A due giorni dalla chiusura il Festival di Roma presenta due film dei quali probabilmente si sentira' parlare nella serata della cerimonia finale. Giorgio Diritti presenta ''L'uomo che verra''', il bellissimo film che - senza retorica e senza star - racconta la strage di Marzabotto. Girato nei luoghi dell'eccidio del 29 settembre 1944, il film racconta la storia di una famiglia inventata, ma con personaggi creati - come ha affermato stamane il regista - sulla base delle testimonianze dei sopravvissuti, i cui ricordi sono entrati nella stesura della sceneggiatura.
Un film rigoroso, quasi documentaristico, girato in bolognese antico, e quindi sottotitolato, che emoziona grazie anche ai volti antichi di molti attori non professionisti, a cominciare dalla piccola protagonista, Martina, la bambina che sotto choc ha smesso di parlare e che assiste agli eventi che portano alla strage, nella quale perdera' la madre (Maya Sansa), la zia (Alba Rohrwacher) e il padre (Claudio Casadio). ''Ho cercato di evitare gli stereotipi sia nel racconto della strage, che nella descrizione dei nazisti.
Ogni passo del film ha avuto dietro una lunga ricerca ed e' calato nella realta' di quanto accaduto. Volevo raccontare la drammaticita' di uomini che uccidono altri uomini, con naturalezza. La guerra porta le persone a fare cose inimmaginabili - ha aggiunto Giorgio Diritti - Quella strage e' stata uno sterminio di civili, qualcuno ha cercato di dire che i partigiani avrebbero dovuto fare di piu', ma nessuno poteva immaginare che le SS avrebbero fatto una cosa del genere. Le persone si erano rifugiate in chiesa, luogo che consideravano sicuro. Di fronte a quella mostruosita', le presunte inefficienze delle brigate partigiane non hanno senso. La grande colpa forse e' stata quella di non sapere cosa fare. Il revisionismo mi da' fastidio''.
L'altro film in concorso quest'oggi e' ''Brotherhood'', dell'italo danese Nicolo Donato, che affronta un tema di spinosa attualita'. La storia e' quella due naziskin convinti, che aggrediscono immigrati e omosessuali, finche' tra loro scoppia la passione. Un amore che li portera' a riflettere sul loro ruolo all'interno del gruppo, e sulle loro convinzioni. Il film sembra sia piaciuto molto alla giuria e forse venerdi sera, in sede di palmares, potremmo sentirne parlare.
Oggi all'auditorium arriva anche l'eco del terremoto abruzzese, con un pomeriggio in cui verranno presentato due film: ''Immota Manet'', realizzato da Gianfranco Pannone e dagli studenti dell'accademia dell'immagine dell'Aquila, e ''Aquila Bella Me''', primo atto di un progetto che durera' un anno. Pietro Pelliccione e Mauro Rubeo, cineasti aquilani, hanno testimoniato i primi giorni del dopo sisma e continueranno a farlo fino allo scadere del primo anniversario, per raccontare la ricostruzione. Il progetto e' prodotto da Gregorio Paonessa, Daniele Vicari e Valerio Mastandrea.
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