longoni Voglio scrutare nel buio di un artista in conflitto con la religione del tempo storaro È un modo per approfondire la conoscenza di un pittore rivoluzionario Sono passati 35 anni dall´ultimo film televisivo sulla vita di Caravaggio, genio della pittura del Seicento, interpretato dall´indimenticabile Gian Maria Volontè. Dopo un arco di tempo così lungo proprio ieri a Piazza Armerina, con una coproduzione italiana, francese, tedesca e spagnola e una partecipazione economica della Regione siciliana, è stato battuto il primo ciak di "Caravaggio", il film che andrà in onda sulla Rai, probabilmente a Natale, in due puntate, diretto da Angelo Longoni. La pellicola ripropone la vita del pittore, scandita da un ritmo chiaro e oscuro, proprio come la sua arte che si presta a diverse chiavi interpretative. Un altro omaggio al suo genio, dunque, ma anche alla sua sregolatezza, in un´ambientazione fedelmente riprodotta nel territorio ennese, location ideale per Longoni, grazie alle variegate ambientazioni che riprendono il pittore errante, in viaggio verso Malta, da dove poi raggiunge Messina e poi Siracusa. Il cast si sposterà anche nel capoluogo siracusano e nella vicina Marzamemi, dopo 4 giorni nel territorio dei monti Erei. La presenza in Sicilia di Caravaggio è tutta contraddistinta dalla paura. «Fugge perché è stato condannato a morte - spiega Longoni - e arriva nell´Isola in un momento molto concitato della sua vita». Il regista, che ha al suo fianco il maestro della fotografia pluripremio Oscar Vittorio Storaro, vuole scrutare nel "buio" dell´artista per fare venir fuori un uomo «di grande cultura che vive con lo sguardo avanti, in perenne conflitto con la religione di quel tempo, contraddistinta dallo scontro tra cattolicesimo e protestantesimo. In lui emerge una religiosità al di fuori dagli schemi che si fonda sulla chiesa delle origini e sulla sacra scrittura». Elementi di rottura cui si appella il pittore sono costituiti dalle sue modelle, prostitute ritratte per raffigurare i volti della Madonna o di Santa Caterina. In una realtà grondante di cattolicesimo, dunque, la sua provocazione è eresia. Il suo modo di irrompere nell´immaginario cattolico è brutale, il suo mettersi a fianco alle peccatrici è blasfemo. È così che Longoni vede Caravaggio: irascibile e violento. E gli conferisce un´attenuante, il trauma infantile per avere vissuto la peste e avere visto morire i suoi cari. Uno strappo profondo nell´animo, e il ricordo lo porta ad avere sempre presente, spiega il regista, l´idea della morte che lo perseguita. La pellicola è un intreccio tra sentimento, estro, dolore e dramma. Ma non verrà trascurata l´innovazione nella pittura, contrapposta al manierismo, che lo vede al lavoro come se «dovesse realizzare un film, piuttosto che un ritratto, - aggiunge Longoni - attraverso una serie di fotogrammi di vita vissuta, trasformati in immagini». Prende spunto dalla sua geniale tecnica la prima scena del film, girata all´interno della sala dell´ordine dei Cavalieri di Malta, a Piazza Armerina, in cui Caravaggio, interpretato da Alesso Boni, osserva un corpo senza vita portatogli dal suo fedele compagno Minniti (l´attore Paolo Briguglia) con cui avrebbe una liason sentimentale, per trovare subito l´ispirazione che lo porterà a realizzare "La resurrezione di Lazzaro". Caravaggio immerge tutto nel buio che poi diventa luce. Le metafora, per il regista, rispecchia il peccato, l´inquietudine esistenziale, il conflitto tra bene e male. «Se fosse vissuto nei nostri giorni - spiega Longoni, il pittore avrebbe sicuramente fatto uso di antidepressivi». Dal suo tormento, dalla sua latente omosessualità, ma anche dalla sua violenza prenderà forza un film che dovrà essere "nervoso", come lo definisce lo stesso regista, anche dal punto di vista scenico, «per restituire la violenza di quel tempo». Un film brutale in cui però non mancherà la magia dell´amore. Caravaggio difatti, amò tre donne: Lena, ovvero Sara Felbabaun, Fillida, che sarà Claire Kaiser, e Costanza Clon, che avrà il volto di Elena Sofia Ricci. Vittorio Storaro ammette di studiare da tanto tempo Caravaggio: «In verità volevo ritirarmi dal mio lavoro e dedicarmi allo studio perché mi sono accorto di non sapere tante cose, ma - aggiunge - come dice un mio maestro, non si può fare tutto nella vita». E così il direttore della fotografia di Apocalypse now ha accettato volentieri questo nuovo lavoro per il quale si sente stimolato dal perenne conflitto tra luci ed ombre. «In questo modo approfondisco la conoscenza di un uomo che ha sconvolto l´arte figurativa mondiale. Tanto capirò Caravaggio quanto comprenderò meglio me stesso». Anche la produttrice, Ida De Benedetto, coglie i segnali della storia di un uomo complesso ma stimolante. «Questo lavoro si discosta molto dalle altre fiction televisive. Qui è tutto un evento, è un invito ai giovani ad accostarsi alla cultura che non è annoia, ma avvince».
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