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10 V.I.P. dell'anno 2016

Anche quest’anno i primi posti avrebbero dovuto essere di personaggi come Monica Cirinnà (che tanto ha e sta difendendo la sua legge sulle Unioni Civili), Michela Marzano ( che ha pubblicato una serie di splendidi articoli in difesa della normalità della famiglia omosessuale), Ivan Cotroneo (che ha accompagnato il suo film “Un bacio” in tantissime scuole dove hanno potuto vederlo più di 30 mila studenti discutendo di omofobia e bullismo), Veronica Pivetti (che continua ad accompagnare in proiezioni scolastiche il suo ultimo film), Mika (che si è difeso con coraggio da volgari attacchi omofobi sia in tv che sulla stampa, ed è stato autore e protagonista di uno show in prima serata), Barbara d’Urso (che su Canale 5 non perde occasione per difenderci e commuoverci), Luca Zingaretti (che col suo “Pride” teatrale impegna tutta la sua notorietà per difendere la nostra causa), Vladimir Luxuria (animatrice di tanti Pride, Gay Village e dello storico Gay Bride Expo), Charamsa Krzysztof Olaf (che pubblica un libro sulla sua storia di prete gay smascherando l’ipocrisia che domina in Vaticano), ma sono personaggi che hanno guidato la classifica VIP dello scorso anno e abbiamo pensato, con rimpianto, di sacrificarli per dare spazio a nuovi nomi.

Avremmo dovuto inserire anche nomi importantissimi come Sergio Lo Giudice e la sua battaglia per le adozioni, insieme a Nichi Vendola e la sua difesa dell’utero in affitto.

Oppure i nomi dei tanti scrittore e registi che anche quest’anno hanno lavorato per raccontare le nostre tante storie, presenti e passate, come Giovanni Coda che quest’anno ha raccolto ben otto premi internazionali per il suo bellissimo “Bullied to Death“, risultando ottavo nella classifica di tutti i film premiati usciti in Italia nel 2016, o come Giuseppe Bucci regista di diverse opere, spot, video e teatro, tra le quali “Misteriosofica fine di una discesa agli inferi” premiato al festival Omovies, o gli spot sulla stepchild adoption e l’onda Pride.

Quest’anno invece la classifica VIP è tutta dedicata, più o meno direttamente, alle coppie gay, in particolare a quelle che si sono unite civilmente (quasi mille a sei mesi dalla legge) e a due nomi, che guidano la classifica, per aver promosso l’amore gay in programmi televisivi di prima serata.

Il primo posto va quindi a Maria De Filippi, che è stata ringraziata anche da Monica Cirinnà per l’impegno civile dimostrato nel suo lavoro televisivo, come l’inserimento di un Trono Gay nel programma Uomini e Donne, con questa parole: “Io penso che Maria De Filippi abbia avuto un grandissimo coraggio quindi il mio è anche un grazie perché il lavoro del legislatore, il lavoro umile che io ho fatto dentro questo Parlamento, non poteva avere un risultato migliore se non quello di arrivare al grande pubblico attraverso un programma come il tuo, di mostrare che un amore omosessuale è esattamente uguale a un amore eterosessuale“.

La segue subito dopo la direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, che ha programmato due volte, prima in seconda serata poi a ridosso della prima serata (e in periodo di feste natalizie), la trasmissione “Stato civile – L’amore è uguale per tutti“, titolo che da solo vale un premio, che racconta la storia di 12 coppie che si sono unite civilmente quest’anno. Daria ha dovuto sopportare anche gli attacchi della destra più retrograda, che ne chiedevano le dimissioni, ma per tutta risposta ha detto che il programma avrà tra poco un seguito con altre storie, perché “compito primario di una televisione pubblica è quello di raccontare i cambiamenti sociali, cioè di mostrare come cambia la società“.

Seguono i nomi di sette coppie emblematiche che si sono unite civilmente o sposate, a cui avremmo volute aggiungerne molte altre, come la storia delle due suore o del primo sindaco che si sposa, storie che trovate comunque nella nostra rassegna stampa selezionando come tag “prime unioni civili“, ricerca che restituisce ben 254 articoli.

Classifica

  1. Maria De Filippi

    Maria De Filippi

    Maria De Filippi è sicuramente una beniamina del pubblico gay, che aveva già commosso raccontando una storia d’amore gay a C’è posta per te. Quest’anno, dopo una dura battaglia, è riuscita a portare l’amore gay anche all’interno di uno dei programmi televisivi più popolari, “Uomini & Donne”. Ha detto: “Avevo in mente da tempo di voler fare il trono gay. Non cerco lo scandalo, ma la normalità di un amore vissuto nella sua piena quotidianità”. Molti pensavano ad un clamoroso fiasco o perlomeno ad un calo di pubblico, invece è avvenuto il contrario, con impennate di ascolti proprio nei momenti del trono gay. Maria è stata ringraziata anche da Monica Cirinnà per il suo impegno civile: “Io penso che Maria De Filippi abbia avuto un grandissimo coraggio. Il mio è anche un grazie perché il lavoro del legislatore, il lavoro umile che io ho fatto dentro questo Parlamento, non poteva avere un risultato migliore se non quello di arrivare al grande pubblico attraverso un programma come il tuo, di mostrare che un amore omosessuale è esattamente uguale a un amore eterosessuale”.

