The East

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The East

Sarah Moss è una giovane determinata e brillante. Ex agente dell’FBI, lavora come infiltrata per conto di un’agenzia privata di spionaggio, la Hiller Brood, che cura gli interessi di grandi aziende americane e multinazionali. Sarah viene scelta per un’importante missione sotto copertura: dovrà infiltrarsi in un collettivo anarchico chiamato “The East”, responsabile di operazioni di disturbo e piccoli raid terroristici ai danni di compagnie accusate di crimini ambientali o pratiche contro la salute dei cittadini, in particolare nell’industria farmaceutica. Inizialmente circondata dal sospetto dei membri del gruppo rivoluzionario, Sarah conquisterà a poco a poco la loro fiducia, ritrovandosi parte di un mondo totalmente diverso dal suo e mettendo progressivamente in discussione le proprie certezze.
Presentato in anteprima al Sundance Film Festival 2013, The East è un thriller spionistico avvincente, che non ha paura di assumersi qualche rischio. Scritto a quattro mani dal regista Zal Batmanglij e dall’attrice protagonista Brit Marling, questo lungometraggio nasce da un’esperienza reale condotta dai due autori, che nel 2009 hanno vissuto per due mesi all’interno di una comunità dedita al freeganismo, stile di vita anticonsumistico basato sulla condivisione e sul recupero degli scarti, come il cibo in scadenza dai supermercati… Parlare di eco-terrorismo, e di terrorismo in generale, non è mai semplice e Batmanglij ha il merito di farlo senza ricorrere a eccessive banalizzazioni… tratta questi temi usando la macchina da presa nel rispetto dei canoni del genere thriller, senza mai dimenticare il ritmo, la tensione e il coinvolgimento emotivo dello spettatore, che derivano non soltanto dalle difficili scelte e situazioni che il collettivo si trova ad affrontare, ma anche dai dilemmi che pian piano si insinuano nella mente e nel cuore della protagonista, scalfendo il suo mondo, apparentemente perfetto, di incrollabili certezze… (Annalice Furfari, mymovies.it). Tra i membri del collettivo troviamo un simpatico ragazzo gay (Shiloh Fernandez), con labbra pitturate, orgoglioso di quello che è e fa, che viene picchiato e deriso dalla polizia. Nei giochi della piccola comunità, sessualmente libera, (con un fantastico Alexander Skarsgård e una intensa Ellen Page) non mancano provocanti e rivelatori baci omo.

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THE EAST, a suspenseful and provocative espionage thriller from acclaimed writer-director Zal Batmanglij and writer-actress Brit Marling, stars Marling as former FBI agent Sarah Moss. Moss is starting a new career at Hiller Brood, an elite private intelligence firm that ruthlessly protects the interests of its A-list corporate clientele. Handpicked for a plum assignment by the company’s head honcho, Sharon (Patricia Clarkson), Sarah goes deep undercover to infiltrate The East, an elusive anarchist collective seeking revenge against major corporations guilty of covering up criminal activity. Determined, highly-trained and resourceful, Sarah soon ingratiates herself with the group, overcoming their initial suspicions and joining them on their next action or “jam.” But living closely with the intensely committed members of The East, Sarah finds herself torn between her two worlds as she starts to connect with anarchist Benji (Alexander Skarsgård) and the rest of the collective, and awakens to the moral contradictions of her personal life.

CRITICA:

