Strip Search

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Strip Search

Un film contro la perdita dei fondamentali diritti umani causata dai metodi usati dalle polizie internazionali dopo i fatti dell’11/9. Il film segue due casi, due giovani (una studentessa americana e un giovane arabo) arrestati perchè sospettati di terrorismo, che avvengono in due paesi che sono agli antipodi, la Cina e gli USA. Ma i metodi e addiruttura le parole usate sono gli stessi. La dignità delle persone viene calpestata e mortificata, come dimostra anche il fatto che quasi tutto l’interrogario avvenga davanti a prigionieri denudati e palpeggiati. In America il film, coraggiosamente prodotto dalla rete TV HBO, è stato visto pochissimo e anche da noi ha avuto solo qualche passaggio su SKY. Eppure regista e interpreti sono di primissimo livello. Il film è un prodotto fatto per la tv, quindi quasi tutto di primi piani (Bruno Lastra, il prigioniero arabo, è di una bellezza sconvolgente) e il fatto di insistere eccessivamente sulla ripetizione delle scene (per dimostrare che in tutto il mondo succedono le stesse cose), anche se crea una certa aspettativa “voyeuristica”, frena un po’ la dinamica dell’opera. Il film viene inserito in questo sito perchè la prigioniera dei cinesi (la bravissima Maggie Gyllenhaal) è lesbica, innamoratissima di una ragazza che l’ha abbandonata e forse tradita. Il fatto strano (ma significativo) è che la polizia cinese non infierisce minimamente su questo aspetto, considerando l’amore omosessuale come cosa normale e acquisita. Probabilmente il regista ha voluto così dare ancora maggiore rilevanza alla problematica terroristica, che annulla qualsiasi atro problema. Alla fine del film, uno dei due prigionieri sembra colpevole, naturalmente non possiamo dirvi quale.

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Un insegnante pone ai suoi allievi una domanda: nel caso ci fosse la possibilità di eliminare per sempre il terrorismo, per quanto tempo potreste rinunciare ai vostri diritti? Poi l’azione si sposta a Pechino. Linda (Maggie Gyllenhaal), una ragazza americana in Cina, viene interrogata in una buia prigione di Pechino da un ufficiale del governo cinese (Ken Leung): è sospettata, senza prove evidenti, di terrorismo. A New York uno studente arabo (Bruno Lastra) è nella stessa condizione, interrogato in un ufficio avveniristico da un agente americana dell’FBI (Glenn Close). Due storie parallele, stesse situazioni, stessi dialoghi, ma contesti diversi. L’interrogatorio si svolge con metodi non ortodossi (a un certo punto i due studenti sono costretti a spogliarsi e a farsi ispezionare da agenti di sesso opposto) e non vengono garantiti i diritti degli accusati.
Alla fine del film un altro cartello sintetizza ciò che è successo negli Stati Uniti dopo l’attacco alle Torri Gemelle: “Dall’11 settembre 2001 come risultato delle aumentate minacce alla nostra sicurezza nazionale, più di 700 individui sono stati arrestati perché sospettati di attività terroristiche. 515 erano stranieri e sono stati espulsi. 4 erano cittadini americani. A tutti è stato negato un giusto processo”.
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Il lungometraggio è stato realizzato nel 2004 da Sidney Lumet, il regista di “Serpico” e “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, che torna a puntare il dito contro le disfunzioni del sistema in Prova a incastrarmi. ‘Strip Search’ è una spietata quanto amara riflessione sui diritti civili dopo l’11 settembre, sulla fobia del nemico/straniero, sui metodi poco ortodossi utilizzati negli interrogatori. Il film inizia con un cartello su cui si legge: “Nel corso della storia americana, in tempi di crisi o di minacce, il governo degli Stati Uniti è ricorso all’uso di misure estreme in nome della sicurezza nazionale” e la domanda che attraversa la pellicola riguarda proprio la violazione delle libertà individuali in nome della sicurezza della collettività. (Film.it)

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