Oltre il mare

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Oltre il mare

Puglia. Oggi. Un gruppo di ragazzi universitari decide di partire per una vacanza in campeggio. Destinazione Otranto. Cinque ragazzi e tre ragazze, tutti amici dall’infanzia. Un bel campione di tipi umani. Dal leader bello e carismatico al simpatico sbruffone figlio di industriali, dal più emotivo ed introverso al furbetto a caccia di avventure, dall’aspirante showgirl all’alternativo di sinistra.C’è chi soffre per amore, chi tenta di dare un senso all’esistenza, chi si fa gioco dei sentimenti altrui, chi pensa solo a divertirsi. Nello stato di ‘non luogo’ del campeggio, lontani dalle ansie dei genitori, a casa preoccupati o distratti, e da fidanzate troppo prese da se stesse, si sentono tutti più che mai liberi di appropriarsi dell’adesso e di seguire i propri impulsi, senza pensare alle conseguenze. Si sentono immortali. Amori, sesso, droghe, tradimenti s’incrociano in una vacanza da schianto.
Ma le loro vite non ancora decise si ritrovano di fronte ad un tragico evento.
A salvarli ci sarà un’amicizia senza fine?… Nel film, appena tratteggiata, anche una coppia lesbica.

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Un commento

  1. Questo film, secondo me, riporta un’immagine dei ventenni abbastanza stereotipata: bevono, fumano spinelli, si tradiscono, ma almeno credono nell’amicizia. La coppia lesbica è ben integrata nel gruppo, anche se non si capisce se gli amici sanno o meno che le due ragazze stanno insieme. Gli do la sufficienza per la fotografia e per alcuni dialoghi del personaggio saggio, comunista e ciccione (altro stereotipo!)

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NOTE DI REGIA

Oltre il mare fotografa i ragazzi. Oggi. Ventenni appassionati, spudorati, confusi. La macchina da presa è sempre con i protagonisti. È un personaggio aggiunto. Respira. Si muove. Crolla. Occhi stretti sul gruppo. Un gruppo senza preoccupazione del futuro, concentrato sull’appropriarsi dell’adesso. Essere ragazzi in un non luogo: il campeggio. Amicizia e morte. Istinto e fuga. Una vacanza tra ilarità e dramma, fino alla perdita definitiva dell’illusione dell’immortalità. Tredici giovani attori. Sudore e stupore. Un racconto d’estate, forse l’ultima estate. Forse l’ultima che sarò riuscito ad essere giovane anch’io. A parlare di loro. A soffrire con loro. Non c’è nulla di patinato, di laccato. Oltre il Mare graffia, racconta, emoziona. Senza filtro. Non so se questo film sia utile a conoscere i ragazzi d’oggi, o i loro genitori, ma sono certo che non ha questa presunzione. Ho voluto raccontare la storia di un gruppo di ragazzi ventenni, che vivono oggi in Puglia e che incontrano in vacanza alcune coetanee inglesi, figlie di immigrati pugliesi che partirono per Londra negli anni Settanta a cercare fortuna. I protagonisti del mio film potrebbero vivere anche in Lombardia, in Emilia, forse anche a New York, perchè è universale il sentimento di amicizia che li lega. Per poi snodarsi nell’amore, nel sesso, nelle droghe, nell’invincibilità e nell’immortalità che i ragazzi sono convinti di possedere. La narrativa del film scorre nelle vene di questi protagonisti, nella loro intimità, nel renderli lucidi del fatto che crescere non è così facile, fino a parlare della morte e del rapporto con quell’invincibile bestia.

Cesare Fragnelli

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NOTE DI SCENEGGIATURA

Tutto è iniziato più di tre anni fa, durante una delle prime mie chiacchierate con Cesare davanti ad un caffé. Mi raccontò di un forte desiderio che aveva dentro, i suoi occhi brillavano di un raro entusiasmo. Voleva raccontare una storia di ragazzi del nostro Sud, mossa sulla chiave universale dell’amore, dell’amicizia, del divertimento, ma anche della morte. Da quel momento abbiamo scritto altre cose insieme prima di ritornare su quella storia, una storia che ho immediatamente percepito come autentica ed intensa. Quando abbiamo iniziato a scrivere il soggetto abbiamo passato giorni, settimane a parlare, a scontrarci, a raccogliere idee e a ripercorrere infinite volte la storia e i personaggi. Ci siamo buttati in un fiume d’acqua in piena fino a sfociare nella nostra storia. Volevamo che la sceneggiatura fosse accordata sul tono della commedia drammatica, un tono che imita la vita stessa, in cui si attraversano toni opposti in pochi secondi. Volevamo che la storia respirasse da sola, volevamo fosse viva. I personaggi sono stati costruiti con uno sguardo interno ed affettuoso, io li amo tutti, è come se esistessero per davvero. I protagonisti sono dei ventenni pugliesi, si muovono in quella che è anche la mia terra, hanno inflessioni e cadenze tipiche della mia regione, ma i desideri, i sogni, i turbamenti, le sofferenze che li agitano potrebbero appartenere a qualunque ragazzo del globo, regalano e restituiscono emozioni a chi ha già vissuto una storia simile alla loro, a chi la sta vivendo o a chi la potrà vivere. La presenza di tre ragazze inglesi, figlie d’immigrati pugliesi, nate e cresciute a Londra, è stata dettata dalla curiosità di osservare quanto vi potesse essere d’Italia e di Puglia nella loro identità culturale ibrida. Un’identità sulla quale è intervenuta la storia, quella dell’immigrazione, storia di cui loro ora sono il frutto, un passato che ha costretto i loro genitori ad emigrare in terra straniera e a lasciare i propri affetti come unica possibilità per fondare una nuova famiglia e godere di una vita dignitosa. Ma la nostra intenzione non è quella di fornire uno specchio della realtà, ma piuttosto un sogno di essa, perché il linguaggio del cinema è il linguaggio del sogno. Osservando le nuove generazioni abbiamo cercato di reinventare il battito che agita la loro community, ma senza alcuna presunzione di giudizio. Abbiamo semplicemente cercato di afferrare il ritmo dei giovani per poi farlo nostro. Un’emozione è quello che vogliamo lasciare.
Alessandra Recchia

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