio, non è un personaggio gay che unisca il mondo omosessuale, ma è sicuramente tra i più visibili e importanti nel panorama dello spettacolo italiano. E’ autore dei testi delle più belle canzoni della musica italiana. Ha scritto per artisti come Giuni Russo, Mina, Adriano Celentano, Milva, Rita Pavone, Patty Pravo, Iva Zanicchi, ecc. Dagli anni 2000 si guadagna anche una certa popolarità partecipando a diversi show come L’isola dei famosi e X Factor. Quest’anno ha partecipato come concorrente alla seconda edizione del reality Grande Fratello VIP, diventando uno dei protagonisti in assoluto del programma. Riempiendo le cronache dei media con ironiche affermazioni tipo: “Nel Grande Fratello Vip ho fatto la soubrette, la zingara, la maga delle vergini, a volte ero etero e altre omosessuale. Jeremias bacia benissimo, ha labbra morbidissime. Ho baciato tutti perché non sapevo che cacchio fare”. Abile polemista ha così commentato il tardivo coming out di Gianna Nannini: “Trovo triste che si faccia coming out superati i sessant’anni. È giusto che gli omosessuali si siano risentiti con la Nannini”. Tra le tante esilaranti esternazioni nello show: “Sono gay, indosso questa bellissima pelliccia, gli occhiali e sono splendido – Se fosse stato “normale” di questi tempi magari sarei un semplice vecchietto, invece no, sono una star che sprizza gioia e colore da tutti i pori e ne sono fiero – Accetto i gay pride e ad altre manifestazioni di questo tipo, sebbene non sia pienamente d’accordo poiché non sono favorevole alle esagerazioni e alle esternazioni forzate – Ho scoperto di essere omosessuale a 16 anni: mio padre mi ha portato il disco di Carmen Miranda e sono impazzito. Ho iniziato a muovermi come lei davanti allo specchio, con la vestaglia di mia mamma e dei fichi d’India, mele e pere.” Ha rivelato di essere stato invitato a cantare in Corea del Nord da presidente Kim Jong Un, ma commenta: “Ma se vado quello mi spara con i cannoni, come faccio a cantare ‘Baciami’ o ‘Gelato al cioccolato’ da quello?”

  7. Francesca Vecchioni

    Francesca Vecchioni

    Ritorna in classifica Francesca Vecchioni, figlia del famoso cantautore, che continua la sua instancabile attività mediatica in difesa del mondo e della cultura gay. E’ autrice del bellissimo libro “T’innamorearai senza pensare..” e ideatrice e curatrice del sito “Diversitylab.it” che ogni anno pubblica il Diversity Media Report (DMR), studio sulla rappresentazione di tematiche e persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI) nei media italiani, oltre a partecipare a diverse iniziative pubbliche. Quest’anno, invitata a parlare della sua storia come donna lesbica e madre di due figli in un istituto scolastico superiore, ha sollevato un mare di polemiche e proteste, che la direttrice scolastica e gli stessi alunni non hanno preso in considerazione. Commentando i risultati del DMR, Francesca dice: “Negli ultimi dieci anni solo 147 notizie all’anno dei principali telegiornali riguardavano le persone lgbt. Nel 2015 sono state 320 e nel 2016 sono triplicate: 1.037. Ma soprattutto è cambiato il modo di parlarne: i media hanno iniziato a dare sempre di più voce a gay, lesbiche e transgender, ai loro familiari e a coloro che li conoscono, per esempio perché lavorano con loro. Fino a qualche tempo fa non era così, le persone lgbt erano soprattutto oggetto di un discorso fatto da altri, come se fossero una specie esotica vista da lontano”. Tutto questo anche grazie al suo impegno.

