Anna Paola Concia

Anna Paola Concia
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  • Data di nascita04/07/1963
  • Luogo di nascitaAvezzano

Anna Paola Concia

Anna Paola Concia è una politica e deputata italiana del Partito democratico, attivista per i diritti LGBT, eletta alla camera nel 2008.

Dal sito web di Paola Concia:

Ho 47 anni, sono abruzzese. Vissuta fino ai 18 anni ad Avezzano, la mia città natale, mi sono diplomata all’ISEF all’Aquila, dove nel 2001 mi sono laureata in Scienze Motorie: sono insegnante di educazione fisica e maestra di tennis. Lì ho cominciato a fare politica nel PCI (sì, nel PCI, avete letto bene). Pur lavorando nel mondo dello sport, la politica mi appassiona dalla fine degli anni ’80. In quegli anni mi sono sposata.

Nel ’92, dopo la morte di mia madre, mi sono allontanata dall’Abruzzo e mi sono separata. A Roma è cominciata un’altra vita, più serena e sincera. Il mondo dello sport era il mio lavoro e la mia passione. Ma la politica incalzava. Ho cominciato a fare esperienze istituzionali: nel 1994 ho cominciato a lavorare alla Camera come assistente parlamentare di Franca Chiaromonte, poi nel 1996 sono stata consulente al Ministero per le Pari opportunità con Anna Finocchiaro (lo abbiamo inventato insieme); nel 1998 ero consulente per lo sport con Giovanna Melandri e sono stata tra le fondatrici di EMILY in Italia, associazione che promuove la presenza delle donne nella vita pubblica. Nel 2001 sono tornata a fare la Manager Sportiva lavorando per anni all’organizzazione degli Internazionali di tennis. Ho poi lavorato dal 2006 al 2009 come manager pubblica, da Presidente dell’Agenzia Regionale dello Sport della Regione Lazio. E ho ricoperto il ruolo di Vice Presidente di D52, associazione che lavora per un maggiore protagonismo delle donne nella vita pubblica e del mondo del lavoro. Dopo essere stata portavoce nazionale di Gayleft lo sono stata del Tavolo degli Omosessuali del PD.

Nel 2002 ho fatto “coming out”, ho superato la schizofrenia sul mio orientamento sessuale e mi sono riconciliata con me stessa. Ho cominciato da allora a fare la mia battaglia sui diritti civili e in particolare per i diritti dei gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, prima dentro i Democratici di Sinistra e ora dentro il Partito Democratico.

Perché conduco la mia battaglia per i diritti civili dentro un partito e non dentro il movimento? Perché se i partiti, e in particolare il più grande partito italiano del centro sinistra, non assumono su di sé questa battaglia, questa battaglia non si vince, semplicemente. E io questa battaglia la vorrei vincere.

Alle elezioni politiche del 2008 sono stata eletta deputata in Puglia.

In Parlamento faccio parte della Commissione Giustizia e mi sono occupata innanzitutto di diritti civili e della presenza delle donne nelle istituzioni. Sono relatrice della legge contro l’omofobia e la transfobia per la seconda volta. Ho presentato tre proposte di legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso: 1) equiparazione del matrimonio omosessuale a quello eterosessuale; 2) un istituto giuridico a parte per le coppie omosessuali equivalente al matrimonio, 3) proposta di legge sui PACS.

Ho presentato poi una proposta di legge sulle famiglie omogenitoriali e una proposta contro le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Sono orgogliosa di aver contribuito a far ricevere le associazioni omosessuali e transessuali dal Presidente della Repubblca Giorgio Napolitano il 17 maggio 2010 in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia.

Nella mia attività politica mi occupo attivamente anche di sport (sono responsabile dell’area sport del PD), di giovani, e ovviamente della Puglia, la regione dove sono stata eletta; ma più in generale di come costruire un paese economicamente e socialmente al passo con la modernità. Il mio orientamento è liberale sulle libertà individuali e su alcuni temi economici. Sono convinta infatti che lo sviluppo economico passi attraverso la costruzione di società inclusive, dove tutti, nel pieno rispetto reciproco, possano sentirsi cittadini di serie A.

Purtroppo, c’è un grandissimo tabù della cultura politica italiana e anche del centro sinistra: quello di non considerare i diritti civili il motore della crescita e dello sviluppo. La ricchezza di un paese si ottiene invece affrontando il tema dei diritti sociali e dei diritti civili mettendoli sul stesso piano, dando loro la stessa importanza senza ordine di priorità.

I diritti dei lavoratori sono importanti tanto quanto i diritti di due donne che si amano di costruirsi una famiglia e di vivere libere dal pregiudizio e dalla discriminazione.

Dobbiamo trovare tutti il coraggio – non di dirlo – ma di fare politiche costruttive in questa direzione. Abbiamo il coraggio di parlare di omosessuali senza tanti giri di parole e andando al cuore del problema?

Questo coraggio non può essere richiesto e delegato solo agli omosessuali.

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