14/08/2006 - Corriere della sera
Venezia, scontro sulla rassegna gay Il Polo attacca. Grillini: siete talebani
«Le Giornate del cinema omosessuale» al Lido dal 5 settembre

Contro la seconda edizione delle «Giornate del Cinema omosessuale», al Lido di Venezia dal 5 al 7 settembre prossimi, si sono scatenati ieri sul Gazzettino i consiglieri della Municipalità del Lido di An, Lega e Fi. «È una forma di disordine» ha detto Andrea Bodi (An); ha attaccato il Comune l'esponente forzista Matteo Bognolo, «siamo alla follia — dice Lucio Sambo (Lega Nord) — queste iniziative squalificano la Mostra del Cinema di Venezia, anche se solo concomitanti e non organizzate dalla Biennale».
Ma il 18 l'iniziativa, con il contributo del Comune e della Provincia di Venezia, il patrocinio del sindacato nazionale critici cinematografici italiani e il sostegno di Gay Tv, verrà presentata ufficialmente al direttore della Mostra Marco Muller per chiedere un coinvolgimento della Biennale. E il programma delle Giornate di Cinema Omosessuale è gia definito.
Ci sarà una puntata di The Line of Beauty, prodotto dalla Bbc, che racconta di storie d'amore, divisioni di classe, sesso e denaro nella Londra thatcheriana anni '80; « Colma: The Musical di Richard Wong », storia di tre adolescenti di San Francisco nell'estate della loro maturità; Rag Tag di Adaora Nwandu, primo film a tematica omosessuale coprodotto con capitali nigeriani. E poi tanti cortometraggi da Australia e Francia.
Le critiche sono state definite «reazioni sgangherate e scomposte degne del Mullah Omar» sia da Daniel Casagrande, presidente di «Cinemarte» di Marghera, l'associazione che ha promosso l'iniziativa e dal diessino Franco Grillini, presidente onorario di «Arcigay».
«Evidentemente — rilevano Casagrande e Grillini in una nota congiunta — c'è ancora qualcuno che vive nel Medioevo o, peggio, con la testa a Teheran e non nell'Occidente democratico. Le rassegne di cinema omosessuale hanno dato negli ultimi venti anni un contributo fondamentale all'arte cinematografica. Piaccia o non piaccia agli Hezbollah di casa nostra».
E concludono: «La settimana musa per definizione non può che esser libera, creativa, trasgressiva, libertaria ed inclusiva. Solo nelle dittature è vietato il cinema omosessuale! Meditino gli Ayatollah lagunari».


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