  8. Marco Di Just

    Marco Di Just

    Anche quest’anno (lo scorso anno avevano riempito questa classifica) abbiamo avuto diverse ed importanti unioni civili. Tra queste una delle più discusse (e coraggiosa) è stata quella del capo scout col compagno Luca Bortolotto. Una cerimonia bellissima: “Municipio e piazza centrale paralizzati da una folla mai vista, una band improvvisata a suonare “Somewhere over the Rainbow” e “Dio è morto” di Guccini, poesie di Pablo Neruda, bacio davanti a famiglie e amici, lanci con riso e coriandoli a forma di cuore”, seguita dal viaggio di nozze in bicicletta. Purtroppo sono subito state richieste le sue dimissioni da capo scout, “un omosessuale sposato, nonostante lo Stato dal maggio 2016 ne riconosca il diritto al “matrimonio”, non può animare i campeggi di bambini e adolescenti cattolici e deve dimettersi” dice un prete suo superiore scout, perchè “Dio accoglie tutti, ma la Chiesa annuncia la bellezza del matrimonio tra uomo e donna, volto a generare figli. Se uno fa l’educatore di un’associazione cattolica e non è in linea con la sua missione”. Agesci e Azione Cattolica non hanno però preso decisioni in merito, limitandosi a proporre un tavolo di confronto sul tema dell’educazione alla sessualità e all’affettività invitando a un’ampia riflessione, perchè, scrive Avvenire, “Non si tratta di rivoluzionare la teologia morale a proposito degli atti omosessuali – compito che in ogni caso non tocca alle associazioni – né di stabilire un nuovo elenco dei permessi e dei divieti. Bensì di affrontare in modo originale e inclusivo, adeguato alle richieste dei tempi, il problema dei percorsi educativi”.

  9. Giorgio Zinno

    Giorgio Zinno

    Un’altra unione civile che ha riempito le cronache è stata quella del sindaco gay di San Giorgio a Cremano, col suo compagno, Michele Ferrante. Anche grazie ad un selfie che hanno fatto mentre erano in viaggio di nozze a Dubai, un ‘bacio impossibile’ (una riga bianca separa il viso dei due sposi che starebbero per baciarsi), pubblicato su Facebook con il commento: “Qui tante cose sono vietate, e per ogni bacio dato un morso ricevuto…” in sfida alle rigidissime leggi islamiche degli Emirati. A Giorgio e Michele non manca certo il coraggio, come spiega Giorgio: “Non mi sono mai nascosto, né ho mai celato al Partito democratico la mia lunga convivenza con Michele…anzi”. Madrina d’eccezione al loro matrimonio è stata nientemeno che Monica Cirinnà (che li ha però invitati a non esagerare). Un matrimonio celebrato “nell’anfiteatro all’aperto di una delle ville vesuviane, con tripudio di palloncini rosa lanciati verso il cielo, una trans a cantare gospel, fiori d’arancio, pasticcini e lungo bacio in pubblico”

  10. Ivan Scalfarotto

    Ivan Scalfarotto

    Chiudiamo questa breve classifica con un’altra unione civile ‘politica’, quella del viceministro Ivan Scalfarotto (sottosegretario nei governi Renzi e Gentiloni) con Federico Lazzarovich, celebrata dall’assessore Pierfrancesco Majorino. Si è trattato del primo membro di un governo italiano ad usare l’istituto delle Unioni Civili. Ivan ci teneva a celebrare questo matrimonio mentre era ancora in carica, per “affermare il principio della non diversità, anche per chi ha un ruolo pubblico” sebbene “Io e Federico conviviamo da 11 anni, siamo una coppia attempata. È solo la conclusione di un percorso, in fondo… Sono anni che io e Pierfrancesco parliamo di questo giorno. Tutti e due eravamo convinti che non sarebbe arrivato mai, perché mai nessun governo e nessun Parlamento avrebbero approvato una legge sulle unioni gay. Invece il destino ci ha dato torto. Meglio così”. Ivan Scalfarotto è stato l’unico politico italiano ad entrare nella classifica “Global Diversity List” pubblicata ogni anno dall’Economist che elenca le cinquanta persone che hanno maggiormente contribuito, nella loro funzione pubblica, al progresso e al riconoscimento dei diritti della diversità.

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