  2. Daria Bignardi

    Daria Bignardi

    Daria Bignardi è la direttrice della terza rete della tv italiana, RAI 3, in questi giorni sotto l’occhio del ciclone per avere messo in onda il programma “Stato civile – L’amore è uguale per tutti“, prima in seconda serata e, durante le feste natalizie, a ridosso della prima serata (ore 20.00). La parte piu oscurantista del nostro paese (leggi Adinolfi e soci) ne chiede le dimissioni perché indirettamente avrebbe tentato di equiparare famiglie etero e famiglie gay (abominevole reato). La trasmissione racconta le bellissime storie di 12 coppie gay e lesbo che si sono unite civilmente con la legge Cirinnà. Gli autori del programma sono Laura Cirilli, Francesco Siciliano, Paolo Rossetti e Riccardo Brun sotto la regia di Giampaolo Marconato. Il programma ha alzato notevolmente lo share di Rai Tre in quella fascia oraria. Bignardi ha risposto alle critiche dicendo che il programma vuole solo fotografare una  realtà che sta cambiando, anche grazie ad una legge dello Stato, cosa che ritiene compito primario di una tv pubblica.

  3. Ferzan Ozpetek e Simone

    Ferzan Ozpetek e Simone

    Ozpetek, il portabandiera del cinema gay italiano, attualmente impegnato a portare sullo schermo il suo romanzo autobiografico “Rosso Istanbul”, (ma ha già iniziato a lavorare anche al prossimo progetto, “Napoli velata”, del quale sta scrivendo la sceneggiatura insieme a Gianni Romoli e Valia Santella), è riuscito a trovare anche il tempo per coronare il suo sogno d’amore con Simone Pontesilli, col quale convive da 15 anni (il loro appartamento è quello visto in Saturno Contro) e al quale aveva dedicato il suo secondo libro “Sei la mia vita”, titolo che deriva da un messaggio scrittogli dal compagno. Ha dichiarato: “Con quel messaggio mi sono risvegliato, sono dei miracoli della vita che bisogna cogliere. Può capitarti l’amore e la persona giusta ma puoi anche non accorgertene”. Strenuo difensore del matrimonio gay aveva detto: “Una cosa che non riesco a capire è perché le famiglie italiane protestino contro il matrimonio e i diritti delle persone dello stesso sesso. Diversamente da quanto avveniva in passato oggi gay e lesbiche vogliono svestire i panni dei “ribelli” di un tempo e rientrare nelle “regole” sposandosi, andando in Chiesa, facendo le stesse cose delle coppie eterosessuali, vogliono diventare come loro. Non mi spiego quest’ostilità”.

  4. Giuseppina La Delfa e Raffaella

    Giuseppina La Delfa e Raffaella

    Giuseppina La Delfa e Raffaella sono state la prima coppia lesbo sposata riconosciuta in Italia. Si sono fidanzate nel 1982 e nel 2000 si sono sposate presso il consolato francese a Napoli, subito dopo l’approvazione dei Pacs in Francia.  Tramite fecondazione assistita hanno poi messo al mondi due figli mentre fondavano l’associazione “Famiglie Arcobaleno”. Nel 2013 si sposano in Francia grazie alla legge del matrimonio paritario. In Italia riescono ad ottenere la trascrizione del loro matrimonio dalla Corte D’Appello di Napoli. L’adozione dei figli rimane però valida solo per la Francia. La loro vicenda però non è ancora conclusa in quanto attendono la decisione della Cassazione alla quale lo Stato ha fatto ricorso. A loro vanno tutta la nostra riconoscenza per la lunga e dura battaglia che hanno condotto, insieme agli auguri di poter presto vivere in pace nella loro famiglia.

  5. Carlo Cremona e Marco Taglialatela

    Carlo Cremona e Marco Taglialatela

    Sono stati definiti “guerrieri dei diritti LGBT”. Sono entrambi l’anima dell’associazione campana i-Ken in difesa dei diritti LGBT. Hanno promosso le case rifugio per i gay espulsi dalle famiglie dopo il coming out, hanno organizzato i primi Pride campani, ed hanno fondato uno dei più importanti festival di cinema LGBT italiani, “Omovies” che si avvia verso il decimo compleanno. Nel discorso al loro matrimonio hanno detto: “Noi abbiamo dovuto lottare in famiglia, con lo stato, i partiti politici, sindacati per essere considerati. Abbiamo dovuto gridare Amore in ogni dove ed essere risposti ‘perversione’, ‘abominevoli’, ‘contro natura’, ‘creatori di  disordine naturale’ e nonostante ciò abbiamo soccorso, aiutato, creato aggregazione, sollecitato giustizia sociale “