Eco-terrorismo,spionaggio industriale e abissi morali. Non sono argomenti semplici da poter impacchettare in un film capace di arrivare al grande pubblico. A meno che non ti chiami George Clooney o Ben Affleck. Eppure l’ardua missione può dirsi egregiamente e sorprendentemente compiuta da The East, thriller diretto dall’americano Zal Batmanglij, alla sua seconda regia dopo il thriller psicologico Sound of my Voice. Molto apprezzato al Sundance Film Festival, dove è stato presentato, il film è stato scritto a quattro mani (come il precedente) dal regista e dalla protagonista Brit Marling.
La versatile attrice trentunenne interpreta Jane, ex agente dell’FBI diventata spia modello per una grande agenzia di spionaggio industriale. La storia ha inizio quando la donna viene incaricata di infiltrarsi in un collettivo anarchico autore di attacchi eco-terroristici chiamato The East, per identificarne i componenti. La sua missione richiede grandi rischi e sacrifici, inclusa la necessità di sparire dalla vita del suo paziente fidanzato senza poter dare tante spiegazioni. Votata al suo lavoro Sarah (questo l’alias che avrà per tutto il film) esegue il suo compito con estrema professionalità e il necessario distacco, senza mettere in conto il coinvolgimento emotivo che questo nuovo compito le chiederà.
Trascinata a vivere nascosta con questi strani individui in mezzo a un bosco, in una realtà estranea, fatta di anacronistici rituali hippie e privazioni Sarah si troverà costretta a un’immersione totale in una natura ferita da un’umanità egoista che è esattamente ciò che questi rivoluzionari vogliono sfidare. Di grande impatto la scena, che può essere considerata come la cruda metafora di questo concetto, in cui Sarah è chiamata a immergere la mano nel ventre di un capriolo ammazzato per gioco da estranei e recuperato dai membri del collettivo per restituirlo alla natura. In breve tempo agli occhi di Sarah i membri di questa cellula criminale si riveleranno molto diversi dalle sue aspettative e lei si ritroverà divisa tra due mondi e incapace di tornare la stessa di prima.
La donna capirà infatti che, seppur guidati dall’atavica legge dell’”occhio per occhio dente per dente” e quindi anche da una sorta di desiderio di vendetta, questi attivisti compiono tutti i loro raid spinti da una impellente (e comprensibile) necessità di giustizia e verità. Capirà come questi anarchici vogliano al tempo stesso punire i padroni e i manager delle grandi multinazionali farmaceutiche o chimiche, responsabili di grandi disastri ambientali e di danni alle persone, e al tempo stesso salvare migliaia di persone dai danni da questi provocati. Nel loro mirino ci sono imperi costruiti senza scrupoli e in nome del solo dio denaro che mettono sul mercato medicine che provocano danni irreparabili e aziende che riversano le loro scorie cancerogene nelle acque di tranquille cittadine di provincia causando malattie e morti.
La coscienza di Sarah, e quella dello spettatore, è inevitabilmente scossa nelle fondamenta, e riesce nell’intento di rimescolare le carte e gli schemi mentali, lasciando addosso il desiderio di saperne di più e di non dare nulla per scontato. Perché, come dice il leader del gruppo Benji (un convincente e magnetico Alexander Skarsgård), “sarebbe più facile non sentire il desiderio di combattere e lasciar correre”, ma una volta messi spalle al muro dalla propria coscienza è praticamente impossibile tornare indietro.
Ad accelerare il risveglio morale di Sarah sarà proprio il fascino esercitato su di lei da Benji che, come tutti gli altri membri del gruppo, tra cui Izzy (Ellen Page) e Doc (Toby Kebbell), è stato spinto a dedicare la propria vita a questa “rivoluzione” dalla propria storia personale, che, come le altre, emergerà a poco a poco.
Contemporaneamente Sarah si renderà anche conto di quale triste meccanismo meramente economico stia dietro la sua missione e su quali vili e cinici principi si fondi la società per la quale lavora, impersonata dal suo capo: una glaciale Patricia Clarkson.
L’intreccio delle vicende e il ritmo procedono con passo sostenuto per tutto il film, tenendo sempre alta l’attenzione e coinvolgendo emotivamente e cerebralmente lo spettatore, fino a condurlo laddove desiderato: innescare una serie di domande e di interrogativi morali tutt’altro che banali, riassunti nella domanda che esplicitamente pone anche Sarah a un certo punto: “se facciamo del male alle persone non siamo anche noi cattivi come loro?”. Risposta scontata? Guardate il film e capirete che non è così. (Alice Zampa, MOVIEPLAYER.IT)

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