  6. Paolo Hutter e Paolo Oddi

    Paolo Hutter e Paolo Oddi

    Nel 1992 Paolo Hutter, militante gay di lunga data, organizzò a Milano le prime unioni civili, allora solo simboliche. Indossava comunque la fascia tricolore da consigliere comunale. Sono state l’inizio di una lunga battaglia, anche dentro al movimento, conclusasi oggi, 24 anni dopo. A celebrare l’unione tra Hutter e Paolo Oddi, avvocato esperto di diritto migratorio e su compagno da una vita, voleva essere il sindaco Beppe Sala, ma loro hanno preferito Ainom Maricos, storica portavoce della comunità eritrea milanese. Hutter ha dedicato ” l’aspetto pubblico della nostra unione, anche alle battaglie per i diritti dei migranti, in nome del dialogo, della tolleranza, del superamento dell’omofobia. Abbasso le paure, viva la differenza, la diversità, la convivenza” Per i loro meriti civili, una vita per i diritti, Paolo Hutter e Paolo Oddi hanno ricevuto quest’anno la massima onoreficienza della città di Milano, l’Ambrogino d’Oro.

  7. Raffaele Brusca e Antonio

    Raffaele Brusca e Antonio

    Sono stati la prima unione civile tra un poliziotto in divisa e compagno. Raffaele, 48 anni, è dal 1987 un poliziotto, un lavoro a cui si è sempre dedicato con passione. Sarà anche per questo che è riuscito ad ottenere il permesso di unirsi civilmente in divisa, autorizzazione concessagli dai vertici della polizia, compreso il capo Franco Gabrielli. Raffaele, sorpreso dalla grande affluenza di pubblico alla cerimonia, aveva dichiarato: “Sapevo che Antonio era la persona giusta per me e che lo avrei voluto sposare. Non ho mai avuto alcun dubbio, anno dopo anno abbiamo atteso l’approvazione di questa legge. Se non fosse arrivata, eravamo anche pronti ad andare a sposarci all’estero”

  8. Stefania e Simona

    Stefania e Simona

    Sono state la prima coppia gay sarda a sposarsi in Sardegna. Hanno formato una famiglia insieme alla figlia 12enne di Stefania. Si definiscono orgogliosamente una “famiglia arcobaleno”. Come coppia hanno poi partecipato alla trasmissione di Rai 3 “Stato Civile” sulle unioni civili e da subito dopo la messa in onda del programma hanno iniziato a ricevere sul web offese ed insulti omofobi, tipo “meritate la fucilazione”, quasi tutti provenienti dagli aderenti all’associazione di Mario Adinolfi. Finora hanno già raccolto 25 pagine di insulti. Tutto il mondo LGBT è accorso in loro sostegno. Su Facebook hanno scritto: “Noi amiamo la nostra Comunità arcobaleno. Noi facciamo parte di una comunità, quella sarda che non condivide le discriminazioni, ne le polemiche sulle lotte dell’Orgoglio Pride di tutte e tutti. Noi difendiamo in ogni momento tutti i membri della nostra comunità colorata. Ringrazio Francesco Lepore per le meravigliose parole, Anddos per essere intervenuto a tutelare la nostra famiglia. L’amministrazione Comunale di Domusnovas e tutti i nostri concittadini di cui andiamo molto fiere”.

  9. Andrea Rubera e Dario

    Andrea Rubera e Dario

    Andrea è il portavoce dell’associane di gay cristiani “Cammini di Speranza”. Nel giorno del Family Day, hanno lanciato la campagna #chiesaascoltaci, con le testimonianze di omosessuali o delle persone a loro vicine, per stimolare la chiesa a diventare una casa per tutti. Andrea e Dario si sono sposati in Canada nel 2009, ora hanno tre figli, tutti battezzati. Spiegano: “Abbiamo parlato con i parroci e con il vescovo, siamo stati chiari sul nostro desiderio. E a metà ottobre la nostra figlia maggiore, che ha 4 anni e mezzo, comincerà un percorso di catechesi. Non viene chiesto di approvare le scelte delle persone omosessuali, ma di restituire uno spazio, di offrire un’inclusione senza giudizio. Nella mia esperienza, questo può avvenire”.

  10. Orlando e Bruno

    Orlando e Bruno

    Bruno Di Febbo e Orlando Dello Russo sono la coppia gay più anziana che si è unita civilmente nel 2016. Stanno insieme da 52 anni, attualmente sono fiorai in pensione con un passato da emigranti in Germania. Nel 2014 si erano sposati con rito religioso davanti a don Gianni Di Marco, vicario episcopale della Chiesa cattolica ecumenica, una Chiesa che non giudica le persone in base all’orientamento sessuale. La cerimonia dell’unione civile è avvenuta in una sala addobbata come una chiesa, con testimoni di nozze, fedi sul cuscinetto, addobbi floreali, confetti arcobaleno, chierichetti, incenso e musica ecclesiale. Anche questa volta a celebrare c’è stato un prete della stessa chiesa ecumenica.

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